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Rispuntano i comunisti…

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A colmare il vuoto che normalmente è occupato dalle (fanta)dichiarazioni del Pd ci pensa il segretario del Partito della rifondazione comunista Paolo Ferrero che ad Affari Italiani dice che per riportare interesse alla questione sociale non esclude che si “metta sotto chiave qualche manager come in Francia.”

Lo giustifica affermando che la lotta sociale  deve “farsi sentire con metodi molto più forti.”

Secondo me Ferrero più che dare maggior risalto alla lotta sociale vuole fare un po’ di propaganda per il proprio partito. Che dalle parti di Rifondazione si siano finalmente accorti che non li ascolta più nessuno?

Concludo soffermandomi su una frase di Ferrero  che mi ha fatto riflettere:

“Dobbiamo lavorare per costruire il conflitto sociale.”

Ma vi rendete conto le stupidaggini che va dicendo?

Penso che sia una frase emblematica per capire chi sia questa gente. Loro “lavorano” per costruire il conflitto sociale. Simpatico da parte loro. Peccato che ormai sia tardi per parlare di lotta di classe.

Fortunatamente abbiamo il ministro Tremonti che al contrario ha come primo obbiettivo quello di garantire la pace sociale.

Written by marcorouge

17 Agosto 2009 alle 9:46 pm

Il “nuovo PD”: una storia già vista

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Rieccoci al punto di partenza. PCI, PDS, DS e ora PD. Tutte trasformazioni dove si è sempre innalzato il vessillo del cambiamento, del riformismo , del progressismo… Ma dove in realtà più si andava avanti e più si tornava indietro. Tant’è che oggi il centro-sinistra italiano si ispira al “riformismo del no” (si facciano le riforme, ma non si deve cambiare nulla) e si ritrova alleata con la CGIL che più conservatrcie di lei non c’è.

I leader del PD , intenti a dipingersi da soli come gli unici in grado di cambiare l’Italia, non si accorgono che il Cambiamento è già in atto da un anno, grazie al governo del Popolo della Libertà e della Lega Nord e non si accorgono che sono gli unici a rimanere indietro.

Written by marcorouge

18 Luglio 2009 alle 1:09 pm

Dal Guardian (e non solo) affiora un brutto sentimento anti-italiano, è ora di finirla

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Ora basta. Siamo giunti al limite. La goccia che fa traboccare il vaso. Un altro attacco diffamatorio verso l’Italia, un’altra accusa campata per aria tesa a screditare il nostro paese.

Riporto un articolo di Giancarlo Loquenzi ,direttore de “L’Occidentale” , quotidiano d’informazione on-line.

Dal Guardian (e non solo) affiora un brutto sentimento anti-italiano

“C’è un vecchio e usurato “joke”, molto noto in tutta Europa, secondo il quale l’inferno è quel posto dove gli amanti sono svizzeri, i cuochi inglesi, i meccanici francesi, la polizia tedesca e il tutto è organizzato dagli italiani. E’ la sistemazione in chiave ironica di quel coacervo di stereotipi che ogni paese si porta appresso. Come tutti gli stereotipi non ha bisogno di dimostrazioni, non deve reggere alla prova dei fatti, serve solo a sorridere sui propri e gli altrui difetti.

La cosa insolita è quando uno di questi vecchi stereotipi viene preso di peso e trasportato nell’ambito dell’analisi politica che si pretende seria e documentata. Lo ha fatto oggi  The Guardian, a firma del responsabile del servizio diplomatico, Julian Borger, parlando del G8 a presidenza italiana.

Secondo Borger l’organizzazione del vertice che si aprirà domani all’Aquila sarebbe nel più completo caos, privo di contenuti, di obiettivi e di agenda. Al punto – sempre secondo The Guardian – che si starebbe diffondendo “dietro le quinte” l’idea di espellere l’Italia dal G8 e sostituirla con la Spagna.

The Guardian, per sostenere la sua tesi, cita quasi tutte fonti anonime, a parte un certo Richard Gowan, presentato come un analista dell’Università di New York, secondo il quale “L’organizzazione del summit da parte degli italiani è stata caotica dall’inizio alla fine” e talmente priva di ogni “visione” da essersi rassegnata a seguire alla lettera “le istruzioni degli americani”.

Questa volta dunque non si tratta del solito rimbalzo internazionale delle vicende personali del premier sul filone divorzi, escort e veline. No, l’accusa è più grave anche se evidentemente fuori misura e merita lo sforzo necessario a prenderla sul serio.

Intanto però vale la pena di segnalare una saldatura tra due versanti che fino ad oggi sono stati più ostinati e feroci nelle critiche a Berlusconi e all’Italia, quello inglese e quello spagnolo. The Guardian, il giornale della middle class laburista inglese,  dopo aver seguito passo passo e in ogni minimo dettaglio le rivelazioni di Repubblica sul presidente del Consiglio, oggi propone lo scambio Italia-Spagna nel G8. Quasi un premio per il paese che con El Pais è stato parimenti all’avanguardia nelle polemiche (anche fotografiche) contro il governo italiano e il premier. E’ una bella soddisfazione per Zapatero che annega nelle difficoltà economiche della Spagna ma non sopporta la presenza nel G8 dell’Italia berlusconiana.

Prima di entrare nel merito delle accuse del Guardian c’è un’altra premessa che occorre fare. Al fondo dell’articolo di oggi c’è un sentimento anti-italiano molto forte e molto radicato, contro il quale il governo dovrebbe trovare risposte meno liquidatorie di quella offerta oggi dal ministro Frattini (“E’ una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali). L’immagine di un’Italia caotica e chiassosa accompagna da sempre la nostra politica estera vista da Londra. Nel 1990, quando al governo Andreotti spettò la presidenza della Ue, l’Economist scrisse, sempre citando fonti anonime, che “la presidenza italiana somiglia a un autobus guidato dai Fratelli Marx”. Cinque anni dopo il Sunday Times riprese quella battuta e la scagliò contro il governo Dini, di nuovo impegnato a guidare il semestre europeo: “Altre buffonate in arrivo con i Fratelli Marx che tornano al volante”.

Oggi Repubblica e molti altri giornali hanno messo il gran pavese sui loro siti per festeggiare l’attacco del Guardian, ma dovrebbero usare più prudenza nel solleticare  sentimenti che prima di essere anti-berlusconiani – e per questo vengono celebrati – sono profondamente anti-italiani, divenendone più o meno consapevoli complici. Date un’occhiata ai commenti all’articolo sul sito del Guardian: sono quasi tutti di italiani che fanno a gara nel disprezzo per il loro paese, propongono il boicottaggio dei prodotti italiani e scrivono – in inglese – gigantesche panzane sull’Italia e sul governo.

Veniamo all’inferno dell’organizzazione italiana del G8. Innanzitutto Borger è abbastanza esperto da sapere che il G8 dura un anno, inizia a gennaio e finisce a dicembre, decretarne il fallimento alla vigilia del summit dei capi di governo è una evidente forzatura. Da gennaio ad oggi si sono svolti numerosi incontri “ministeriali” con risultati qualche volta importanti altri meno, ma mai si è sentita una critica così radicale sull’organizzazione e sull’agenda. Certo il vertice di giugno è solitamente il punto culminante della presidenza di turno ma spesso è anche l’appuntamento più scontato sul piano dei risultati. Ci si arriva infatti con dossier già largamente predisposti e perlopiù condivisi e persino con il comunicato finale già abbozzato. In questo senso il vertice dell’Aquila non sembra diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto lungo una tradizione ormai ultratrentennale non certo disseminata di trionfi.

The Guardian accusa Berlusconi di aver ampliato la lista degli ospiti stranieri per mascherare la mancanza di contenuti del vertice: i capi di Stato attesi all’Aquila dovrebbero essere infatti tra i 39 e i 44, riuniti secondo diversi format di lavoro. Strana accusa davvero: si dice che Berlusconi è screditato sulla scena internazionale, che non ha nulla da dire e che il vertice è destinato al fallimento e si usa come prova il fatto che più di 40 capi di Stato saranno presenti a L’Aquila per distrarre gli osservatori dalla catastrofe. Come se i leader di mezzo mondo si spostassero per fare un favore a Berlusconi pur sapendo di andare incontro a un vertice inutile e per di più a rischio terremoto. Eppoi, non si diceva fino a qualche settimana fa che il G8 correva il rischio di illustri defezioni dovute alla cattiva fama del Presidente del Consiglio? Oggi che vengono tutti e anche di più si dice che comunque è un trucco per nascondere il fallimento.

Quanto alla “mancanza di visione”, all’assenza di obiettivi e povertà dell’agenda del G8, si tratta di accuse troppo vaghe che potrebbero attagliarsi a quasi tutti i 34 G8 che si sono succeduti fino ad oggi. Che la formula sia stanca, superata e non più adeguata ai nuovi equilibri planetari non lo scopre oggi The Guardian e non lo si può imputare alla presidenza italiana. D’altronde non sembra che il mastodontico G20 dell’aprile scorso a Londra abbia prodotto risultati clamorosi.

Anche l’accusa che il giornale inglese rivolge all’Italia di non aver rispettato gli impegni presi sugli aiuti ai paesi in via di sviluppo suona pretestuosa, quando la crisi finanziaria mondiale ha messo quasi tutti i paesi avanzati nelle stesse condizioni. Non è un titolo di merito, ma è davvero poco serio evocarlo come motivo di espulsione dal G8.

Sui risultati del vertice aquilano giudicheremo con i fatti e non con gli stereotipi e soprattutto non prima di averne visto gli esiti. Resta il valore dell’impresa di averlo voluto nei luoghi del terremoto: nei prossimi giorni le rovine dell’Aquila e delle altre città colpite dal sisma saranno sotto gli occhi dei leader mondiali, che in gran parte si sono detti pronti a contribuire alla ricostruzione. E il fatto che abbiano accettato in tanti di partecipare, senza le lusinghe del lusso e degli agii che i grandi alberghi a cinque stelle assicuravano alle precedenti edizioni, tutto ci pare meno che un titolo di demerito.

Se una cosa si può imputare al governo è la sua mancanza di reattività sul piano della comunicazione: se si escludono le battute stizzite di questo o quel ministro rilasciate alle agenzie, le alzate di spalle verso una stampa estera considerata a torto ininfluente o le alzate di ingegno come la polemica contro Murdoch, in nessun momento è affiorata la benché minima strategia comunicativa, né in difesa né in attacco. Se i giornali stranieri si sono riempiti di gossip e di malignità è perché non hanno avuto l’occasione di ospitare vere e serie interviste con il presidente del Consiglio e presidente del G8, non sono stati guidati e informati sui temi cruciali del vertice e non sono stati investiti da una controffensiva informata e fattuale sul ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Dal fortino assediato di Palazzo Chigi non si sono viste sortite coraggiose, piuttosto una rassegnata attesa di passare la nottata.”

Written by marcorouge

7 Luglio 2009 alle 5:23 pm

“Israele Day”, tanti giovani determinati e senza paura

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C’erano tanti giovani ieri sera all’Israele Day. Ragazzi e ragazze della comunità ebraica di Roma a manifestare in Piazza Montecitorio. La spiegazione migliore di quello che sta succedendo in questi giorni in Italia l’ha data proprio uno di loro, un bel giovanotto alto e stretto nel suo piumino nero: “Stamattina ero in classe e a un certo punto la professoressa ha iniziato a dire che gli israeliani a Gaza stanno ripetendo quello che fecero i nazisti durante l’Olocausto. Mi sono sentito ribollire dentro, avrei voluto alzarmi e intervenire, ma poi ho pensato che quest’anno ho l’esame di maturità e alla fine sono rimasto zitto”.

Che poi è la stessa cosa che aveva detto una delle organizzatrici della manifestazione, la vicepresidente della Commissione Esteri e Portavoce dell’Associazione “Italia-Israele”, onorevole Fiamma Nirenstein: “siamo qui per testimoniare quello che ci succede in questi giorni con gli amici, nei luoghi di lavoro, dove gli ebrei o chi difende Israele soffre perché viene criticato, a volte offeso, accusato di essere un guerrafondaio, e invece è tutto il contrario, siamo mossi da un sentimento di pace”.

Paolo Guzzanti ha augurato “buona guerra” a Israele, riassumendo senza fronzoli le ragioni dell’intervento a Gaza, con tutto il loro peso strategico di vite umane spezzate. E “pace” è una parola che torna spesso tra i ragazzi della comunità ebraica romana, quando si chiedono chi sono i loro interlocutori nel campo palestinese, quando li senti sperare in un mondo arabo moderato, riformista, che sappia davvero cogliere le straordinarie possibilità offerte dalla risoluzione del conflitto, per esempio in termini di sviluppo economico, coesistenza, progresso sociale. Ma poi padri e figli si ricordano delle svastichette stitiche di Piazza Bologna. Del Tg3 e del Tg5 che dedicano solo qualche spot ai razzi su Sderot, o alle decine di migliaia di razzi sparati da Hamas su Israele negli ultimi 8 anni.

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“Israele Day”, tanti giovani determinati
e senza paura

D’Alema il profeta

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Written by marcorouge

19 Dicembre 2008 alle 7:15 pm

Pubblicato in Italia, Politica

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BRUNETTA: Il Senato ha approvato una riforma epocale della Pubblica Amministrazione

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brunetta

“Si tratta di una riforma epocale per avere finalmente nel nostro Paese una pubblica amministrazione efficiente, trasparente, competente e responsabile”. Lo ha affermato il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, commentando  l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla riforma della Pubblica Amministrazione del quale ti proponiamo un’analisi degli articoli che lo compongono.
RELAZIONI SINDACALI E CONCORSI

L’articolo 1 definisce i seguenti obiettivi del disegno di legge: convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, con particolare riferimento al sistema delle relazioni sindacali; miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva; introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, finalizzati ad assicurare l’offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità; valorizzazione del merito e conseguente riconoscimento di meccanismi premiali; definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici; introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale. Al riguardo, è stata approvato un emendamento che valorizza il requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.

RIFORMA ARAN

L’articolo 2 è stato migliorato nei suoi contenuti recependo le utili proposte avanzate anche dall’opposizione, in particolare prevedendo decreti legislativi attuativi in materia di contrattazione collettiva e integrativa. Esso prevede che verranno precisati gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla contrattazione collettiva e alla legge, ferma restando la riserva in favore della contrattazione collettiva sulla determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro; che saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle
specificità sussistenti nel settore pubblico; che sarà riformata l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia; che sarà semplificato il procedimento di contrattazione anche attraverso l’eliminazione di quei controlli che non sono strettamente funzionali a verificare la compatibilità dei costi degli accordi collettivi.

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Il Centrodestra conquista l’Abruzzo , Democratici a picco, avanza Di Pietro

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DELLE ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO

Primi dati: Pdl in vantaggio

Dopo lo scrutinio di 111 sezioni su 1625 il candidato del centrodestra Chiodi è al 51,55%, Costantini al 40,26%

-Il Pdl è in vantaggio alle regionali in Abruzzo secondo i primi dati parziali forniti dal ministero dell’Interno: dopo lo scrutinio di 111 sezioni su 1.625 il candidato presidente del Pdl Gianni Chiodi è al 51,55% contro il 40,26% del candidato del centrosinistra, il dipietrista Carlo Costantini. In base alle proiezioni realizzate dall’emittente televisiva Rete8, su un campione di 100 sezioni su 1625, il candidato presidente del centrodestra sarebbe al 48,75% contro il 42% del candidato del centrosinistra Carlo Costantini. Il margine di errore previsto per tale proiezione è del 4%. Per quanto riguarda gli altri candidati questi i dati: Rodolfo De Laurentiis (Udc-Udeur) 5,25%; Teodoro Buontempo (La Destra) 2,50%; Ilaria del Biondo (partito dei Comunisti lavoratori) 1,00%; Angelo Di Prospero (Per il bene comune) 0,50%.

- Intanto il dato certo è l’altissima astensione: alle urne si è recato il 52,98% degli aventi diritto. Nelle precedenti elezioni regionali, quelle del 2005, aveva votato il 68,58%. Allora presidente risultò eletto l’europarlamentare Ottaviano Del Turco che ebbe di gran lunga la meglio su Giovanni Pace (An), presidente uscente.

Written by marcorouge

15 Dicembre 2008 alle 6:23 pm

Pane , pasta , latte e Sky

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“Non entrammo mai nel merito” Dice Romano Prodi al Corriere della Sera riferendosi all’Iva sugli abbonamenti alla tv via satellite (3 dicembre) “Non entrammo mai nel merito”: ecco il perfetto motto araldico di Prodi presidente del Consiglio

Tratto da www.loccidentale.it

Pane, pasta, latte e Sky

Nel paniere dei generi di prima necessità, da oggi entra anche la pay tv. Pane, pasta, latte…Sky. Così, il previsto aumento dell’Iva al 20% per la TV di Murdoch, diventa motivo di accorati appelli al Governo, perché ci ripensi, prima di andare a colpire i guadagni delle famiglie. Il primo allarme viene da Sky, direttamente interessata al provvedimento, e questo è comprensibile. Non giustificabile, però, quando l’allarme diventa attacco apertamente mosso al Governo, nel corso di dirette TV della stessa Sky o di spot realizzati per l’occasione. Di questi tempi, le battaglie giustificabili, sono quelle in difesa dei diritti fondamentali delle persone, colpite nella dignità di una vita decorosa, da una crisi senza precedenti che il Governo s’impegna ad arginare.

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Parabola e martello, la nuova crociata del Pd

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Tratto da www.loccidentale.it

Da due giorni Sky Tg 24 conduce una martellante campagna contro l’intenzione del governo di aumentare dal 10 al 20 per cento l’iva sugli abbonamenti alla tv satellitare. Lo si può capire, nessuna azienda festeggia l’aggravio di tasse sui suoi prodotti, anche se il tono con cui Tom Mockridge conduce la sua battaglia sembra un po’ troppo stentoreo e minaccioso.

Sky ha comunque buone ragioni da accampare: le aziende che operano sul fronte delle tecnologie avanzate andrebbero alleviate di tasse e balzelli perchè sono all’avanguardia nel produrre sviluppo e occupazione. E sebbene Sky operi da anni in condizione di sostanziale monopolio si è dimostata in grado di crescere oltre ogni previsione. Non fosse per il fatto che il governo è costretto a raschiare il fondo del barile, verrebbe da dire che quelle risorse sarebbe meglio trovarle altrove.

Quello che invece stupisce fino ad essere esilarante è il fatto che il Tg3 batta sulla stessa notizia con foga addirittura maggiore della stessa Sky: l’aumento dell’Iva per le famiglie “parabolate” è diventato una specie di ossessione per l’ex TeleKabul e poi a ricasco per tutta la sinistra.

Il Pd veltroniano ne ha fatto subito la sua nuova crociata: “giù le mani dagli abbonati Sky”, in nome ovviamente del mai sepolto conflitto di interessi (anche se l’aumento riguarda pure Mediaset) e con la la pretesa di dimostrare che il governo che doveva abbassare le tasse invece le aumenta. Come se la pay-tv fosse un bene di prima necessità di cui nessuno può fare a meno.

Ma la cosa più incredibile è che questa difesa in armi di 4 milioni di famiglie che si troveranno 4 euro in più al mese sul conto televisivo arriva dopo settimane in cui, Tg3, l’Unità, e di nuovo tutti i vertici del Pd hanno sputato contro i 40 euro al mese che il governo intende dare alle famiglie più povere. Quei 40 euro per Veltroni & Co. sono una vergognosa elemosina, una carità pelosa, un ricordo osceno delle vecchie tessere annonarie di mussoliniana memoria. Invece 4 euro in più alle famiglie munite di parabola e magari di schermo al plasma sono un ignominioso salasso, un tradimento delle promesse elettorali.

Ovviamente la sinistra fa i conti con le proprie tasche prima che con quelle dei cittadini: 40 euro, per chi ci compra due etti di pata negra nella boutique alimentare sotto casa al centro di Roma o Milano, sono in effetti “un elemosina”. E non si pensa che con quei 40 euro in un discount di periferia ci si riempie il carrello. Mentre aumentare l’Iva a Sky (e a Mediaset) non è un modo come un altro per finanziare quel genere di misure, ma solo e sempre la vendetta del Caimano.

Written by marcorouge

30 Novembre 2008 alle 7:32 pm

Tremonti spiega la social card

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PRESENTAZIONE CARTA ACQUISTI

La social card costerà a regime 450 milioni di euro e interesserà circa 1 milione e 300 mila persone. E’ quanto ha dichiarato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi insieme al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Paolo Bonaiuti.

Tremonti ha innanzitutto voluto precisare che non si tratta di un intervento caritatevole. “Abbiamo scelto lo strumento della carta acquisti anonima in alternativa rispetto alla distribuzione fisica di denaro perché su questo supporto si aggiungono altre voci. La prima è lo sconto delle catene commerciali convenzionate con questo programma. La carta serve anche ad accedere alle tariffe sociali dell’Enel”, ha spiegato il ministro.

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