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Federalismo: ecco il nuovo Stato

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Con il via libera del Senato, il federalismo fiscale diventa legge dello Stato. Ecco le novità principali contenute nel provvedimento che ridisegna in profondità la forma di Stato.

Unità nazionale

Un emendamento ha ribadito la centralità dell’unità della nazione e la necessità di recuperare il gap tra le varie aree del paese. Il sì dell’aula di Montecitorio alla norma è stato unanime.

Spesa storica

L’articolo 1 stabilisce che il ddl delega costituisce “l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, assicurando autonomia di entrata e di spesa di comuni, province, città metropolitane e regioni e garantendo i princìpi di solidarietà e di coesione sociale, in maniera da sostituire gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica e da garantire la loro massima responsabilizzazione e l’effettività e la trasparenza del controllo democratico nei confronti degli eletti”. Fissa “i principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, disciplina l’istituzione e il funzionamento del fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante nonché l’utilizzazione delle risorse aggiuntive e l’effettuazione degli interventi speciali di cui all’articolo 119, quinto comma, della Costituzione. Disciplina altresì i princìpi generali per l’attribuzione di un proprio patrimonio a comuni, province, città metropolitane e regioni e detta norme transitorie sull’ordinamento, anche finanziario, di Roma capitale”. Costi standard Tra gli emendamenti all’articolo 2 accolti c’è quello che stabilisce come tra i primi decreti legislativi da approvare c’è quello che “contiene la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard sulla base dei livelli essenziali delle prestazioni”.

Commissione bicamerale

Viene istituita una Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Trenta i membri, tra deputati e senatori, affiancata da un comitato ad hoc delle autonomie locali, di cui faranno parte dodici membri: sei in rappresentanza delle regioni, due in rappresentanza delle province e quattro in rappresentanza dei comuni.

Commissione tecnica paritetica

Nasce la commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale. Ha il compito di acquisire ed elaborare elementi conoscitivi per la predisposizione, da parte del governo, degli schemi dei decreti legislativi di attuazione della delega in materia di federalismo fiscale. Ne fanno parte 30 componenti, dei quali 15 rappresentanti tecnici dello Stato e 15 rappresentanti tecnici degli enti territoriali. Partecipano inoltre alle riunioni un rappresentante tecnico della Camera e uno del Senato e un rappresentante tecnico delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome. Sarà creata anche una conferenza “sede di condivisione delle basi informative, finanziarie e tributarie”.

Fondo perequazione: solidarietà per prestazioni base

Il fondo perequativo è statale ed alimentato dal gettito da compartecipazione all’Iva assegnata per le spese relative alle prestazioni essenziali ma anche da una quota del gettito derivante dall’aliquota media di equilibrio di addizionale regionale all’Irpef assegnata per il finanziamento delle spese non riconducibili alle funzioni essenziali. Viene utilizzato, secondo il principio costituzionale del favore verso i territori a minore capacità fiscale e le sue quote vengono assegnate a ciascuna regione senza vincolo di destinazione.

Anagrafe tributaria

Definiti i compiti della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria.

Lotta all’evasione fiscale

Il ddl prevede il coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nell’attività di contrasto dell’evasione fiscale e l’individuazione di adeguati meccanismi diretti a coinvolgere regioni ed enti locali nell’attività di recupero dell’evasione fiscale. Fisco regionale Le Regioni disporranno di tributi e di compartecipazioni erariali, in via prioritaria all’Iva, per finanziare le spese per lo svolgimento delle funzioni di propria competenza e anche le spese statali sulle quali esercitino “funzioni amministrative”.

Irpef

Accolto in commissione, ed approvato in aula, un emendamento del Pd che disciplina principi e criteri per l’esercizio delle competenze legislative e sui mezzi di finanziamento. I democratici hanno sostenuto di aver evitato la “balcanizzazione dell’Irpef”, con 21 diverse basi imponibili, una per ogni regione. Patto di convergenza Via libera alle misure che riguardano il “patto di convergenza” e il “patrimonio degli enti locali”.

Fondo perequativo

Stabilito il funzionamento del fondo perequativo.È previsto, tra l’altro, un periodo transitorio di cinque anni in cui attuare progressivamente il passaggio dal finanziamento della spesa storica al finanziamento dei costi standard ed alla perequazione della capacità fiscale per abitante, oltre a un ulteriore periodo transitorio di cinque anni in cui lo Stato, con risorse del proprio bilancio, può contribuire alle spese di regioni in cui “emergano situazioni oggettive di significativa e giustificata insostenibilità” del nuovo assetto finanziario.

Città metropolitane

Salgono a nove le città metropolitane, che sono: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria (il capoluogo calabrese, assente dalla lista approvata dal Senato, è stato inserito con una modifica in commissione, confermata dall’aula di Montecitorio). In esse non sono comprese le aree metropolitane delle regioni a statuto speciale (Trieste, Palermo, Catania, Messina e Cagliari). La proposta di istituzione delle città metropolitane avviene da parte di Comune e Provincia e su di essa viene svolto un referendum tra tutti i cittadini della Provincia. Con l’istituzione della città metropolitana la Provincia “cessa di esistere”.

Roma capitale– Viene contemplato l’ordinamento transitorio di Roma capitale. Oltre a quelle attualmente spettanti al comune di Roma, sono attribuite alla Capitale nuove funzioni amministrative: concorso alla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, previo accordo con il ministero per i Beni e le attività culturali; sviluppo economico e sociale di Roma capitale con particolare riferimento al settore produttivo e turistico; sviluppo urbano e pianificazione territoriale; edilizia pubblica e privata; organizzazione e funzionamento dei servizi urbani, con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilità; protezione civile, in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei ministri e la regione Lazio.

BRUNETTA: Il Senato ha approvato una riforma epocale della Pubblica Amministrazione

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brunetta

“Si tratta di una riforma epocale per avere finalmente nel nostro Paese una pubblica amministrazione efficiente, trasparente, competente e responsabile”. Lo ha affermato il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, commentando  l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla riforma della Pubblica Amministrazione del quale ti proponiamo un’analisi degli articoli che lo compongono.
RELAZIONI SINDACALI E CONCORSI

L’articolo 1 definisce i seguenti obiettivi del disegno di legge: convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, con particolare riferimento al sistema delle relazioni sindacali; miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva; introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, finalizzati ad assicurare l’offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità; valorizzazione del merito e conseguente riconoscimento di meccanismi premiali; definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici; introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale. Al riguardo, è stata approvato un emendamento che valorizza il requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.

RIFORMA ARAN

L’articolo 2 è stato migliorato nei suoi contenuti recependo le utili proposte avanzate anche dall’opposizione, in particolare prevedendo decreti legislativi attuativi in materia di contrattazione collettiva e integrativa. Esso prevede che verranno precisati gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla contrattazione collettiva e alla legge, ferma restando la riserva in favore della contrattazione collettiva sulla determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro; che saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle
specificità sussistenti nel settore pubblico; che sarà riformata l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia; che sarà semplificato il procedimento di contrattazione anche attraverso l’eliminazione di quei controlli che non sono strettamente funzionali a verificare la compatibilità dei costi degli accordi collettivi.

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Le fondazioni sono una risposta ( valida) alla crisi dell’università italiana

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di Filippo Cavazzoni

Tratto da www.l’occidentale.it

Anche dopo la conversione in legge del “decreto Gelmini”, i temi riguardanti la scuola rimangono in primo piano. In attesa di vedere i prossimi passi che compierà il governo sull’argomento, è opportuno dare un’occhiata a quanto invece è già stato fatto. Le novità più interessanti sono probabilmente contenute nella legge n. 133 del 6 agosto 2008. Senza nulla togliere all’importanza di provvedimenti che riguardano il tempo pieno, il voto di condotta e il maestro unico, questo testo che è già divenuto legge dello Stato da alcuni mesi rende possibile la trasformazioni delle nostre università in fondazioni.

In realtà, tale legge viene sempre ricordata in questi giorni per i tagli che impone ai nostri atenei. L’articolo 66 stabilisce infatti che per gli anni a venire e fino al 2013 vi sarà una riduzione progressiva del fondo di finanziamento ordinario delle università. Ma siamo così sicuri che oggi alle nostre università vengano destinati minor fondi rispetto agli atenei degli altri Paesi?

Roberto Perotti, nel suo recente “L’università truccata”, riporta i dati divulgati dall’Ocse. Per il 2004, la classifica della spesa per studente ci ha visto dietro il Portogallo e appena più avanti dell’Ungheria, della Corea e della Repubblica Ceca. Una posizione non certo di vertice. Ma, analizzando meglio il dato, si scopre che la cifra dalla quale si è partiti per formulare tale classifica si riferisce per tutti i Paesi, eccetto che per l’Italia, alla spesa per studente “equivalente a tempo pieno”. È ben noto che da noi circa il 50 per cento degli iscritti sono fuori corso e il 20 per cento non ha superato un esame. Perotti allora, rimodulando il dato per l’Italia, mostra come, alla luce delle peculiarità del nostro sistema, la spesa per studente equivalente a tempo pieno sia la quarta per consistenza, inferiore solamente a quella fornita da Usa, Svizzera e Svezia.

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Written by marcorouge

11 Novembre 2008 alle 6:59 pm

BONAIUTI: Lavoriamo alla riforma dell’Università, falso che vogliamo rinunciare

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Dichiarazione di Paolo Bonaiuti del  2/11/2008

“Il presidente del Consiglio non ha mai pronunciato le frasi che gli vengono attribuite, addirittura tra virgolette, da un quotidiano romano sulla riforma della scuola. Al contrario, il presidente Berlusconi e’ convinto che l’universita’ abbia bisogno di una seria e profonda riforma. Ad essa sta lavorando il governo, primo tra tutti il ministro Gelmini, in continuo contatto con il presidente del Consiglio”. Lo ha dichiarato il portavoce del presidente Berlusconi, Paolo Bonaiuti

Sono sempre più titanici e degni di nota gli sforzi di Repubblica per inventarsi notizie che non ci sono, per ultimo il quotidiano di Ezio Mauro si è inventato una clamorosa marcia indietro del Governo sulla riforma dell’università.

Come sempre, però, Repubblica fa di più che diffondere disinformazione movimentista: fa anche da cassa di risonanza alle peggiori stupidaggini della sinistra e deforma a tal punto le notizie, da stravolgerle e rendere abbietto quel che è nobile.

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Written by marcorouge

3 Novembre 2008 alle 8:04 pm

Preservare lo status quo: è riformismo?

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Tratto da www.ragionpolitica .it

Dietro ai disordini di piazza, sfociati poi in episodi di violenza ingiustificabili, sembrano nascondersi rivendicazioni che vanno al di là di una protesta contro la riforma Gelmini. Le manifestazioni inquietanti di ieri, culminate con il ferimento di due poliziotti, se da una parte, ad un primo sguardo superficiale, sembrano agitare lo spettro di un movimentismo studentesco che rieccheggia un tempo che fu, dall’altra, alla luce della crisi economica attuale, le insofferenze di studenti, docenti e genitori nei confronti di una riforma ragionevole e necessaria sembrano piuttosto rappresentare una foglia di fico dietro la quale si nasconde un allarme sociale di più ampia portata.
Sembra quasi che la riforma della scuola, grazie anche a sapienti strumentalizzazioni e ad una conseguente informazione mistificatoria manovrata ad arte da certe componenti politiche e sindacali, si sia trasformata in un bersaglio simbolico. Una sorta i capro espiatorio contro il quale riversare tutte le paure che si annidano nella società e che, se da una parte sembrano essere originate, all’apparenza, dalla riforma della scuola, dall’altra sono sintomo di un disagio più profondo, originato dalla consapevolezza che, visti i tempi che corrono, non solo lo Stato, ma anche i cittadini saranno tenuti a fare dei «sacrifici».

Purtroppo coloro che si sono dati da fare per manovrare le proteste oggi – docenti, baroni universitari e rappresentanti sindacali, feudatari del mondo dell’istruzione – sono coloro che, grazie, alle rivolte studentesche del passato, hanno ottenuto quei privilegi e quelle prebende che si sono poi trasformati in diritti acquisiti. Ora questi stessi personaggi lottano per preservare uno status quo che li avvantaggia ai danni di quelle giovani generazioni che, evidentemente, sono vittime inconsapevoli di un sodalizio che non fa altro che compromettere il loro futuro.

A Roma, come a Milano e a Napoli abbiamo assistito al divampare di un ribellismo che, in questo contesto, sembra fare le veci di un’ormai anacronistico antiberlusconismo. Quella di questi giorni appare una protesta disordinata, che coagula rivendicazioni non del tutto omogenee, confuse, nella maggior parte dei casi viziate da un’informazione drogata. I movimenti studenteschi odierni sembrano poi voler emulare comportamenti di altri tempi, e questo è la prova provata della regia surrettizia che si nasconde dietro le manifestazioni di questi giorni.

La riforma della scuola, così come la riforma della Pubblica Amministrazione, rappresentano due tasselli fondamentali per lo sviluppo del Paese: coloro che protestano contro questi provvedimenti sono gli stessi per i quali la voce «eliminare gli sprechi» ha assunto lo stesso significato di «tagli indiscriminati». Sono coloro che si battono perché la cristallizzazione di posizioni acquisite, spesso solo per anzianità, non sia intaccata dal principio della valorizzazione del merito, della responsabilità e della premialità; sono infine coloro che, per quanto riguarda il mondo della scuola, si battono contro ogni progetto di riforma che punti a migliorare un livello di istruzione ai minimi storici.

Ecco che, in un tale contesto, si capisce come mai il sodalizio tra generazioni che sta accompagnando le proteste infuocate e violente di questi giorni si fondi su un inganno di fondo, che consiste nel far leva sul disagio e sull’angoscia delle giovani generazioni – a scapito del loro diritto ad avere un’istruzione più rigorosa e al passo con gli altri Paesi dell’Ue – solo e unicamente per perpetuare situazioni di privilegio non più sostenibili da parte dello Stato.

La proposta di referendum, avanzata da qualche componete dell’opposizione, appare paradossale: essa potrebbe costituire, agli occhi dei manifestanti, una conquista che li giustificherebbe a proseguire nelle proteste. L’idea di indire un referendum, inoltre, avrebbe come significato quello di far apparire il Pd un partito che si definisce «riformista» a parole, come un partito che, pur di recuperare il vuoto di consenso, si aggancia al radicalismo di una parte del movimento studentesco e dice addio al solito e vecchio «nuovo inizio».

Written by marcorouge

2 Novembre 2008 alle 2:25 pm

Seguendo la stampa

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“Fate il vostro dovere, fermate i violenti” Dice una professoressa sulla Repubblica (30 ottobre) Quando è Berlusconi a rivolgere lo stesso appello alla stessa polizia, viene considerato un fascista

“Bisogna avere il coraggio di denunciare tutte le baronie” Dice Dario Fo alla Repubblica (30 ottobre) L’attore è ormai un bel po’ anziano: né i giovani del movimento né quelli della Repubblica hanno avuto il coraggio di informarlo che i baroni sono alla testa del corteo

“Meglio la vecchia legge della loro riforma” Dice Walter Veltroni all’Unità (30 ottobre) Sta parlando della legge elettorale per le europee, ma è il suo pensiero anche per i provvedimenti sulle elementari, le università, i contratti nazionali, la pubblica amministrazione e così via. Quel che si dice un fermo impegno per il cambiamento

Written by marcorouge

1 Novembre 2008 alle 5:52 pm

Il decreto Gelmini , testo approvato da Camera e Senato

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DECRETO LEGGE 137 dell’1 settembre 2008

Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università

Articolo 1.

(Cittadinanza e Costituzione)

1. A decorrere dall’inizio dell’anno scolastico 2008/2009, oltre ad una sperimentazione nazionale, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell’infanzia.

1-bis. Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, definito dalla Carta costituzionale, sono altresì attivate iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale.

2. All’attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

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Written by marcorouge

31 Ottobre 2008 alle 4:39 pm