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Università italiana: sprechi accertati
In queste seguenti Università i Corsi qui indicati hanno avuto, per l’anno accademico 2007 e 2008, un (1) solo studente iscritto.
Ecco l’elenco dettagliato.
Ateneo Facoltà Corso Comune sede del corso Tipo Laurea Immatricolati
Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Corso in Fisioterapia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Fisioterapista) – Sede di Taranto – Laurea Triennale
Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Corso in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica) – Sede di Taranto – Laurea Triennale
Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina e Chirurgia Igiene Dentale (Abilitante alla Professione Sanitaria di Igienista Dentale) – Sede di Brindisi – Laurea Triennale
Università “Carlo Cattaneo” – LIUC – Facoltà di Giurisprudenza – Corso di Giurisprudenza – Sede di Castellanza (VA) – Laurea Triennale
Le fondazioni sono una risposta ( valida) alla crisi dell’università italiana
di Filippo Cavazzoni
Tratto da www.l’occidentale.it
Anche dopo la conversione in legge del “decreto Gelmini”, i temi riguardanti la scuola rimangono in primo piano. In attesa di vedere i prossimi passi che compierà il governo sull’argomento, è opportuno dare un’occhiata a quanto invece è già stato fatto. Le novità più interessanti sono probabilmente contenute nella legge n. 133 del 6 agosto 2008. Senza nulla togliere all’importanza di provvedimenti che riguardano il tempo pieno, il voto di condotta e il maestro unico, questo testo che è già divenuto legge dello Stato da alcuni mesi rende possibile la trasformazioni delle nostre università in fondazioni.
In realtà, tale legge viene sempre ricordata in questi giorni per i tagli che impone ai nostri atenei. L’articolo 66 stabilisce infatti che per gli anni a venire e fino al 2013 vi sarà una riduzione progressiva del fondo di finanziamento ordinario delle università. Ma siamo così sicuri che oggi alle nostre università vengano destinati minor fondi rispetto agli atenei degli altri Paesi?
Roberto Perotti, nel suo recente “L’università truccata”, riporta i dati divulgati dall’Ocse. Per il 2004, la classifica della spesa per studente ci ha visto dietro il Portogallo e appena più avanti dell’Ungheria, della Corea e della Repubblica Ceca. Una posizione non certo di vertice. Ma, analizzando meglio il dato, si scopre che la cifra dalla quale si è partiti per formulare tale classifica si riferisce per tutti i Paesi, eccetto che per l’Italia, alla spesa per studente “equivalente a tempo pieno”. È ben noto che da noi circa il 50 per cento degli iscritti sono fuori corso e il 20 per cento non ha superato un esame. Perotti allora, rimodulando il dato per l’Italia, mostra come, alla luce delle peculiarità del nostro sistema, la spesa per studente equivalente a tempo pieno sia la quarta per consistenza, inferiore solamente a quella fornita da Usa, Svizzera e Svezia.
Università: il governo vara decreto
La Gelmini: «Non ci sarà il blocco dei concorsi. Cambierà, il meccanismo per composizione commissioni»
Previste anche misure per i giovani aspiranti ricercatori e borse di studio per studenti
ROMA - «Il Cdm ha varato le linee guida per l’universitá e ha approvato anche un decreto legge. Preciso subito che si tratta di due documenti distinti.
Le linee guida rappresentano un documento programmatico e di legislatura, che offriamo al dibattito con il mondo accademico ma che sará oggetto di discussione anche in Parlamento, nelle commissioni e in Aula». A sottolinearlo è stato il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
CONCORSI - La Gelmini ha affermato che «non ci sarà il blocco dei concorsi già banditi. Cambierà, però, il meccanismo per la composizione delle commissioni di valutazione, dettato dal sorteggio. Questa – dice Gelmini – è la motivazione del ricorso alla decretazione d’urgenza».
GIOVANI RICERCATORI – Il decreto contiene una «deroga» al blocco del turn-over previsto dalla legge 133 di agosto. Lo annuncia il ministro dell’Università. Questo, spiega, «per favorire il ricambio generazionale». Il blocco del turn-over inizialmente previsto al 20% ora «passa al 50%- spiega Gelmini- con un vincolo di spesa: il 60% dei fondi dovranno essere usati per assumere giovani ricercatori e rovesciare la piramide che vede poco ingresso per i giovani».
BORSE DI STUDIO – Il decreto legge contiene anche disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il reclutamento del personale e l’efficienza del sistema universitario. Il provvedimento prevede anche lo stanziamento di «135 milioni di euro per borse di studio a favore di 180 mila ragazzi più meritevoli». «Queste borse di studio verranno assegnate a tutti i ragazzi meritevoli e capaci, a tutti aventi diritto -precisa il ministro- È la prima volta che il Paese riesce a coprire tutte le necessitá e a garantire tutti gli aventi diritto. In genere venivano esclusi circa 40 mila ragazzi, per la prima volta 180 mila ragazzi riceveranno questa borsa di studio» ha detto la Gelmini.
SOLDI PER LA RICERCA – Ci sono 500 milioni di euro da destinare sulla base del merito, della qualità scientifica della ricerca, in maniera meritocratica» ha aggiunto la Gelminii. «Si tratta di un segnale significativo. Vuol dire che è possibile spendere meglio le risorse e puntare sulla qualità. Non è corretto – ha spiegato il ministro – trattare tutte le università allo stesso modo, quelle virtuose e quelle no. Queste ultime non potranno indire nuovi concorsi per nuove assunzioni di professori o di personale in genere».
TAGLI – I tagli previsti per il 2010, nella manovra economica varata la scorsa estate, «rimangono», ma saranno meno dolorosi, perchè «abbiamo davanti un anno per cominciare un percorso di riforma che possa rendere quel taglio meno doloroso» ha detto ancora la Gelmini. Secondo il ministro, la «razionalizzazione dei corsi, l’eliminazione dei corsi con un solo studente, la diminuzione delle sedi decentrate» farà «realizzare risparmi che renderanno quel taglio meno doloroso».
Preservare lo status quo: è riformismo?
Tratto da www.ragionpolitica .it
Dietro ai disordini di piazza, sfociati poi in episodi di violenza ingiustificabili, sembrano nascondersi rivendicazioni che vanno al di là di una protesta contro la riforma Gelmini. Le manifestazioni inquietanti di ieri, culminate con il ferimento di due poliziotti, se da una parte, ad un primo sguardo superficiale, sembrano agitare lo spettro di un movimentismo studentesco che rieccheggia un tempo che fu, dall’altra, alla luce della crisi economica attuale, le insofferenze di studenti, docenti e genitori nei confronti di una riforma ragionevole e necessaria sembrano piuttosto rappresentare una foglia di fico dietro la quale si nasconde un allarme sociale di più ampia portata.
Sembra quasi che la riforma della scuola, grazie anche a sapienti strumentalizzazioni e ad una conseguente informazione mistificatoria manovrata ad arte da certe componenti politiche e sindacali, si sia trasformata in un bersaglio simbolico. Una sorta i capro espiatorio contro il quale riversare tutte le paure che si annidano nella società e che, se da una parte sembrano essere originate, all’apparenza, dalla riforma della scuola, dall’altra sono sintomo di un disagio più profondo, originato dalla consapevolezza che, visti i tempi che corrono, non solo lo Stato, ma anche i cittadini saranno tenuti a fare dei «sacrifici».
Purtroppo coloro che si sono dati da fare per manovrare le proteste oggi – docenti, baroni universitari e rappresentanti sindacali, feudatari del mondo dell’istruzione – sono coloro che, grazie, alle rivolte studentesche del passato, hanno ottenuto quei privilegi e quelle prebende che si sono poi trasformati in diritti acquisiti. Ora questi stessi personaggi lottano per preservare uno status quo che li avvantaggia ai danni di quelle giovani generazioni che, evidentemente, sono vittime inconsapevoli di un sodalizio che non fa altro che compromettere il loro futuro.
A Roma, come a Milano e a Napoli abbiamo assistito al divampare di un ribellismo che, in questo contesto, sembra fare le veci di un’ormai anacronistico antiberlusconismo. Quella di questi giorni appare una protesta disordinata, che coagula rivendicazioni non del tutto omogenee, confuse, nella maggior parte dei casi viziate da un’informazione drogata. I movimenti studenteschi odierni sembrano poi voler emulare comportamenti di altri tempi, e questo è la prova provata della regia surrettizia che si nasconde dietro le manifestazioni di questi giorni.
La riforma della scuola, così come la riforma della Pubblica Amministrazione, rappresentano due tasselli fondamentali per lo sviluppo del Paese: coloro che protestano contro questi provvedimenti sono gli stessi per i quali la voce «eliminare gli sprechi» ha assunto lo stesso significato di «tagli indiscriminati». Sono coloro che si battono perché la cristallizzazione di posizioni acquisite, spesso solo per anzianità, non sia intaccata dal principio della valorizzazione del merito, della responsabilità e della premialità; sono infine coloro che, per quanto riguarda il mondo della scuola, si battono contro ogni progetto di riforma che punti a migliorare un livello di istruzione ai minimi storici.
Ecco che, in un tale contesto, si capisce come mai il sodalizio tra generazioni che sta accompagnando le proteste infuocate e violente di questi giorni si fondi su un inganno di fondo, che consiste nel far leva sul disagio e sull’angoscia delle giovani generazioni – a scapito del loro diritto ad avere un’istruzione più rigorosa e al passo con gli altri Paesi dell’Ue – solo e unicamente per perpetuare situazioni di privilegio non più sostenibili da parte dello Stato.
La proposta di referendum, avanzata da qualche componete dell’opposizione, appare paradossale: essa potrebbe costituire, agli occhi dei manifestanti, una conquista che li giustificherebbe a proseguire nelle proteste. L’idea di indire un referendum, inoltre, avrebbe come significato quello di far apparire il Pd un partito che si definisce «riformista» a parole, come un partito che, pur di recuperare il vuoto di consenso, si aggancia al radicalismo di una parte del movimento studentesco e dice addio al solito e vecchio «nuovo inizio».
Siena: l’università laureata in sprechi
Basterebbe solo questo a giustificare la legge Gelmini . Anzi basta e avanza! Ora capisco la protesta dei baroni e dei molti precari restii a subire tagli alle loro prebende e buste paga ma, in Italia, ci sono più bidelli che carabinieri ed è ora di darci un taglio, taglio mirato agli sprechi ben s’intende ed alle baronie di ogni colore politico (sarà mai possibile?). Gli studenti dovrebbero riflettere su queste situazioni dell’università e smetterla di farsi strumentalizzare dalla sinistra che, ovviamente, ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo, visto che i baroni, i precari ed i bidelli votano per loro!
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Scorre tranquilla la vita alla Certosa di Pontignano, il centro congressi dell’Università di Siena.
Il prossimo convegno è previsto tra qualche giorno, quando un gruppo di luminari discetterà di miologia, lo studio dei muscoli. Intanto i 41 dipendenti dell’ateneo in servizio nell’ex monastero ingannano il tempo come possono: dalla cucina si sente un continuo vocio, un signore con cappello da chef fissa lo schermo del computer, un giardiniere toglie qualche foglia secca da una giara di cotto. All’entrata, in un angolo del chiostro, una signora in ciabatte ammette: “Quando non ci sono convegni qui in effetti c’è pochino da fare”. E quand’è il prossimo? “Non mi ricordo, esattamente. Chieda in segreteria”.
A farla breve: l’Università di Siena, che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano, paga 41 persone per ospitare alcuni conferenzieri qualche volta al mese. Ci sono sei portinai, altrettanti giardinieri, 11 camerieri, sette tra cuochi e lavapiatti. Sono tanti? No, sono un’enormità: il maggiore albergo della città ha cinque persone che servono ai tavoli, sei che lavorano in cucina, un centinaio di ospiti al giorno e i conti in attivo. E la Certosa?
Da banchetti, pernottamenti e congressi ricava circa 400 mila euro l’anno. Ma ne spende almeno il triplo solo per pagare gli stipendi. Fra uscite, disavanzi, mutui e sperperi a Siena si sono persi.














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