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L’Israele Day si farà. Noi ci saremo

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Tratto da L’Occidentale , giornale on-line d’informazione.

L’Israele Day si farà. Noi ci saremo

L’ “Israele Day” si farà. Lo ha promosso l’Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele per il prossimo 14 gennaio alle 18.30 davanti a Montecitorio. Su l’Occidentale, qualche giorno fa, ci eravamo chiesti se non fosse giunto il momento di manifestare pubblicamente il nostro sostegno alla democrazia israeliana impegnata in una dolorosa e difficile operazione di guerra contro il terrorismo di Hamas. Ci sembrava già allora che il momento fosse giunto e la valanga, di commenti contrari, rabbiosi, violenti e spesso folli, ci hanno rafforzato in questa convinzione.

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Written by marcorouge

12 Gennaio 2009 alle 3:05 pm

Guerra continua – Israele rifiuta la tregua e colpisce gli uffici di Ismail Haniyeh

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Pubblico un pezzo di Barry Rubin apparso sul “Jerusalem Post” che fa il punto sugli scenari di guerra e sulla strategia militare e mediatica di Hamas.

Barry Rubin* per il “The Jerusalem Post”

Non c’è più niente di chiaro nella strategia di Hamas. L’organizzazione offre a Israele di scegliere tra due ipotesi: subire l’attacco dei razzi e quello dei media, e pensa che la situazione attuale si possa riassumere così: “Noi vinciamo o voi perdete”.

A. Il “cessate il fuoco”. Termina il “cessate il fuoco” e Hamas cerca di ottenere pace e tregua necessari a incrementare il suo esercito e consolidare il suo potere a Gaza. Israele garantisce gli approvvigionamenti a patto che non ci siano altri attacchi. Dal punto di vista pragmatico del mondo occidentale questa sarebbe una grande occasione per mettere un freno alla crisi in atto. Ma Hamas non è un’organizzazione pragmatica di stampo occidentale. I suoi nemici sono proprio la pace e la tregua, non solo a causa della sua ideologia – la sfera divina gli comanda di distruggere Israele – o per la sua immagine – di eroi e martiri – ma anche perché il suo esercito ha bisogno di reclutare affiliati tra le masse per una guerra permanente, e quindi deve guadagnarsi il consenso della popolazione. Hamas non ha alcun programma per lo sviluppo del benessere del popolo palestinese. Non vuole educare i bambini a diventare dottori, insegnanti, o ingegneri. La sua piattaforma politica si sviluppa intorno a un solo punto: guerra, guerra, una guerra senza fine, fatta di sacrificio, eroismo, e martirio fin quando non sarà raggiunta la vittoria totale. Così finisce l’ipotesi “cessate il fuoco” .

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Written by marcorouge

31 Dicembre 2008 alle 1:16 pm

Nassirya 12/11/2003 – 12/11/2008

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“Non voglio e non posso dimenticare i 19 morti di Nassirya, nel giorno dell’anniversario del tragico evento.”

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Written by marcorouge

12 Novembre 2008 alle 11:35 pm

Perchè non volete riconoscere il male? Negoziate ! Negoziate!

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Mi sto aggiornando sugli ultimi sviluppi del dialogo con l’Iran. Iniziamo con un certo Mehdi Kalhor, il vice presidente dei mullah per le comunicazioni. Kalhor ha posto due precondizioni per avviare le trattative: gli Stati Uniti devono lasciare il Medio Oriente e devono smetterla di sostenere il “regime sionista”.

La richiesta di far ricorso all’“arma della diplomazia” continua ad avere molto successo tra gli opinionisti e quindi non c’è di che stupirsi; su Haaretz, ad esempio, spicca il nome di MJ Rosenberg dell’Israel Policy Forum. Nulla di strano: invocare il dialogo è diventata la ragion d’essere sia dell’IPF che di Hareetz.

Sarebbe tuttavia interessante sapere se questi profeti dell’“arma del dialogo”, da James Baker e Ben Scowcroft a Barack Obama, abbiano preso nota delle “precondizioni” iraniane oppure no. Tra gli aspiranti negoziatori americani ce ne sono alcuni che senza dubbio sarebbero felici di veder finire il nostro supporto ad Israele, perché sono convinti che Israele sia la causa di tutti i problemi del Medio Oriente. Ma questi non sono molti, e a parte Pat Buchanan con la sua allegra banda di antisemiti, quelli disposti ad ammetterlo in pubblico sono anche meno. Se non hanno una cattedra ben sovvenzionata ad Harvard e Chicago, è così. E i fautori del ritiro americano dal Medio Oriente sono ancora meno.

Intanto, nessuno di loro sembra essersi accorto che gli Stati Uniti negoziano con l’Iran ormai da trenta anni, senza risultati tangibili. A inizio settimana, il ministro degli Esteri dei mullah, Manucher Mottaki, ha rilasciato un’intervista al WaPo’s Lally Weymouth. La giornalista gli ha chiesto se gli iraniani considerano un attacco alle infrastrutture nucleari da parte di Israele come un attacco degli Stati Uniti. Mottaki ha risposto: “In Medio Oriente nessuno fa distinzione tra gli USA e Israele”. E’ questo il punto. Quanti credono che basta rompere con gli israeliani per sfuggire alla guerra che l’Iran ha mosso contro di noi sono solo degli sciocchi. Gli iraniani vedono gli Stati Uniti e Israele come parti integranti dell’unico grande continuum satanico contro cui hanno lanciato il loro jihad. Noi siamo il Grande Satana, mentre Israele è il Piccolo, ma siamo entrambi forze demoniache che devono essere distrutte.

Gli iraniani lo ripetono in continuazione, eppure nessuno vuol sentire. Ecco perché sto scrivendo un libro dal titolo “Accomplice to Evil; Iran and the War Against the West”. Parla delle tante occasioni in cui, nel ventesimo secolo e ora nel ventunesimo, avremmo dovuto riconoscere il Male mentre si manifestava proprio davanti a noi, e ci saremmo dovuti difendere contro di lui prima che la guerra diventasse mondiale. L’Iran è il caso più recente.

Perché ci rifiutiamo di vedere il Male quando è così evidente?
Stay tuned, rimanete sintonizzati…

© Pajamas Media – Faster Please!

Traduzione Emiliano Stornelli

Michael A. Ledeen è il Freedom Scholar della Foundation for Defense of Democracies di Washington.

Written by marcorouge

2 Novembre 2008 alle 2:13 pm