Bar Centrale

Non devi subire i media, siilo!

Posts Tagged ‘proteste

Università italiana: sprechi accertati

nessun commento


In queste seguenti Università i Corsi qui indicati hanno avuto, per l’anno accademico 2007 e 2008, un (1) solo studente iscritto.

Ecco l’elenco dettagliato.

Ateneo Facoltà Corso Comune sede del corso Tipo Laurea Immatricolati

Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Corso in Fisioterapia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Fisioterapista) – Sede di Taranto – Laurea Triennale

Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Corso in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica) – Sede di Taranto – Laurea Triennale

Università degli Studi di Bari – Facoltà di Medicina e Chirurgia Igiene Dentale (Abilitante alla Professione Sanitaria di Igienista Dentale) – Sede di Brindisi – Laurea Triennale

Università “Carlo Cattaneo” – LIUC – Facoltà di Giurisprudenza – Corso di Giurisprudenza – Sede di Castellanza (VA) – Laurea Triennale

Leggi il seguito di questo post »

Written by marcorouge

14 Novembre 2008 alle 1:36 pm

Università: il governo vara decreto

nessun commento

La Gelmini: «Non ci sarà il blocco dei concorsi. Cambierà, il meccanismo per composizione commissioni»

Previste anche misure per i giovani aspiranti ricercatori e borse di studio per studenti


ROMA - «Il Cdm ha varato le linee guida per l’universitá e ha approvato anche un decreto legge. Preciso subito che si tratta di due documenti distinti.
Le linee guida rappresentano un documento programmatico e di legislatura, che offriamo al dibattito con il mondo accademico ma che sará oggetto di discussione anche in Parlamento, nelle commissioni e in Aula». A sottolinearlo è stato il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

CONCORSI - La Gelmini ha affermato che «non ci sarà il blocco dei concorsi già banditi. Cambierà, però, il meccanismo per la composizione delle commissioni di valutazione, dettato dal sorteggio. Questa – dice Gelmini – è la motivazione del ricorso alla decretazione d’urgenza».

GIOVANI RICERCATORI – Il decreto contiene una «deroga» al blocco del turn-over previsto dalla legge 133 di agosto. Lo annuncia il ministro dell’Università. Questo, spiega, «per favorire il ricambio generazionale». Il blocco del turn-over inizialmente previsto al 20% ora «passa al 50%- spiega Gelmini- con un vincolo di spesa: il 60% dei fondi dovranno essere usati per assumere giovani ricercatori e rovesciare la piramide che vede poco ingresso per i giovani».

BORSE DI STUDIO – Il decreto legge contiene anche disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il reclutamento del personale e l’efficienza del sistema universitario. Il provvedimento prevede anche lo stanziamento di «135 milioni di euro per borse di studio a favore di 180 mila ragazzi più meritevoli». «Queste borse di studio verranno assegnate a tutti i ragazzi meritevoli e capaci, a tutti aventi diritto -precisa il ministro- È la prima volta che il Paese riesce a coprire tutte le necessitá e a garantire tutti gli aventi diritto. In genere venivano esclusi circa 40 mila ragazzi, per la prima volta 180 mila ragazzi riceveranno questa borsa di studio» ha detto la Gelmini.

SOLDI PER LA RICERCA – Ci sono 500 milioni di euro da destinare sulla base del merito, della qualità scientifica della ricerca, in maniera meritocratica» ha aggiunto la Gelminii. «Si tratta di un segnale significativo. Vuol dire che è possibile spendere meglio le risorse e puntare sulla qualità. Non è corretto – ha spiegato il ministro – trattare tutte le università allo stesso modo, quelle virtuose e quelle no. Queste ultime non potranno indire nuovi concorsi per nuove assunzioni di professori o di personale in genere».

TAGLI – I tagli previsti per il 2010, nella manovra economica varata la scorsa estate, «rimangono», ma saranno meno dolorosi, perchè «abbiamo davanti un anno per cominciare un percorso di riforma che possa rendere quel taglio meno doloroso» ha detto ancora la Gelmini. Secondo il ministro, la «razionalizzazione dei corsi, l’eliminazione dei corsi con un solo studente, la diminuzione delle sedi decentrate» farà «realizzare risparmi che renderanno quel taglio meno doloroso».

Written by marcorouge

7 Novembre 2008 alle 6:37 pm

Preservare lo status quo: è riformismo?

nessun commento

Tratto da www.ragionpolitica .it

Dietro ai disordini di piazza, sfociati poi in episodi di violenza ingiustificabili, sembrano nascondersi rivendicazioni che vanno al di là di una protesta contro la riforma Gelmini. Le manifestazioni inquietanti di ieri, culminate con il ferimento di due poliziotti, se da una parte, ad un primo sguardo superficiale, sembrano agitare lo spettro di un movimentismo studentesco che rieccheggia un tempo che fu, dall’altra, alla luce della crisi economica attuale, le insofferenze di studenti, docenti e genitori nei confronti di una riforma ragionevole e necessaria sembrano piuttosto rappresentare una foglia di fico dietro la quale si nasconde un allarme sociale di più ampia portata.
Sembra quasi che la riforma della scuola, grazie anche a sapienti strumentalizzazioni e ad una conseguente informazione mistificatoria manovrata ad arte da certe componenti politiche e sindacali, si sia trasformata in un bersaglio simbolico. Una sorta i capro espiatorio contro il quale riversare tutte le paure che si annidano nella società e che, se da una parte sembrano essere originate, all’apparenza, dalla riforma della scuola, dall’altra sono sintomo di un disagio più profondo, originato dalla consapevolezza che, visti i tempi che corrono, non solo lo Stato, ma anche i cittadini saranno tenuti a fare dei «sacrifici».

Purtroppo coloro che si sono dati da fare per manovrare le proteste oggi – docenti, baroni universitari e rappresentanti sindacali, feudatari del mondo dell’istruzione – sono coloro che, grazie, alle rivolte studentesche del passato, hanno ottenuto quei privilegi e quelle prebende che si sono poi trasformati in diritti acquisiti. Ora questi stessi personaggi lottano per preservare uno status quo che li avvantaggia ai danni di quelle giovani generazioni che, evidentemente, sono vittime inconsapevoli di un sodalizio che non fa altro che compromettere il loro futuro.

A Roma, come a Milano e a Napoli abbiamo assistito al divampare di un ribellismo che, in questo contesto, sembra fare le veci di un’ormai anacronistico antiberlusconismo. Quella di questi giorni appare una protesta disordinata, che coagula rivendicazioni non del tutto omogenee, confuse, nella maggior parte dei casi viziate da un’informazione drogata. I movimenti studenteschi odierni sembrano poi voler emulare comportamenti di altri tempi, e questo è la prova provata della regia surrettizia che si nasconde dietro le manifestazioni di questi giorni.

La riforma della scuola, così come la riforma della Pubblica Amministrazione, rappresentano due tasselli fondamentali per lo sviluppo del Paese: coloro che protestano contro questi provvedimenti sono gli stessi per i quali la voce «eliminare gli sprechi» ha assunto lo stesso significato di «tagli indiscriminati». Sono coloro che si battono perché la cristallizzazione di posizioni acquisite, spesso solo per anzianità, non sia intaccata dal principio della valorizzazione del merito, della responsabilità e della premialità; sono infine coloro che, per quanto riguarda il mondo della scuola, si battono contro ogni progetto di riforma che punti a migliorare un livello di istruzione ai minimi storici.

Ecco che, in un tale contesto, si capisce come mai il sodalizio tra generazioni che sta accompagnando le proteste infuocate e violente di questi giorni si fondi su un inganno di fondo, che consiste nel far leva sul disagio e sull’angoscia delle giovani generazioni – a scapito del loro diritto ad avere un’istruzione più rigorosa e al passo con gli altri Paesi dell’Ue – solo e unicamente per perpetuare situazioni di privilegio non più sostenibili da parte dello Stato.

La proposta di referendum, avanzata da qualche componete dell’opposizione, appare paradossale: essa potrebbe costituire, agli occhi dei manifestanti, una conquista che li giustificherebbe a proseguire nelle proteste. L’idea di indire un referendum, inoltre, avrebbe come significato quello di far apparire il Pd un partito che si definisce «riformista» a parole, come un partito che, pur di recuperare il vuoto di consenso, si aggancia al radicalismo di una parte del movimento studentesco e dice addio al solito e vecchio «nuovo inizio».

Written by marcorouge

2 Novembre 2008 alle 2:25 pm

Siena: l’università laureata in sprechi

nessun commento

Basterebbe solo questo a giustificare la legge Gelmini . Anzi basta e avanza! Ora capisco la protesta dei baroni e dei molti precari restii a subire tagli alle loro prebende e buste paga ma, in Italia, ci sono più bidelli che carabinieri ed è ora di darci un taglio, taglio mirato agli sprechi ben s’intende ed alle baronie di ogni colore politico (sarà mai possibile?). Gli studenti dovrebbero riflettere su queste situazioni dell’università e smetterla di farsi strumentalizzare dalla sinistra che, ovviamente, ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo, visto che i baroni, i precari ed i bidelli votano per loro!

————————————————————————————————–

Scorre tranquilla la vita alla Certosa di Pontignano, il centro congressi dell’Università di Siena.
Il prossimo convegno è previsto tra qualche giorno, quando un gruppo di luminari discetterà di miologia, lo studio dei muscoli. Intanto i 41 dipendenti dell’ateneo in servizio nell’ex monastero ingannano il tempo come possono: dalla cucina si sente un continuo vocio, un signore con cappello da chef fissa lo schermo del computer, un giardiniere toglie qualche foglia secca da una giara di cotto. All’entrata, in un angolo del chiostro, una signora in ciabatte ammette: “Quando non ci sono convegni qui in effetti c’è pochino da fare”. E quand’è il prossimo? “Non mi ricordo, esattamente. Chieda in segreteria”.
A farla breve: l’Università di Siena, che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano, paga 41 persone per ospitare alcuni conferenzieri qualche volta al mese. Ci sono sei portinai, altrettanti giardinieri, 11 camerieri, sette tra cuochi e lavapiatti. Sono tanti? No, sono un’enormità: il maggiore albergo della città ha cinque persone che servono ai tavoli, sei che lavorano in cucina, un centinaio di ospiti al giorno e i conti in attivo. E la Certosa?
Da banchetti, pernottamenti e congressi ricava circa 400 mila euro l’anno. Ma ne spende almeno il triplo solo per pagare gli stipendi. Fra uscite, disavanzi, mutui e sperperi a Siena si sono persi.

Leggi il seguito di questo post »

Written by marcorouge

1 Novembre 2008 alle 11:22 am

La controrivolta : “Fateci studiare”

con 2 commenti

di marcorouge

La protesta di chi è rimasto in aula: per farci sentire abbiamo i nostri spazi, inutile fermare le lezioni.

Le proteste (di una parte minoritaria) degli studenti, vigorose e plateali  ma dalle motivazioni alquanto incerte , hanno inondato televisioni e giornali sembrando una rivolta totale della scuola. Niente di più sbagliato. Gli studenti in piazza erano , e saranno sempre una minoranza, chiassosi , ma sempre in minornaza.  Nessuno parla delle centinaia di milgiaia di studenti che sono rimasti in classe.

Leggi il seguito di questo post »

Written by marcorouge

31 Ottobre 2008 alle 2:12 pm

Anche i giovani di destra manifestano ma senza imbrattare i muri

con 2 commenti

Tratto da www.loccidentale.it

Ieri pomeriggio il teatro Capranica di Roma era gremito di studenti. Non i soliti manifestanti di sinistra, agguerriti contro la Gelmini e le sue riforme, ma studenti come tanti altri, accomunati da un modo diverso di protestare e far sentire la loro voce e da un’appartenenza politica di centrodestra. Erano lì per far valere le loro opinioni e fare le loro richieste ai molti parlamentari del Pdl che hanno accettato l’invito a discutere le politiche del governo sul tema della scuola.

L’occasione era la conferenza indetta da Azione studentesca, Azione universitaria, giovani di Forza Italia, Studenti per la libertà che ha riunito i giovani simpatizzanti di Forza Italia e Alleanza Nazionale per discutere la riforma sulla scuola proposta dal ministro Maria Stella Gelmini, e per discutere soprattutto della protesta studentesca in corso in questi giorni nelle principali città italiane. Gli studenti, che hanno detto di rappresentare una maggioranza silenziosa, hanno manifestato il loro pensiero, in modo civile, dialogando, proponendo, domandando e marcando in questo modo la distanza, nei contenuti e nella forma, tra loro protesta e quella dei giovani contestatori legati alla sinistra e alle sue principali associazioni studentesche. Contemporaneamente infatti davanti Palazzo Madama migliaia di studenti manifestano contro il decreto, megafoni alla bocca, urlando slogan dal sapore retrό talmente sfruttati da risultare ormai privi di sostanza.

Il Forum della LibertÃ

Leggi il seguito di questo post »

Written by marcorouge

29 Ottobre 2008 alle 3:54 pm

Pubblicato in Scuola

Taggato con , , , , , , ,

Apriamo gli occhi!

con un commento

di marcorouge

E’ ora di dire la verità e di fare chiarezza su quanto è contenuto e su quali siano gli obbiettivi del decreto Gelmini.

Il decreto Gelmini servirà per tagliare gli sprechi

  • In Italia il 97% del bilancio del ministero va a pagare gli stipendi, in Francia il 70%;
  • In Italia ci sono più bidelli (167.000) che carabinieri (116.000);
  • Esistono più di 10.000 classi con meno di 10 alunni;
  • In Italia c’è un docente ogni 9 alunni , in Europa uno ogni 14;
  • 1.350.000 dipendenti nella scuola sono troppi;
  • In una scuola serale di Mestre “lavorano” 11 insegnanti ma non c’è nessun alunno iscritto;
  • A Como una sola classe elementare ha 9 maestre;

per investire nel futuro:

  • Aumento del tempo pieno del 50% grazie all’abolizione delle ore di compresenza e al ritorno del maestro prevalente (più insegnanti disponibili), con possibilità di scelta tra orari di 24 o 40 ore settimanali. Già dal 2009-2010, 49.350 ragazzi in più usufruiranno del tempo pieno;
  • In cinque anni 3.950 classi avranno il tempo pieno;
  • Al maestro prevalente saranno affiancati un insegnante di inglese e uno di religione;
  • Più risorse per retribuire meglio e motivare i docenti più meritevoli (fino a 7000 euro annui di premi di produttività );
  • Nessun licenziamento: le cattedre verranno diminuite limitando le nuove assunzioni nei prossimi 3 anni;
  • Più risorse per investire in innovazione e formazione;
  • Più risorse per l’edilizia scolastica;
  • Le classi saranno in media di 18 alunni o al massimo 26 (E non 30-35 come dice la sinistra).

L’UNIVERSITA’ ITALIANA: QUELLO CHE LA SINISTRA NON DICE

  • L’università italiana produce meno laureati del Cile
  • Non c’è un’università italiana tra le migliori 150 del mondo
  • Ci sono 37 corsi di laurea con 1 solo studente
  • 327 facoltà non superano i 15 iscritti
  • Ci sono 5 università importanti con buchi di bilancioenormi (e sono i luoghi dove si protesta maggiormente) che avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite malamente per tanti anni

Con la solita demagogia, la sinistra e i sindacati hanno cercato di montare la protesta sul provvedimento con cui Mariastella Gelmini ha riportato il maestro unico alle elementari e ha iniziato una lotta contro gli sprechi nella scuola. E, sempre come al solito , la sinistra ha cercato di falsificare la realtà con campagne di disinformzaione, ignorando le motivazioni sacrosante presentate dal Ministro dell’ Istruzione. La realtà è che la scuola italiana è allo sfascio. Ciò che sorprende di più è che ci sia gente che vuole che tutto rimanga cosi com’è.

Studenti! Non facciamoci ingannare da slogan prevedibili e informazioni false

Written by marcorouge

26 Ottobre 2008 alle 11:32 pm

Pubblicato in Scuola

Taggato con , , , ,

Apriamo gli occhi!

nessun commento

Di marcorouge

E’ ora di dire la verità e di fare chiarezza su quanto è contenuto e su quali siano gli obbiettivi del decreto Gelmini.

Il decreto Gelmini servirà per tagliare gli sprechi

  • Il 97% del bilancio del ministero va a pagare gli stipendi;
  • In Italia ci sono più bidelli (167.000) che carabinieri (116.000);
  • Esistono più di 10.000 classi con meno di 10 alunni; in Italia c’è un docente ogni 9 alunni , in Europa uno ogni 14;
  • 1.350.000 dipendenti nella scuola sono troppi;
  • In una scuola serale di Mestre “lavorano” 11 insegnanti ma non c’è nessun alunno iscritto;
  • A Como una sola classe elementare ha 9 maestre;

per investire nel futuro:

  • Aumentare il tempo pieno del 50% grazie all’abolizione delle ore di compresenza e al ritorno del maestro unico (più insegnanti disponibili), potendo scegliere tra orari di 24 o 40 ore settimanali. Già dal 2009-2010, 49.350 ragazzi in più usufruiranno del tempo pieno;
  • Più risorse per retribuire meglio e motivare i docenti più meritevoli (fino a 7000 euro annui di premi di produttività );
  • Nessun licenziamento: le cattedre verranno diminuite limitando le nuove assunzioni nei prossimi 3 anni;
  • Più risorse per investire in innovazione e formazione;
  • Più risorse per l’edilizia scolastica;

Con la solita demagogia, la sinistra e i sindacati hanno cercato di montare la protesta sul provvedimento con cui Mariastella Gelmini ha riportato il maestro unico alle elementari e ha iniziato una lotta contro gli sprechi nella scuola. E, sempre come al solito , la sinistra ha cercato di falsificare la realtà, ignorando le motivazioni sacrosante presentate dal Ministro dell’ Istruzione.

Tutti i paesi d’Europa hanno il maestro unico , solo in Italia ci sono più maestri per classe. Con il maestro unico l’Italia era 3° nelle classifiche Ocse , con più maestri è scesa all‘ 8°posto. Aumentare il numero di insegnanti alle elementari è servito solo ai sindacati per aumentare le cattedre, utilizzando la scuola come un ammortizzatore sociale. In questo modo i bambini non hanno una figura di riferimento fissa (che invece, secondo gli psicologi, sarebbe importantissima ) e ricevono un’educazione di bassa qualità. Cosi come gli ospedali servono a curare i malati e non pagare stipendi, cosi LA SCUOLA DEVE EDUCARE e non può continuare ad essere uno stipendificio.

L’ Italia spende per la scuola come gli altri paesi europei (il 3,5% del PIL) , il problema è che li spende male. Infatti , mentre in Francia il 70% dei fondi per l’istruzione sono destinati agli stipendi e il restante 30% al’edilizia scolastica , progetti ecc. , in Italia gli stipendi assorbono il 97% del bilancio lasciando solo il 3% per le restanti voci di spesa. Allora, forse, dovremmo proseguire con qualche numero: il bilancio del Ministero dell’Istruzione e della ricerca è oggi di circa 42 miliardi e mezzo di euro ; nel 1999 spendevamo 32 miliardi: in dieci anni la spesa è cresciuta di 10 miliardi di euro; cioè il 30% in più senza che ciò abbia portato ad alcun miglioramento. Gli otto miliardi di risparmio programmati per i prossimi tre anni non tagliano la spesa attuale, eviteranno lo sfondamento del tetto dei 50 miliardi. Non incidere sui meccanismi di spesa vuol dire assumersi la responsabilità di un tracollo nel breve periodo. Nel passato sono state fatte delle scelte sbagliate che hanno portato la scuola italiana alle condizioni disastrose attuali: è giunto il momento di intervenire , prima che sia troppo tardi.

Studenti! Non facciamoci ingannare da slogan prevedibili e informazioni false

Written by marcorouge

24 Ottobre 2008 alle 1:40 pm

Berlusconi Santo Subito se vince la guerra alla camorra e ai rifiuti

nessun commento

di Michael A. Ledeen

Il Primo Ministro Silvio Berlusconi non è un uomo da invidiare. Ha una guerra da combattere su molti fronti, e non è ancora chiaro se disponga di truppe sufficienti a gestirla. Il suo partito, il Popolo della Libertà, ha conquistato il potere con quella che a prima vista appare una solida maggioranza, e persino i suoi oppositori si aspettano che il governo da lui istituito resti in carica per l’intero mandato quinquennale. Berlusconi ha promesso agli italiani che avrebbe riportato l’ordine per porre fine a quella confusione straordinaria (persino secondo gli standard italiani) che regna nel paese dopo la legislatura di centrosinistra; si è inoltre impegnato a ridurre le tasse e ad imporre un decente clima di sicurezza nelle città, dove oramai regnano microcriminalità, violenza e prepotenze di ogni genere: dalla piaga europea dei tifosi da stadio ubriachi, che vengono alle mani con chiunque indossi un’uniforme, alle incursioni xenofobe contro gli immigrati clandestini che abitano nelle baraccopoli nei sobborghi di Roma, Milano e Napoli, fino ad affrontare lo spettro della criminalità organizzata, in particolare la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese (la mafia siciliana ha subito colpi durissimi negli ultimi anni, e rappresenta oggi una minaccia molto più debole per la legge e l’ordine). L’idea di sicurezza si richiama sempre a temi politici molto più generali che Berlusconi dovrà affrontare senza tentennamenti se vorrà avere successo.

Questa situazione certamente non corrisponde allo stereotipo che tutti noi probabilmente abbiamo del’Italia, il paese della dolce vita, con la sua gente amabile e affascinante. Dalle mie recenti conversazioni in separata sede con molti italiani, tuttavia, il quadro è differente: ciò che ho appreso è che la gran parte degli italiani vogliono che Berlusconi agisca, rapidamente e con decisione, nonostante manipoli di intellettuali seguitino a predicare sermoni pacificatori multiculturalisti. Il simbolo del problema della sicurezza, dall’immigrazione clandestina alla criminalità organizzata, resta Napoli – città che ha dominato nei telegiornali nazionali degli ultimi mesi con le sue montagne di rifiuti per strada (un problema legato a doppio filo con la camorra) e un breve ma intenso attacco ai campi nomadi sorti intorno alla città.

Qualche giorno fa, una giovane zingara è stata fermata mentre scendeva di corsa le scale in un condominio di periferia, con una bimba appena nata tra le braccia. La madre ha gridato, sono apparsi i vicini e solo la polizia è riuscita a salvare la giovane da un linciaggio. Entro poche ore, giovani uomini su moto e motorini avevano già preso di mira il campo nomadi lì vicino, attaccando con bottiglie molotov e costringendo i suoi occupanti – per la maggior parte romeni – alla fuga. Nei giorni successivi, i giornali riportavano numerosi commenti del genere “allora è vero che gli zingari rubano I bambini”. Fonti ufficiali si sono aggiunte al coro, confermando la vecchia credenza secondo la quale non solo gli zingari sono implicati nel traffico di minori, ma obbligano con la forza i bambini a mendicare e rubare per conto dei clan.

Il futuro degli zingari chiaramente suscita passioni contrastanti; dopo tutto, furono tra i primi ad essere mandati nei campi di sterminio nazisti, insieme agli ebrei, ai portatori di handicap congeniti, ai nemici politici del Terzo Reich e agli omosessuali. Data la versione semplicistica e politicamente corretta della storia del fascismo, riassumibile in una riga (il fascismo è cattivo, è di destra, difende lo status-quo ed è razzista, mentre l’antifascismo è buono, è di sinistra, vuole la rivoluzione ed è super-tollerante) che viene insegnato alla stragrande maggioranza dei giovani europei oggi, è facile comprendere perché i politici socialisti spagnoli abbiano denunciato sdegnati il governo italiano che ha richiesto misure più severe contro l’immigrazione clandestina. Ciononostante, si tratta di un problema reale, e – con l’eccezione dell’Europa dell’Est – pochissimi paesi hanno tentato di integrare gli zingari e non hanno neppure provato ad approvare leggi per istruire pubblicamente i loro figli. Il Parlamento Europeo ha recentemente concesso un intero minuto ad un deputato liberale ungherese che voleva discutere la questione.

Nei 27 paesi dell’Unione Europea si contano tra i 12 e I 15 milioni di zingari, di cui circa 200.000 vivono in Italia. Di questi, 80 mila sono legalmente cittadini italiani, essendo sfuggiti all’oppressione, alle carestie e alla disoccupazione nei propri paesi “d’origine”. La maggioranza degli zingari che vivono in Italia vi risiedono da molti anni e raramente hanno parenti o amici in Romania, Ungheria, Bulgaria – luoghi da dove spesso hanno avuto inizio le loro peregrinazioni. Necessitano di istruzione, protezione e disciplina; ma questi sono elementi estremamente carenti nell’Europa di oggi. Il nuovo governo italiano quasi certamente non promuoverà nuove politiche di assimilazione e molto probabilmente gestirà la questione in quanto parte del più grande problema della sicurezza. Gli italiani non sono un popolo sciovinista, e lo scoppio di violenza verso il campo nomadi nel napoletano si colloca nel più ampio contesto dell’altro grande problema della città: la crisi dei rifiuti e il potere della criminalità organizzata.

Il problema dei rifiuti è da tempo conosciuto ed è oramai parte della storia della città. Napoli è tristemente nota per la sporcizia e le malattie, avendo in passato sofferto numerosi episodi di peste e colera, e i napoletani non sono stati in grado di “modernizzare” le tante baraccopoli sorte nel corso degli anni dentro e fuori dalla città. Quindici anni fa, le acque putride dell’impianto fognario si sono riversate dai tombini in due dei quartieri più poveri della città, con la conseguente condanna pubblica del sistema di amministrazione locale che portò al licenziamento della giunta comunale da parte del governo centrale. Qualche mese dopo, il “riformista” di sinistra Antonio Bassolino fu eletto sindaco sulla base di un programma alla “mani pulite” e di rinnovamento urbano. Se possibile, la sinistra si è dimostrata ancora più corrotta, ahimè, dei suoi predecessori: Bassolino, ora presidente della regione Campania, è diventato il simbolo universalmente disprezzato di questa corruzione. Al momento le prove di una sua collusione mafiosa sembrano accumularsi, e vanno ad aggiungersi alla sua palese incapacità di gestire la crisi dei rifiuti (anche in seguito alla concessione di poteri straordinari e di miliardi di euro da parte di Roma e della Comunità Europea), ponendo fine ai suoi sogni di gloria e facendo presagire anni bui nei quali sarà occupato a respingere diverse accuse penali. Anche la sua immagine politica ha risentito pesantemente della situazione: al culmine della più recente crisi dei rifiuti, quando l’immondizia non raccolta formava ormai mucchi altissimi nelle strade, i giornali locali mostravano foto della via di Bassolino… pulita come non mai. È difficile oggi trovare un napoletano che ammetta di aver votato per Bassolino alle ultime elezioni.

Nel frattempo, evidentemente stimolati dall’arrivo del Consiglio dei Ministri, i camion dei rifiuti in allerta-emergenza lavoravano durante la notte. Li ho visti con i miei occhi in diversi quartieri, inclusi gli infami Quartieri Spagnoli e altri considerati così pericolosi che persino gli abitanti del posto non osano avvicinarsi: Forcella e Sanità. Due giorni prima dell’arrivo di Berlusconi, il quartiere Forcella era quasi a posto e il Rione Sanità brillava lindo. I quartieri più rispettabili dove abita la classe media, spiace dirlo – incluso il luogo dove io stesso alloggiavo – erano però peggio del solito. Tuttavia per l’arrivo del premier il centro della città era immacolato e persino il traffico appariva in ordine.

Ora vi chiederete: come può essere? La spiegazione ufficiale fornita è che i rifiuti sono stati caricati su treni diretti in Germania – e questa è la verità, per quanto possa contare. Perché anche considerando questo fattore, resta il fatto che la città avrebbe potuto essere ripulita ben prima dell’arrivo di Berlusconi e del suo staff di governo. Dunque, o le autorità non volevano risolvere il problema, o erano così incompetenti da non essere in grado di farlo. Ma, come abbiamo visto, la competenza c’era: la città è stata ripulita in 48 ore. Dunque non c’era la volontà. Perché?

La risposta è che il problema dei rifiuti, così come molti dei problemi di Napoli oggi, ha a che fare con la criminalità organizzata. Secondo una di quelle strane coincidenze che mi convincono di come effettivamente sia la vita reale che imita l’arte, il film Gomorra ha debuttato al Festival di Cannes nel mezzo di questa catastrofe e ha vinto il secondo premio. Il film si basa su un best-seller di un coraggioso giovane giornalista di talento di nome Roberto Saviani; e potrebbe arrivare a costargli la vita. Il governo italiano ha disposto la scorta di 24 ore su 24 per Saviani, tenendo segreti i suoi spostamenti fino all’ultimo minuto.

Gomorra teoricamente è un romanzo (e una parodia) della mafia napoletana – la camorra – anche se è impossibile leggere il libro senza convincersi che si tratti in effetti di un documentario: infatti, alcuni dei boss della camorra nominati nel “romanzo” sono in carcere in attesa di giudizio. Una delle rivelazioni del libro dal quale è stato tratto il film (che oramai risale ad alcuni anni fa) tratta proprio della crisi dei rifiuti. Secondo Saviani, la camorra è entrata nel giro miliardario dell’immondizia raccogliendo rifiuti tossici nel nord Italia, per poi seppellirli nelle cave nei pressi di Napoli, inquinando il terreno per generazioni e avvelenando quelli che sono così sfortunati da abitare nelle vicinanze.

Tutti ne pagano le conseguenze. I marinai americani e i soldati della vicina base NATO vengono sottoposti ad esami per accertare la presenza di quella che sinora è stata definita “Naples Crud” (dove “crud” significa sia “rifiuti” in gergo, che “malattia non identificata”). Alcuni dottori sembrano pensare che la Naples crud sia causata dalla diossina prodotta quando i cumuli di rifiuti vengono dati alle fiamme, ma ai delinquenti questo non importa. I criminali chiaramente non vogliono cedere questo giro d’affari miliardario alle leggi nazionali e alle forze dell’ordine, e avanza il sospetto (seppur manchino ancora le prove concrete) che molte delle sollevazioni popolari di protesta siano orchestrate dai camorristi. Certamente ha senso: come afferma uno dei personaggi del film, “l’etica è la scusa dei perdenti”. Per i delinquenti mafiosi, si tratta solo di soldi e del potere che ne deriva. La camorra è una delle organizzazioni più ricche del mondo, e non esita ad uccidere chiunque le si opponga. Saviano ha realmente bisogno di protezione.

Il potere assassino della camorra ha dato prova di sé proprio qualche giorno fa, quando Domenico Novello, un imprenditore di mezza età che aveva testimoniato ad un processo contro un’organizzazione criminale svoltosi dal 2001 al 2003, è stato freddato di fronte al suo bar preferito a Castelvolturno, poco dopo colazione. Cinque anni fa, la polizia aveva stabilito che Novello non fosse più in pericolo e gli aveva revocato la scorta. I suoi assassini sono stati pazienti: non per niente in Italia si usa dire che la vendetta è un piatto che va gustato freddo. Questi avvenimenti dimostrano il perché Saviano debba essere protetto così da vicino. D’altra parte, le buone notizie rivelano che l’ottimismo non è fuori luogo: la polizia ha arrestato altri due importanti camorristi la scorsa settimana. Ma si comprende perché le autorità non si sono impegnate poi tanto alacremente per risolvere il problema dei rifiuti.

Tutto questo ci riporta al quadro generale, ovvero all’incapacità dello Stato italiano – dal governo centrale di Roma, sino alle amministrazioni locali della Campania e della città di Napoli – di garantire standard di sicurezza decenti per i suoi cittadini. E senza la sicurezza, niente altro è importante. C’è un nuovo sentore di disperazione questi giorni che serpeggia nelle strade, un misto di frustrazione e fatalismo che un magistrato locale ha definito “altamente esplosivo”. Non c’è dubbio che si tratti di un sentimento negativo, che ha portato la gente a cercare aiuto in altre direzioni. I napoletani odiano “il nord” sin dal 1860, quando il Regno di Napoli fu conquistato da Garibaldi e dalle truppe piemontesi del Re di Savoia, che lo annesse alla nuova Italia. Oggi tuttavia pregano Silvio Berlusconi, il settentrionale tipico (per di più milanese) affinché li salvi tutti. Il giorno prima dell’arrivo del premier, i muri della città esibivano manifesti esempio della brillante inventiva napoletana, dove gli abitanti promettevano – se Berlusconi avesse risolto il problema dei rifiuti e della camorra – di chiedere per lui la santità immediata (utilizzando la frase “santo subito” che i fedeli avevano innalzato al funerale di Giovanni Paolo II). In tipico stile napoletano, chi aveva preparato i manifesti sapeva che solo un miracolo poteva salvare la città: da qui, il richiamo al linguaggio religioso.

Berlusconi ha senza dubbio apprezzato (è abbastanza credente da essersi costruito una propria cappella e mausoleo funebre all’interno della sua proprietà al nord); e i suoi primi provvedimenti finora mi sembrano buoni. Ha annunciato che il governo gestirà la crisi dei rifiuti come un problema di sicurezza nazionale, che a gestirla sarà un commissario speciale per la sicurezza da lui nominato e che non esiterà ad utilizzare l’esercito per mantenere l’ordine nei siti di smaltimento dell’immondizia. Ha inoltre inaugurato un ambizioso programma che prevede la costruzione di inceneritori e termovalorizzatori, il primo dei quali – che doveva essere terminato nel 2001 – diverrà operativo entro la fine dell’anno. I primi passi sono sempre importanti, e quelli di Berlusconi sono stati buoni, ma c’è ancora molta strada da fare. Se Napoli e il nuovo governo vogliono voltare pagina e conseguire successi importanti, dovranno intraprendere la battaglia per sconfiggere camorristi e mafiosi. E si tratta di un’impresa davvero difficile.

© National Review Online

Traduzione Alia K. Nardini

Written by marcorouge

9 Giugno 2008 alle 5:51 pm