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Ecco le novità del pacchetto anti-crisi

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Scudo fiscale-ter, mini stretta sulla previdenza a partire dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: il pacchetto di emendamenti presentati dal Governo e dai relatori al decreto legge anticrisi è corposo e include le misure assai varie. Temi importanti si mescolano tra l’altro a misure legate a settori specifici e così si va dai fondi per l’Enav alla stretta sul commercio per gli ambulanti e ai giochi.

Ecco le novità principali.

Rimpatrio per capitali extra Ue – I capitali che si trovano nei Paesi extra Ue dovranno essere rimpatriati, mentre quelli che si trovano in Paesi dell’Unione europea potranno essere sia regolarizzati (lasciandoli all’estero) sia rimpatriati.

Aliquota al 5% – Nel testo non si fa riferimento esplicito una aliquota ma si riporta la formula di tassazione: “L’imposta si applica su un rendimento lordo presunto – si legge nelle relazione tecnica – in ragione del due per cento annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione e con un aliquota sintetica del cinquanta per cento per anno comprensiva di interessi e sanzioni”.

Tempi regolarizzazione – La regolarizzazione delle attività “finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008” potrà avvenire dal 15 settembre 2009 al 15 aprile 2010.

Fuori i reati - L’ombrello fiscale, nell’ultima versione, riguarda solo l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele.

Pensioni, mini stretta da 2015 – Arriva una mini-stretta per le pensioni, che partirà dal primo gennaio 2015 e comporterà al massimo tre mesi di aumento dell’età pensionabile.

Donne P.A. da 2018 in pensione a 65 anni – Si parte nel 2010 e l’innalzamento sarà fatto nella misura di un anno ogni due. I risparmi confluiscono nel fondo strategico per il Paese a sostengo dell’economia reale istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Risorse a Sanità – Una quota del gettito della regolarizzazione (267 milioni in 2 anni) andrà a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale delle diverse regioni in proporzione all’emersione.

Patto stabilità – Maglie più larghe per gli enti locali sul fronte del rispetto del patto di stabilità interno, ma solo per chi nel 2008 è stato ‘virtuoso’ e vuole investire.

Scende tassa oro – La tassa sulle plusvalenza scende dal 6% al 1%. L’imposta, poi, non sarà retroattiva.

Sanità – Nuova proroga al 15 ottobre per la stipula dell’intesa Stato-Regioni, cui è subordinata il finanziamento integrativo al Servizio sanitario nazionale.

Stretta su massimo scoperto – Il tetto dello 0,5% sul massimo scoperto comprende anche l’eventuale sconfinamento, mentre i giorni di valuta per gli assegni saranno solari e non più lavorativi.

Sicurezza voli – Per i costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa, all’Enav andranno 12,2 milioni di euro nel 2009. Ai quali si aggiungono 8,8 milioni di euro nel 2009 e 21,1 milioni l’anno nel triennio 2010-2012 per l’ammodernamento di alcuni aeroporti.

Stretta su ambulanti - Le licenze potranno essere rilasciate solo a chi dimostrerà di essere in regola con il versamento dei contributi.

Rifiuti - Entro sei mesi dovranno arrivare le norme per la tracciabilità dei rifiuti.

Giochi – Cambio in corsa per le norme che regoleranno il rilascio della concessione per la gestione delle lotterie tradizionali e delle “Gratta e Vinci”.

Tremonti: Banche italiane solide perché non parlano inglese…

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Banche italiane solide perché non parlano inglese...

Roma, 29 gen (Velino) – È il giorno di Giulio Tremonti a Davos. Il numero uno dell’Economia del governo Berlusconi davanti alla platea del World Economic Forum ribadisce con orgoglio che le nostre banche sono solide perché non parlano inglese. Ripete quanto ormai va dicendo da tempo sulla necessità di nuove regole e rilancia il “legal standard” che qualche giorno fa ha ricevuto la benedizione dell’Ocse come modello ideale da seguire per riscrivere le regole della finanza globale. “Le nostre banche sono abbastanza solide – ha detto Tremonti – perché, a parte qualche notevole eccezione, nelle nostre banche non si parla inglese”. E alla puntualizzazione del coordinatore della tavola rotonda: “Bisogna non parlare inglese per non avere la crisi?”, Tremonti ha così ribattuto: “Volevo dire che usano meno il computer”, facendo riferimento alle speculazioni finanziarie. Quanto alla sostenibilità dei piani approntati dai governi e ai fattori di rischio che gravano sulle economie, il titolare di Via XX Settembre ha sottolineato che non c’è solo un problema di debito pubblico, ma anche e soprattutto di debiti dei privati. “Il debito pubblico è una questione importante, ma lo è anche il debito privato – ha detto Tremonti – e il debito privato è più pericoloso”. Secondo Tremonti, nel valutare l’affidabilità di un sistema paese, ad esempio per assegnargli un rating, oltre a tenere in considerazione il suo debito pubblico bisognerebbe quindi anche esaminare il livello di indebitamento dei privati. E da questo punto di vista il nostro paese, come va ripetendo Tremonti da qualche tempo, “sta molto meglio di altri paesi”.

Poi il discorso delle regole. “Se vogliamo trovare una via di uscita da questa situazione di anarchia finanziara, la soluzione non è più capitale, ma più regolamentazione”, ammonisce il ministro. Sulla necessità di maggiore trasparenza “a tutti i livelli” nei mercati la Banca centrale europea è sulla stessa linea del ministero dell’Economia dell’Italia. “Serve molta più trasparenza in tutti i livelli del mercato – ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, – e concordo anche con la necessità espressa da Tremonti di contrastare la tendenza a perseguire strategie di breve termine nella gestione di imprese e società, strategia che vanno a discapito di programmi solidi e sostenibili per il medio e lungo periodo”. Dall’Italia, a cui spetterà la presidenza del G8, – ha aggiunto – tra le proposte principali arriveranno quella del nuovo legal standard e della de-tax. Tremonti ha così fatto riferimento sia alla messa a punto di una nuova regolamentazione condivisa per il sistema finanziario e degli affari, sia per una tassazione negativa per finanziare aiuti nei confronti dei paesi poveri. E a proposito del G8 e G20 ha detto quanto segue: “Il G8 è onestamente troppo piccolo, e il G20 è onestamente asimmetrico, ad esempio tra Africa e America Latina. Il nostro piano èquello di cooperare con il G20, di cui ovviamente capiamo il senso politico”.

Ritornando alle proposte Tremonti ha spiegato come nasce la detax. “L’idea l’avevo lanciata negli anni ‘90 sul Corriere della Sera e poi nel 2001 con un articolo pubblicato sulla prima pagina di Le Monde – l’avevamo studiata anche per l’Italia inserendola nell’articolo uno della cosiddetta legge Bossi-Fini”. La proposta prevede che “una piccola parte dell’Iva, che uno paga nei negozi, venga destinata al volontariato per questo tipo di attività. In pratica, se vado a Pavia per comprare un paio di scarpe che costano 100 euro dovrò pagare 20 euro di Iva. Ma chiedendolo esplicitamente – ha spiegato il ministro al termine del suo intervento – si potrà destinare una piccola quota dell’Iva magari per finanziare un ospedale di un paese povero e lo stato rinuncerà a questa quota di incassi. Credo che sarebbe uno strumento molto efficace e noi vorremmo proporlo al G8 per interventi a favore dell’Africa”. E con la detax ci sono anche gli union bond: “Ora c’è bisogno di titoli del Tesoro comuni. C’è bisogno di union bond”, dice. La proposta di un bond europeo, che potrebbe essere emesso dalla stessa Ue, era già stata avanzata da Tremonti nel 2003. “Gordon Brown ai tempi la giudicò ‘nice’”, ha spiegato Tremonti ma poi il ministro britannico avrebbe pensato che l’ipotesi evocava altre parole come “euro budget” oppure, ancora peggio “super-Stati europei” e fu per questo che la proposta del ministro italiano non ando’ in porto. Ma il fatto che se ne torni a parlare, e che venga studiata l’ipotesi – ha chiosato – “è già importante”.

Non sono gli interventi sull’economia reale che possono risolvere il problema della crisi, ha spiegato il ministro, “se il male e’ al cuore e’ il cuore che va operato e, poiche’ la crisi e’ nata dalla finanza, e’ in quel settore che vanno trovate soluzioni, non nell’economia reale”. Tremonti ha anche spiegato che spesso l’ammontare reale degli interventi annunciati e’ inferiore di quello nominale. “Se si guarda bene ai conti del deficit tedesco si scopre che gli 80 miliardi annunciati sono uguali ai 40 che fara’ l’Italia. I nostri sono 6 del decreto anticrisi, 16 per le infrastrutture, 8 che io spero di raccogliere per gli ammortizzatori sociali e 10 miliardi che arriveranno alle imprese attraverso le banche con i bond. Abbiamo indirizzato i fondi in modo diverso: erano previsti su voci indifferenziate e li abbiamo messi su spesa sociale e infrastrutture”. Secondo Tremonti in Italia le pensioni e il welfare sono da riformare. E sulla crescita del nostro Paese ha detto di attenersi solo alle stime della Ue. “Credevo che con la crisi fosse superata la cultura dei decimali. Le stime dell’Fmi del 2,1 per cento? Il nostro criterio e’ quello di fare riferimento alle stime europee, sono sempre stime ma e’ su quelle che si tratta”. Tremonti ha ricordato che per ora e’ difficile prevedere cosa accadra’ con precisione nel futuro. “Quando ho detto che con -2 per cento si torna indietro al 2005-2006, e che questo non e’ il Medioevo, ho detto due cose reali. Non e’ ottimismo anche perche’ siamo dentro la crisi e, come avevo detto allora, si tratta di una terra incognita”.

Ritornando all’ipotesi di una “bad bank” ha detto: “Si puo’ fare ma non e’ a pagamento. Non la devono pagare i soldi dei contribuenti”. Tremonti ha, invece, proposto una sorta di “segregazione che dia trasparenza senza costare ai cittadini”. Bisognerebbe in pratica “dire che questi asset per circa 50 anni non esistono, e che li metti da parte attraverso una ’sterilizzazione contabile’ che non e’ detto che debba prevedere espressamente un contenitore”. Obama? “Credo piu’ nella sua figura che nel suo piano”, ha ribadito il numero uno dell’Economia. “Credo – ha argomentato il ministro – che se c’e’ una speranza, e c’e’ una speranza, di uscire dalla crisi, questa non sta nel piano Obama ma nel presidente Obama, nel suo valore simbolico e politico”. Tremonti ha ricordato che “negli Usa sono stati usati tutti gli strumenti per uscire dalla crisi e si e’ rotto anche un paradigma e lo Stato e’ entrato nell’economia e addirittura nella finanza”.

Written by marcorouge

29 Gennaio 2009 alle 10:26 pm

L’Italia ce la farà

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Concordo con Berlusconi: abbiamo un passivo pubblico mostruoso , però quello delle famiglie Italiane è fra i più bassi del mondo e il saldo , rispetto ad altre nazioni con la puzza sotto il naso , è meno preoccupante sicchè le nostre speranze di restare in piedi  sono concrete. Aspetto conferme. Ci saranno.

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Vi propongo l’intervista del presidete Silvio Berlusconi al quotidiano “Il Messaggero” del 6 dicembre 2008

Presidente Berlusconi, questa è la prima crisi economica che importiamo dall’estero. Cosa può metterci l’Italia di suo per ridurne l’impatto ed evitare una escalation negativa?

“La mia convinzione è che possiamo farcela meglio di altri Paesi. I buoni risultati sono sempre figli di un atteggiamento positivo. Per questo invito gli italiani ad avere fiducia. Il 10 ottobre, per primo, il presidente del Consiglio italiano ha garantito che lo Stato non avrebbe consentito il fallimento di alcuna banca e che nessun risparmiatore avrebbe quindi perso un solo euro dei propri depositi. Questa iniziativa è stata seguita dagli altri Paesi europei, ed anche l’amministrazione americana, che purtroppo aveva assistito inerte al fallimento della Lehman & Brothers e di altre due banche, ha deciso di garantire, con un Fondo di 700 miliardi di dollari, la solidità del sistema bancario degli Stati Uniti. Anche per quanto riguarda il sostegno alle imprese e alle famiglie il nostro governo si è mosso prima degli altri ed ha varato un pacchetto anticrisi, pari a 80 miliardi di euro che nei prossimi anni si trasferiranno dalla mano pubblica all’economia reale, cioè alle famiglie ed alle imprese. Ora tutto dipende dal comportamento di ciascuno di noi, dalla scelta tra due strade: fare propria la canzone del catastrofismo che la sinistra canta ogni giorno, oppure essere positivi e pragmatici e, nei limiti del possibile, conservare lo stile di vita precedente anche nei consumi. In questo modo si eviterà che l’industria debba ridurre la produzione e si veda costretta a mettere in cassa integrazione i dipendenti, con un effetto depressivo ulteriore che rischierebbe di instaurare un circolo vizioso, quello sì preoccupante”.

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Written by marcorouge

7 Dicembre 2008 alle 4:17 pm

Che cosa è la Carta Acquisti (social card) e come ottenerla

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La Carta spetta ai cittadini ultrasessantacinquenni e alle famiglie con figli di età inferiore ai 3 anni che abbiano un reddito fino a 6.000 euro. Per chi ha più di 70 anni, la soglia di reddito è 8.000 euro.

La Carta Acquisti è stata introdotta per sostenere le famiglie e le persone anziane nella spesa alimentare e per le spese domestiche di luce e gas.

La Carta Acquisti si presenta come una normale carta di pagamento elettronico, uguale a quelle già in circolazione e ampiamente diffuse nel nostro Paese. A differenza di queste, però, le spese effettuate con la Carta Acquisti, verranno addebitate non al titolare della Carta, bensì direttamente allo Stato.

La Carta potrà essere utilizzata per effettuare acquisti in tutti i negozi abilitati. Con la Carta si potranno anche avere sconti nei negozi convenzionati che sostengono il programma “Carta Acquisti”. Tramite la Carta, si potrà accedere direttamente alla tariffa elettrica agevolata.

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Written by marcorouge

6 Dicembre 2008 alle 1:56 pm

SONDAGGIO CONSORTIUM: Aumenta il consenso del governo nei sondaggi

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La crisi economica internazionale è un fatto indiscutibile, ma negli italiani aumenta la convinzione che il Governo sta operando bene per affrontarla, utilizzando al meglio le scarse risorse disponibili, con equilibrio e con il massimo impegno, soprattutto a vantaggio delle fasce più deboli. Lo confermano i risultati dell’ultimo sondaggio Consortium che registrano un aumento del consenso nei confronti del premier Silvio Berlusconi, del Governo e dei singoli provvedimenti. Nonostante il fatto che queste due ultime settimane siano state difficili, aumenta la convinzione che l’Esecutivo – senza promesse strabilianti, ma attenendosi a una linea di responsabile realismo – sia ben saldo nel tenere l’interesse del Paese al primo posto. Questo anche perché l’opposizione affonda nelle sue contraddizioni e ogni giorno rivela contrasti interni sempre più profondi.

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Written by marcorouge

5 Dicembre 2008 alle 6:01 pm

Che cosa è e come si richiede il bonus famiglia

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Che cos’è il bonus famiglia

Una somma variabile da 200 a 1.000 euro a seconda della condizione di chi lo richiede. Il
Bonus non costituisce reddito né ai fini fiscali né previdenziali e nemmeno ai fini del reddito-soglia per beneficiare della social card.

Chi può chiederlo

I residenti che facciano parte di una famiglia qualificata come «a basso reddito».Il bonus viene
Erogato solo a uno dei componenti del nucleo familiare.

Quale reddito bisogna avere per ottenere il bonus

Fino a 35 mila euro di reddito complessivo familiare annuo:il reddito-soglia varia in funzione
del numero di componenti del nucleo familiare e della loro condizione(pensionato,portatore
di handicap e così via)come indicato nella grafica qui sopra

Quando bisogna aver conseguito il reddito

Il decreto offre un’alternativa:si può fare riferimento al reddito ottenuto nel 2007 o a quello del
2008. In base alla scelta, cambiano i termini di presentazione della domanda e di erogazione del bonus

Chi viene considerato componente del «nucleo familiare»

Ai fini del calcolo del reddito,si considerano componenti del nucleo familiare:chi richiede il
bonus, il coniuge(che può anche non essere a carico del richiedente, ma non deve essere
legalmente ed effettivamente separato), i figli e gli altri familiari a carico, così come indicati
all’articolo12 del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr 917/1986)

Come si calcola il reddito familiare

Il reddito complessivo familiare si calcola sommando i redditi complessivi ottenuti dai
componenti del nucleo familiare, calcolati secondo quanto previsto dall’articolo 8 del Testo unico
delle imposte sui redditi (Dpr 917/1986)

Quali categorie di reddito vanno sommate

Per poter accedere al bonus occorre che al reddito familiare contribuiscano soltanto redditi
delle seguenti tipologie:

  • i redditi da lavoro dipendente;
  • le pensioni di ogni tipo e gli assegni equiparati;
  • i compensi percepiti,entro i limiti dei salari correnti maggioratidel20%,dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro,delle cooperative di servizi, agricole e di prima trasformazione e delle cooperative della piccola pesca;
  • le somme,a qualunque titolo percepite,anche sotto forma di erogazioni liberali,quale compenso per gli incarichi di amministratore,sindaco o revisore di società,associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, per la collaborazione con giornali e simili,per la partecipazione a collegi e commissioni;
  • le somme percepite in relazione ad altri rapporti di collaborazione riguardanti la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita, sempre che gli incarichi o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente o nell’oggetto dell’arte o professione esercitate dal contribuente, di cui all’articolo53, comma1,del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr 22 dicembre 1986, n.917), ossia lavoro autonomo;
  • le remunerazioni dei sacerdoti, previste dalla legge 222 del 1985, e le congrue e i supplementi di congrua previsti dalla legge 26 luglio 343 del 1974;
  • i compensi percepiti dalle persone impegnate in lavori socialmente utili;
  • gli assegni periodici corrisposti al coniuge, esclusi quelli destinati al mantenimento dei figli, a seguito di separazione legale ed effettiva,di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria;
  • i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente e i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente,qualora percepiti dai soggetti a carico del richiedente o dal coniuge non a carico;
  • i redditi fondiari, ma solo a patto che siano stati percepiti insieme con i redditi delle categorie precedenti (in«coacervo», recita il decreto) e a patto che il loro ammontare non sia superiore a 2.500euro.

Come si ottiene il bonus

Il bonus non è automatico ma deve essere richiesto. Per farlo, bisogna presentare una domanda
nella quale il richiedente “autocertifica” i seguenti elementi:

  • il coniuge non a carico e il suo codice fiscale;
  • i figli, gli altri familiari a carico, la relazione di parentela e il loro codice fiscale;
  • il fatto che il reddito complessivo familiare rientra nei limiti richiesti dal decreto e il periodo d’imposta –2007 o 2008 – in cui è stato realizzato il reddito.

A norma del Dpr 445/2000, richiamato nel decreto, l’autocertificazione può essere fatta allegando alla richiesta la fotocopia sottoscritta di un documento d’identità

Il modulo per la domanda

Per presentare la richiesta del bonus bisognerà utilizzare il modello che sarà approvato
dall’agenzia delle Entrate entro10 giorni dall’entrata in vigore del decreto:probabilmente entro la
metà di dicembre.

A chi va presentata la richiesta ed entro quale termine

Se si fa richiesta sulla base del reddito ottenuto nel 2007
La domanda va presentata entro il 31gennaio 2009 ai sostituti d’imposta, cioè il datore di lavoro privato o pubblico del richiedente o l’ente previdenziale che gli versa la pensione. In tutti i casi in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d’imposta, la richiesta può essere presentata all’agenzia delle Entrate in via telematica entro il 31 marzo 2009.

Se si fa richiesta sulla base del reddito ottenuto nel2008
La domanda va presentata entro il 31marzo 2009 ai sostituti d’imposta o agli enti previdenziali.

In tutti i casi in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d’imposta, la richiesta può essere presentata:

  • in via telematica all’agenzia delle Entrate entro il 30 giugno 2009;
  • con la dichiarazione dei redditi 2008

Le modalità di invio della domanda

In tutti i casi la richiesta può essere presentata anche tramite dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro e centri di assistenza fiscale, ai quali – precisa il decreto – non spetta alcun compenso.

Da chi e quando viene erogato il bonus

Se la richiesta è stata presentata sulla base del reddito ottenuto nel 2007 Il bonus è versato ai lavoratori dal sostituto d’imposta cui è stata presentata la richiesta (cioè dal Datore di lavoro) entro il mese di febbraio 2009. Per i pensionati, invece, il bonus è versato dall’ente previdenziale entro marzo 2009.

Se la richiesta è stata presentata sulla base del reddito ottenuto nel 2008 Il bonus è versato ai lavoratori dal sostituto d’imposta cui è stata presentata la richiesta (cioè dal datore di lavoro) entro il mese di aprile 2009. Per i pensionati, invece, il bonus è versato dall’ente previdenziale entro maggio 2009.

In tutti i casi in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d’imposta  La domanda viene inoltrata all’agenzia delle Entrate ed è il richiedente a indicare le modalità con cui desidera ricevere il bonus.

Come si stabilisce chi ha diritto al bonus

Il sostituto d’imposta eroga il beneficio secondo l’ordine di  presentazione delle richieste, nei limiti del monte ritenute e contributi disponibili nel mese di febbraio 2009 (per le domande relative ai redditi ottenuti nel 2007) o nel mese di aprile 2009 (per le domande relative ai redditi ottenuti nel 2008). I datori di lavoro pubblici e gli enti previdenziali, invece,fanno riferimento al monte delle ritenute disponibile.


Da leggere:

Pane , pasta , latte e Sky

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“Non entrammo mai nel merito” Dice Romano Prodi al Corriere della Sera riferendosi all’Iva sugli abbonamenti alla tv via satellite (3 dicembre) “Non entrammo mai nel merito”: ecco il perfetto motto araldico di Prodi presidente del Consiglio

Tratto da www.loccidentale.it

Pane, pasta, latte e Sky

Nel paniere dei generi di prima necessità, da oggi entra anche la pay tv. Pane, pasta, latte…Sky. Così, il previsto aumento dell’Iva al 20% per la TV di Murdoch, diventa motivo di accorati appelli al Governo, perché ci ripensi, prima di andare a colpire i guadagni delle famiglie. Il primo allarme viene da Sky, direttamente interessata al provvedimento, e questo è comprensibile. Non giustificabile, però, quando l’allarme diventa attacco apertamente mosso al Governo, nel corso di dirette TV della stessa Sky o di spot realizzati per l’occasione. Di questi tempi, le battaglie giustificabili, sono quelle in difesa dei diritti fondamentali delle persone, colpite nella dignità di una vita decorosa, da una crisi senza precedenti che il Governo s’impegna ad arginare.

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Parabola e martello, la nuova crociata del Pd

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Tratto da www.loccidentale.it

Da due giorni Sky Tg 24 conduce una martellante campagna contro l’intenzione del governo di aumentare dal 10 al 20 per cento l’iva sugli abbonamenti alla tv satellitare. Lo si può capire, nessuna azienda festeggia l’aggravio di tasse sui suoi prodotti, anche se il tono con cui Tom Mockridge conduce la sua battaglia sembra un po’ troppo stentoreo e minaccioso.

Sky ha comunque buone ragioni da accampare: le aziende che operano sul fronte delle tecnologie avanzate andrebbero alleviate di tasse e balzelli perchè sono all’avanguardia nel produrre sviluppo e occupazione. E sebbene Sky operi da anni in condizione di sostanziale monopolio si è dimostata in grado di crescere oltre ogni previsione. Non fosse per il fatto che il governo è costretto a raschiare il fondo del barile, verrebbe da dire che quelle risorse sarebbe meglio trovarle altrove.

Quello che invece stupisce fino ad essere esilarante è il fatto che il Tg3 batta sulla stessa notizia con foga addirittura maggiore della stessa Sky: l’aumento dell’Iva per le famiglie “parabolate” è diventato una specie di ossessione per l’ex TeleKabul e poi a ricasco per tutta la sinistra.

Il Pd veltroniano ne ha fatto subito la sua nuova crociata: “giù le mani dagli abbonati Sky”, in nome ovviamente del mai sepolto conflitto di interessi (anche se l’aumento riguarda pure Mediaset) e con la la pretesa di dimostrare che il governo che doveva abbassare le tasse invece le aumenta. Come se la pay-tv fosse un bene di prima necessità di cui nessuno può fare a meno.

Ma la cosa più incredibile è che questa difesa in armi di 4 milioni di famiglie che si troveranno 4 euro in più al mese sul conto televisivo arriva dopo settimane in cui, Tg3, l’Unità, e di nuovo tutti i vertici del Pd hanno sputato contro i 40 euro al mese che il governo intende dare alle famiglie più povere. Quei 40 euro per Veltroni & Co. sono una vergognosa elemosina, una carità pelosa, un ricordo osceno delle vecchie tessere annonarie di mussoliniana memoria. Invece 4 euro in più alle famiglie munite di parabola e magari di schermo al plasma sono un ignominioso salasso, un tradimento delle promesse elettorali.

Ovviamente la sinistra fa i conti con le proprie tasche prima che con quelle dei cittadini: 40 euro, per chi ci compra due etti di pata negra nella boutique alimentare sotto casa al centro di Roma o Milano, sono in effetti “un elemosina”. E non si pensa che con quei 40 euro in un discount di periferia ci si riempie il carrello. Mentre aumentare l’Iva a Sky (e a Mediaset) non è un modo come un altro per finanziare quel genere di misure, ma solo e sempre la vendetta del Caimano.

Written by marcorouge

30 Novembre 2008 alle 7:32 pm

Ecco come la sinistra al governo tartassò precari , poveri e famiglie

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La sinistra ironizza sulla social card: “È un’elemosina” secondo il Pd; Rosy Bindi la definisce “un pannicello caldo”. Per Guglielmo Epifani “è uno strumento usato da Roosevelt negli anni Trenta, non puoi introdurre nel nuovo millennio una cosa di 60 anni fa”.

A Paolo Ferrero (Rifondazione) ricorda invece le tessere annonarie del fascismo, e per questo va comunque bocciata. Ma che cosa ha fatto la sinistra, quando era al governo, per i meno abbienti, per i precari, per chi rischia il lavoro? E che cosa sta effettivamente facendo il governo Berlusconi? Vediamo punto per punto.

La card esiste in mezzo mondo

Quello che secondo Epifani è uno strumento di 60 anni, ed a Ferrero ricorda il fascismo, è invece un modo di intervento che si sta diffondendo nei paesi più evoluti. Una carta ricaricabile per meno abbienti o per i giovani a basso reddito esiste in Gran Bretagna, Polonia e Olanda, con le stesse caratteristiche della social card italiana. Negli Usa è stata riavviata nel 1961 e dal primo ottobre di quest’anno è mirata agli acquisti di viveri per le persone a basso reddito. Un’altra card lanciata dalla Croce Rossa si è rivelata determinante dopo l’uragano Katrina. Lo stato della Georgia la utilizza per il supporto all’infanzia e per evitare alle famiglie bisognose le spese dei conti bancari. Epifani e Ferrero farebbero bene ad informarsi.

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Tremonti spiega la social card

con 3 commenti

PRESENTAZIONE CARTA ACQUISTI

La social card costerà a regime 450 milioni di euro e interesserà circa 1 milione e 300 mila persone. E’ quanto ha dichiarato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi insieme al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Paolo Bonaiuti.

Tremonti ha innanzitutto voluto precisare che non si tratta di un intervento caritatevole. “Abbiamo scelto lo strumento della carta acquisti anonima in alternativa rispetto alla distribuzione fisica di denaro perché su questo supporto si aggiungono altre voci. La prima è lo sconto delle catene commerciali convenzionate con questo programma. La carta serve anche ad accedere alle tariffe sociali dell’Enel”, ha spiegato il ministro.

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