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La scossa è arrivata nel cuore della Puglia rossa

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Partito democratico, Socialisti, Rifondazione comunista, Sinistra e libertà e Lista Emiliano: sono questi i partiti che hanno visto le loro sedi perquisite dai carabinieri che hanno provveduto a sequestrarne i bilanci. I fatti riguardando le indagini sulla sanità condotta dal pubblico ministero Desirè Digeronimo sul presunto intreccio illegale per la gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario e che coinvolgono anche l’ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco, oggi senatore.  Dalle indagini della Direzione distrettuale Antimafia di Bari, sarebbe infatti emerso il sospetto che i partiti del centrosinistra regionale dal 2005 ad oggi avrebbero favorito determinati imprenditori a cui avrebbero affidato appalti e servizi nel settore sanitario finanziati con danaro pubblico. Gli imprenditori, a loro volta, avrebbero girato parte del danaro ottenuto ai partiti del centrosinistra, finanziandoli.

Cari lettori, si va sempre peggio, da una parte mi dispiace, era rimasta solo quella pia illusione, la presunta superiorita’ morale della sinistra, finita miseramente come la gioiosa macchina da guerra che da 15 anni riceve fregature….

Vendola fu inviato in Puglia dall’allora segretario dl suo partito Bertinotti, per rimettere le cose a posto specie nella sanità. Fitto ,del centro destra,come governatore non era stato in grado di gestire la sanità pugliese, che vantava debiti e caricava di ticket i cittadini. Fitto fu oggetto di attacchi ed a volte rischiò il linciaggio da una folla inferocita ed aizzata dai compagni. Vendola vinse le elezioni,abbandonò la camera dei deputati e si presentò in Puglia come il messia annunciato dai profeti. Colui che avrebbe ridato smalto e dignità ad una sanità fatiscente. Ed ecco i risultati, sotto gli occhi di tutti; si è passati dalla padella alla brace.  La magistratura andata per pescare salmoni con le intercettazioni, ha pescato pescecani. E lo spreco nell’acquario della sanità non finisce mai. Uno spreco immenso di risorse, tangenti, ospedali appena finiti di costruire e costati una cifra, cadenti e fatti con la sabbia marina….insomma una ruberìa infinita.

La scossa che aveva preannunciato D’Alema è arrivata, ma ha sbagliato parte!

Il “nuovo PD”: una storia già vista

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Rieccoci al punto di partenza. PCI, PDS, DS e ora PD. Tutte trasformazioni dove si è sempre innalzato il vessillo del cambiamento, del riformismo , del progressismo… Ma dove in realtà più si andava avanti e più si tornava indietro. Tant’è che oggi il centro-sinistra italiano si ispira al “riformismo del no” (si facciano le riforme, ma non si deve cambiare nulla) e si ritrova alleata con la CGIL che più conservatrcie di lei non c’è.

I leader del PD , intenti a dipingersi da soli come gli unici in grado di cambiare l’Italia, non si accorgono che il Cambiamento è già in atto da un anno, grazie al governo del Popolo della Libertà e della Lega Nord e non si accorgono che sono gli unici a rimanere indietro.

Written by marcorouge

18 Luglio 2009 alle 1:09 pm

Ultima indagine nazionale dell’Istituto DEMOPOLIS sulle intenzioni di voto degli italiani

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A 16 giorni dall’apertura delle urne per il rinnovo del Parlamento Europeo, un quinto degli italiani non ha ancora scelto: molti gli indecisi, fortemente tentati anche dall’astensione. È quanto emerge dall’ultima fotografia sulle intenzioni di voto scattata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis prima del black out previsto dalla legge elettorale: uno scenario non previsivo, in quanto ancora soggetto a possibili significative variazioni.
Se si votasse oggi, secondo le stime DEMOPOLIS, il PDL si attesterebbe intorno al 40% (con una forbice tra il 38 e il 42%), con la Lega al 10%.
Il Partito Democratico si posizionerebbe invece tra il 25 ed il 27%, l’IdV all’8%, l’UDC al 6%. A rischio, al momento, tutte le altre liste: vicine alla soglia del 4% appaiono Rifondazione con i Comunisti Italiani e il cartello dell’Autonomia.
In un voto fluido e d’opinione, come quello per le Europee, sono ancora possibili molte sorprese: il tasso di partecipazione al voto – secondo i ricercatori dell’Istituto Demopolis – potrebbe divenire l’elemento decisivo nella misurazione del consenso ai partiti.

Written by marcorouge

21 Maggio 2009 alle 6:48 pm

Che strano! Nuove elezioni , nuova sentenza!

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“Agì da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Nello stesso tempo, Mills ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”. E’ questo il nocciolo delle quasi 400 pagine di motivazioni depositate oggi dalla decima sezione dei giudici del tribunale di Milano – presieduta da Nicoletta Gandus, lo stesso magistrato già ricusato dal premier – che ha portato alla condanna dell’avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.

Immediata la reazione del premier Berlusconi che, commentando la notizia, ha annunciato che presto riferirà in Parlamento: “Dirò finalmente quanto penso da tempo a proposito di certa magistratura”. Il Cav. si dice sereno perché in appello ci sarà un altro giudice davanti al quale potrà difendersi. “Se c’è un fatto indiscutibile è che non c’è stato alcun versamento al signor Mills. Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta…”.

Al termine di una conferenza stampa il premier ha poi risposto seccato alla giornalista dell’Unità: “Sono già stati fatti 102 processi e ho già speso 200 milioni in consulenze e avvocati. Io sto lavorando tanto, crede che vada a perdere tempo?”. Al centro delle polemiche anche la posizione del capo del governo, stralciata in seguito al “Lodo Alfano” che garantisce l’impunità per le quattro cariche più alte dello Stato. Sulla questione di legittimità costituzionale di questa legge, tutto lascia pensare che la Corte deciderà non prima della fine di settembre, in seguito alla ripresa dei lavori dopo l’estate.Nicolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del premier, è sicuro che la sentenza Mills verrà ribaltata in Corte d’Appello. “È una sentenza annunciata – spiega il legale – dal tipo di istruttoria dibattimentale che ci è stata imposta: sono stati negati i testimoni della difesa, non sono state consentite le rogatorie richieste e si è proceduto con una tesi a senso unico”. Sulla questione della rinuncia all’applicazione del lodo Alfano, Ghedini è netto: “Si negherebbe la possibilità di espletare il suo ruolo da presidente del Consiglio perché in un processo fatto bene se ci sono 50 udienze, ce ne vorrebbero altrettante per ascoltare i testimoni della difesa. Stiamo parlando quindi di un anno e il premier non potrebbe fare il proprio lavoro perché, come è previsto dalla Costituzione, dovrebbe essere in Aula a difendersi”. Una prospettiva che, a più di un esponente della sinistra, non dispiacerebbe affatto.

Come al solito, dopo oltre dieci anni, le sentenze che riguardano direttamente o indirettamente Berlusconi arrivano in tempo di campagna elettorale…

Questa volta, la succitata Procura, per attaccare il Cavaliere ha deciso di rendere pubbliche – guarda caso a tre settimane dal voto – le motivazioni della sentenza con cui ha condannato, in primo grado, l’avvocato Mills. E nelle motivazioni, non si fa altro che accusare Berlusconi.

Per tutto ciò che leggo nei giornali sul comportamento di numerosi magistrati(scarcerazioni facili di feroci delinquenti,di stupratori,di mafiosi,di truffatori,prescrizioni di illeciti e di reati amministrativi che sembrano fatte ad hoc per gli amici degli amici,ecc) ho la massima sfiducia per molta parte della magistratura penale,civile ed amministrativa italiana.Ciò premesso,e ricordando le centinaia di perquisizioni alle quali è stato sottoposto il gruppo Fininvest per incastrare Berlusconi(colpo non riuscito ai giudici d’assalto) e le numerose sentenze di assoluzione del medesimo Berlusconi,ritengo che anche stavolta si sia costruito contro di lui un inutile volume di 400 pagine di accuse che i suoi legali hanno definito fantasiose e che ancora una volta riusciranno a smontare.

Ma per difendersi ci vuol tempo, per accusare basta molto poco.  E tra qualche mese sentiremo parlare dell’ennesima assoluzione di Berlusconi.

Perché la Rai non permette di vedere le figuracce di Franceschini su YouTube?

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“Perché la Rai non permette di vedere le figuracce di Franceschini su YouTube?

La Rai, che permette la trasmissione su YouTube di ogni contenuto, impedisce la visione in rete, attraverso la rivendicazione del copyright, di alcuni minuti di Ballarò del 6 aprile 2008, nel quale appare il segretario del Pd Dario Franceschini (allora vice di Veltroni) in un confronto elettorale con Giulio Tremonti.

In quella occasione Franceschini fece letteralmente scena muta quando Giulio Tremonti gli chiese l’ammontare del Prodotto interno lordo e del debito pubblico.”

Lo ha affermato il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio, che ha osservato: “Dario Franceschini da qualche giorno ha deciso di occupari di economia e dà letteralmente i numeri, su tutto. Ha sparato cifre a casaccio sui costi del referendum di giugno, sugli ammortizzatori sociali, sull’acconto Irpef, sul patto di stabilità interno.

Sarebbe utile diffondere la sua competenza economica così ben documentata a Ballarò. Purtroppo non è possibile perché qualcuno ha pensato bene, da qualche giorno, di aiutarlo. Bloccando il video su You TubeVuoi vedere che a questo qualcuno, che lavora a Viale Mazzini, è venuto in mente che Dario Franceschini è il segretario del Pd.

Cioè l’uomo che deve indicare il nome del futuro presidente della Rai. Vuoi vedere che per ingraziarselo, qualcuno nell’azienda radiotelevisiva pubblica ha pensato di porgergli in dono questo piccolo atto censorio? Speriamo che qualche commissario della Vigilanza se ne voglia occupare. “

Giorgio Stracquadanio Deputato del Pdl.

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18 Marzo 2009 alle 10:36 pm

CAPPELLACCI: In Sardegna la sinistra ha lasciato un disastro, non avrà la riconferma

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Intervista a Ugo Cappellacci, candidato del Pdl alle elezioni regionali della Sardegna del 15 e 16 febbraio, pubblicata da “Il Giornale” del 9 gennaio 2009

Ugo Cappellacci, subito dopo l’investitura Berlusconi ha sentenziato che lei sarà «il Gianni Chiodi sardo». È pronto alla sfida con Soru per la presidenza della Regione?
“Sento una grande responsabilità sulle spalle, soprattutto per la situazione in cui si trova la mia terra: 190mila disoccupati, 300mila vicini alla soglia della povertà, popolazione indebitata tanto che su uno stipendio medio di 1500 euro, 700 se ne vanno per pagare le rate dei mutui…”.

Scenario allarmante. Ma Soru è un osso duro…
“L’analisi sugli ultimi cinque anni non l’abbiamo fatta noi ma esperti ed economisti. La sinistra non ha mantenuto gli impegni e non può pretendere di essere riconfermata”.

Soru la attacca dicendo che lei si presenta come nuovo, ma non lo è. E che non conosce la Sardegna…
“Sono sardo al 200 per 100: genitori e nonni sardissimi. Conosco bene i problemi della mia terra a differenza di chi ha governato chiuso nel grigiore solitario delle stanze del palazzo. Mentre io riporterò al centro la famiglia, le imprese e il territorio, con i sindaci in prima linea”.

Soru sembra snobbarla dicendo che «in Sardegna ci sarà uno scontro Soru-Berlusconi»…“Se conterò lo diranno gli elettori e i fatti della mia azione di governo. Non ho alcun timore a raccordarmi con un governo che è e sarà amico della Sardegna. Se necessario chiederò interventi da Roma perché i miei disoccupati e i padri di famiglia in grave difficoltà possano vivere con dignità. Non mi vergognerò di chiedere aiuto al governo perché non sto chiedendo assistenza ma soltanto condizioni di pari dignità per i sardi”.

La sinistra insinua che lei cura l’aspetto fiscale delle ville sarde di Berlusconi…“Non curo alcun aspetto fiscale delle ville di Berlusconi. Sono solo figlio d’arte di un commercialista e ho lavorato per il gruppo Fininvest ma anche per il gruppo De Benedetti oggi, come noto, molto vicino a Soru”.

Il modello Soru: dove ha fallito?”
Con la scusa di farsi paladino di principi di sardità ha di fatto imposto un sistema di governo centrato sul pensiero unico, sulla sua personale mono-cultura, sulla sua incommensurabile magnificenza di monarca illuminato. Deve vedere e controllare tutto lui, gli altri non contano nulla. Un modo dispotico di governare, inqualificabile per una moderna democrazia. Eppoi non sorride mai e non guarda negli occhi quando parla”.

Piano paesaggistico regionale, ossia i vincoli allo sviluppo edilizio delle coste che è costato caro al governatore uscente… Le piace?
“Cinque anni fa Soru ha raccontato una bella storia fatta di principi sacrosanti legati alla struggente bellezza della nostra isola. Ci batteremo più di lui perché tutto questo sia salvaguardato ma noi siamo più credibili. La vicenda del piano paesaggistico ha dimostrato che è stata tolta ai sindaci la possibilità di essere protagonisti a casa loro. Quello che noi non accettiamo. Tutela dell’ambiente sì, ma concordata e condivisa”.

Soru e il conflitto di interessi: dal caso Saatchi & Saatchi alla liaison con i De Benedetti. In molti, anche a sinistra, sono in imbarazzo…
“Non ho tempo per seguire questioni di cattiva amministrazione dei soldi pubblici, sui cui sta indagando la magistratura”.

Secondo lei Soru ha risolto il suo conflitto d’interessi con il blind trust a Racugno?”
Il caso dimostra quanto sia ipocrita e doppiopesista la sinistra… Ma mi interessano di più i problemi dei sardi”.

Soru dice: ’Ho ridimensionato le comunità montane e limitato gli sprechi’. Gliene dà atto?
“Misure di facciata… I veri sprechi sono quelli legati alla complessiva inefficienza in cui ha lasciato la macchina amministrativa della Regione. Mi risulta che Soru abbia fatto rifare un facciata di un palazzo regionale perché non gli piaceva il marroncino. Costo: 1,7 milioni di euro…”.

Il suo progetto per la Sardegna?
“Modernizzare senza cancellare tradizione e valori identitari, apprezzati in tutto il mondo. Dobbiamo poi rilanciare le nostre bellissime zone interne con nuove infrastrutture capaci di sviluppare un modello di turismo attivo tutto l’anno e attento all’ambiente, alla storia e alla cultura”.

Written by marcorouge

12 Gennaio 2009 alle 1:52 pm

D’Alema il profeta

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Written by marcorouge

19 Dicembre 2008 alle 7:15 pm

Pubblicato in Italia, Politica

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Il Centrodestra conquista l’Abruzzo , Democratici a picco, avanza Di Pietro

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DELLE ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO

Primi dati: Pdl in vantaggio

Dopo lo scrutinio di 111 sezioni su 1625 il candidato del centrodestra Chiodi è al 51,55%, Costantini al 40,26%

-Il Pdl è in vantaggio alle regionali in Abruzzo secondo i primi dati parziali forniti dal ministero dell’Interno: dopo lo scrutinio di 111 sezioni su 1.625 il candidato presidente del Pdl Gianni Chiodi è al 51,55% contro il 40,26% del candidato del centrosinistra, il dipietrista Carlo Costantini. In base alle proiezioni realizzate dall’emittente televisiva Rete8, su un campione di 100 sezioni su 1625, il candidato presidente del centrodestra sarebbe al 48,75% contro il 42% del candidato del centrosinistra Carlo Costantini. Il margine di errore previsto per tale proiezione è del 4%. Per quanto riguarda gli altri candidati questi i dati: Rodolfo De Laurentiis (Udc-Udeur) 5,25%; Teodoro Buontempo (La Destra) 2,50%; Ilaria del Biondo (partito dei Comunisti lavoratori) 1,00%; Angelo Di Prospero (Per il bene comune) 0,50%.

- Intanto il dato certo è l’altissima astensione: alle urne si è recato il 52,98% degli aventi diritto. Nelle precedenti elezioni regionali, quelle del 2005, aveva votato il 68,58%. Allora presidente risultò eletto l’europarlamentare Ottaviano Del Turco che ebbe di gran lunga la meglio su Giovanni Pace (An), presidente uscente.

Written by marcorouge

15 Dicembre 2008 alle 6:23 pm

SONDAGGIO CONSORTIUM: Aumenta il consenso del governo nei sondaggi

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La crisi economica internazionale è un fatto indiscutibile, ma negli italiani aumenta la convinzione che il Governo sta operando bene per affrontarla, utilizzando al meglio le scarse risorse disponibili, con equilibrio e con il massimo impegno, soprattutto a vantaggio delle fasce più deboli. Lo confermano i risultati dell’ultimo sondaggio Consortium che registrano un aumento del consenso nei confronti del premier Silvio Berlusconi, del Governo e dei singoli provvedimenti. Nonostante il fatto che queste due ultime settimane siano state difficili, aumenta la convinzione che l’Esecutivo – senza promesse strabilianti, ma attenendosi a una linea di responsabile realismo – sia ben saldo nel tenere l’interesse del Paese al primo posto. Questo anche perché l’opposizione affonda nelle sue contraddizioni e ogni giorno rivela contrasti interni sempre più profondi.

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Written by marcorouge

5 Dicembre 2008 alle 6:01 pm

Parabola e martello, la nuova crociata del Pd

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parabola

Tratto da www.loccidentale.it

Da due giorni Sky Tg 24 conduce una martellante campagna contro l’intenzione del governo di aumentare dal 10 al 20 per cento l’iva sugli abbonamenti alla tv satellitare. Lo si può capire, nessuna azienda festeggia l’aggravio di tasse sui suoi prodotti, anche se il tono con cui Tom Mockridge conduce la sua battaglia sembra un po’ troppo stentoreo e minaccioso.

Sky ha comunque buone ragioni da accampare: le aziende che operano sul fronte delle tecnologie avanzate andrebbero alleviate di tasse e balzelli perchè sono all’avanguardia nel produrre sviluppo e occupazione. E sebbene Sky operi da anni in condizione di sostanziale monopolio si è dimostata in grado di crescere oltre ogni previsione. Non fosse per il fatto che il governo è costretto a raschiare il fondo del barile, verrebbe da dire che quelle risorse sarebbe meglio trovarle altrove.

Quello che invece stupisce fino ad essere esilarante è il fatto che il Tg3 batta sulla stessa notizia con foga addirittura maggiore della stessa Sky: l’aumento dell’Iva per le famiglie “parabolate” è diventato una specie di ossessione per l’ex TeleKabul e poi a ricasco per tutta la sinistra.

Il Pd veltroniano ne ha fatto subito la sua nuova crociata: “giù le mani dagli abbonati Sky”, in nome ovviamente del mai sepolto conflitto di interessi (anche se l’aumento riguarda pure Mediaset) e con la la pretesa di dimostrare che il governo che doveva abbassare le tasse invece le aumenta. Come se la pay-tv fosse un bene di prima necessità di cui nessuno può fare a meno.

Ma la cosa più incredibile è che questa difesa in armi di 4 milioni di famiglie che si troveranno 4 euro in più al mese sul conto televisivo arriva dopo settimane in cui, Tg3, l’Unità, e di nuovo tutti i vertici del Pd hanno sputato contro i 40 euro al mese che il governo intende dare alle famiglie più povere. Quei 40 euro per Veltroni & Co. sono una vergognosa elemosina, una carità pelosa, un ricordo osceno delle vecchie tessere annonarie di mussoliniana memoria. Invece 4 euro in più alle famiglie munite di parabola e magari di schermo al plasma sono un ignominioso salasso, un tradimento delle promesse elettorali.

Ovviamente la sinistra fa i conti con le proprie tasche prima che con quelle dei cittadini: 40 euro, per chi ci compra due etti di pata negra nella boutique alimentare sotto casa al centro di Roma o Milano, sono in effetti “un elemosina”. E non si pensa che con quei 40 euro in un discount di periferia ci si riempie il carrello. Mentre aumentare l’Iva a Sky (e a Mediaset) non è un modo come un altro per finanziare quel genere di misure, ma solo e sempre la vendetta del Caimano.

Written by marcorouge

30 Novembre 2008 alle 7:32 pm