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I numeri della lotta alla mafia. Record di beni confiscati e sequestrati

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Quante volte avete sentito qualcuno dare del mafioso a Berlusconi,  al suo governo e alla maggioranza ?Recenti sono le nuove polemiche riguardanti presunti emendamenti presenti nella finanziaria che favorirebbero la criminalità organizzata. (rivelatesi, come sempre infondate)

A queste parole si risponde con i numeri di ciò che si è fino ad ora fatto.

 

“Nei primi 18 mesi del Governo Berlusconi sono state compiute 377 operazioni di polizia giudiziaria contro la mafia (+53%). E’ quanto si legge in un dossier che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha consegnato oggi all’associazione stampa estera. ‘Mai nessun governo aveva raggiunto risultati simili’, ha detto. Rispetto ai 18 mesi precedenti, gli arresti sono aumentati del 22%: 3.630, tra cui 282 latitanti (+87%), 15 dei quali tra i 30 piu’ pericolosi (+67%)” (Ansa).

 

Molto importanti sono anche  le cifre relative al valore complessivo dei beni sequestrati e confiscati. Due primati: il primo riguardante il valore dei beni confiscati, pari a 5.372 milioni di euro (+52% rispetto ai diciassette mesi precedenti) , il secondo – record da incorniciare – riguardante i beni confiscati, il cui valore ammonta a 1.512 milioni di euro (+ 304%) .

Una parte di quest’ultimi,  esattamente 676,7 milioni di euro, sono stati immeditamente monetizzati, e sono stati fatti  confluire nel Fondo Unico di Giustizia, il pozzo che “lava” i denari delle mafie alimentando la lotta dello Stato, in termini di risorse a beneficio delle forze dell’ordine, contro le mafie stesse (quando si dice che ogni guerra ha bisogno dei suoi simboli).

 

 

Written by marcorouge

25 Novembre 2009 alle 9:50 pm

Oltre le regole della civile convivenza: l’Idv tocca il fondo.

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La condotta dell’Italia dei Malori  sta assumendo contorni grotteschi. Non più contenta di accusare a giorni alterni  il Premier, di lanciare improbabili messaggi su giornali esteri al fine di sputtanare l’Italia e i suoi cittadini, di fare pressioni e critiche senza alcun motivo e ragione al Capo dello Stato (per poi prendere delle grosse cantonate ), ha deciso di violare anche le più basilari regole di convivenza civile.

Il parlamentare Pedica, senatore dell’Idv, ha pensato bene di irrompere a Palazzo Chigi e di interrompere la conferenza stampa del Ministro Gelmini. Il Ministro, più volte interrotta,  ha preferito comunque lasciare la sala stampa, «occupata» dal senatore Idv, senza nemmeno iniziare la prevista conferenza stampa. «L’Idv è sempre una forza molto democratica, complimenti…» ha detto ironicamente il ministro rivolgendosi al senatore dipietrista.

Non ho davvero parole per commentare. E’ ora che si diano una regolata.

Written by marcorouge

24 Luglio 2009 alle 4:38 pm

Ecco le novità del pacchetto anti-crisi

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Scudo fiscale-ter, mini stretta sulla previdenza a partire dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: il pacchetto di emendamenti presentati dal Governo e dai relatori al decreto legge anticrisi è corposo e include le misure assai varie. Temi importanti si mescolano tra l’altro a misure legate a settori specifici e così si va dai fondi per l’Enav alla stretta sul commercio per gli ambulanti e ai giochi.

Ecco le novità principali.

Rimpatrio per capitali extra Ue – I capitali che si trovano nei Paesi extra Ue dovranno essere rimpatriati, mentre quelli che si trovano in Paesi dell’Unione europea potranno essere sia regolarizzati (lasciandoli all’estero) sia rimpatriati.

Aliquota al 5% – Nel testo non si fa riferimento esplicito una aliquota ma si riporta la formula di tassazione: “L’imposta si applica su un rendimento lordo presunto – si legge nelle relazione tecnica – in ragione del due per cento annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione e con un aliquota sintetica del cinquanta per cento per anno comprensiva di interessi e sanzioni”.

Tempi regolarizzazione – La regolarizzazione delle attività “finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008” potrà avvenire dal 15 settembre 2009 al 15 aprile 2010.

Fuori i reati - L’ombrello fiscale, nell’ultima versione, riguarda solo l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele.

Pensioni, mini stretta da 2015 – Arriva una mini-stretta per le pensioni, che partirà dal primo gennaio 2015 e comporterà al massimo tre mesi di aumento dell’età pensionabile.

Donne P.A. da 2018 in pensione a 65 anni – Si parte nel 2010 e l’innalzamento sarà fatto nella misura di un anno ogni due. I risparmi confluiscono nel fondo strategico per il Paese a sostengo dell’economia reale istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Risorse a Sanità – Una quota del gettito della regolarizzazione (267 milioni in 2 anni) andrà a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale delle diverse regioni in proporzione all’emersione.

Patto stabilità – Maglie più larghe per gli enti locali sul fronte del rispetto del patto di stabilità interno, ma solo per chi nel 2008 è stato ‘virtuoso’ e vuole investire.

Scende tassa oro – La tassa sulle plusvalenza scende dal 6% al 1%. L’imposta, poi, non sarà retroattiva.

Sanità – Nuova proroga al 15 ottobre per la stipula dell’intesa Stato-Regioni, cui è subordinata il finanziamento integrativo al Servizio sanitario nazionale.

Stretta su massimo scoperto – Il tetto dello 0,5% sul massimo scoperto comprende anche l’eventuale sconfinamento, mentre i giorni di valuta per gli assegni saranno solari e non più lavorativi.

Sicurezza voli – Per i costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa, all’Enav andranno 12,2 milioni di euro nel 2009. Ai quali si aggiungono 8,8 milioni di euro nel 2009 e 21,1 milioni l’anno nel triennio 2010-2012 per l’ammodernamento di alcuni aeroporti.

Stretta su ambulanti - Le licenze potranno essere rilasciate solo a chi dimostrerà di essere in regola con il versamento dei contributi.

Rifiuti - Entro sei mesi dovranno arrivare le norme per la tracciabilità dei rifiuti.

Giochi – Cambio in corsa per le norme che regoleranno il rilascio della concessione per la gestione delle lotterie tradizionali e delle “Gratta e Vinci”.

Università, arriva la riforma. Gelmini: Bisogna avere coraggio. Tutti i cambiamenti

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Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha illustrato oggi i contenuti della riforma dell’Università. “Bisogna avere coraggio di cambiare l’Università – ha affermato –, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”.

Ecco i CONTENUTI del disegno di legge:

- Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.

  • Come è: università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
  • Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità.

- Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme secondo criteri nazionali concordati tra Miur e Tesoro.

  • Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
  • Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.

- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).

  • Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
  • Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

- Delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca al fine di creare un vero sistema di formazione di terzo livello sia per l’accademia che per le imprese. (segue)


Per quanto riguarda la GOVERNANCE si prevede:

- Adozione di un codice etico.

  • Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni;
  • Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.

- Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma.

  • Come è: ogni università decide il numero dei mandati;
  • Come sarà: un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni con valenza retroattiva.

- Distinzione netta di funzioni tra Senato e cda, il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.

  • Come è: attualmente vi è confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l’assunzione della responsabilità nelle scelte;
  • Come sarà: Il senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate.

- Limiti di 35 membri nel Senato e di 11 nel cda per superare assemblearismo e paralisi;

  • Come è: il senato è composto anche da più di 50 persone e il Cda da 30;
  • Come sarà: sarà ridotto il numero di membri del senato a un massimo di 35 e del cda a 11 per evitare organi pletorici e poco responsabilizzati.

- Cda fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni.

- Rafforzamento del peso della rappresentanza studentesca in Senato e cda.

- Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo.

  • Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi;
  • Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell’ateneo.

- Nucleo di valutazione d’ateneo a maggioranza esterna.

  • Come è: i nuclei di valutazione sono oggi a maggioranza composti da docenti interni;
  • Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

- Semplificazione della struttura interna degli atenei.

  • Come è: si sovrappongono organi quali il consiglio di corso di studio, il consiglio di dipartimento, la facoltà;
  • Come sarà: saranno razionalizzati gli organi evitando sovrapposizioni (segue)

Misure previste per il RECLUTAMENTO e lo STATO GIURIDICO DEI DOCENTI:

- Commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e per la prima volta anche stranieri.

  • Come è: le università posso assumere nuovi professori senza un filtro nazionale;
  • Come sarà: una commissione nazionale autorevole dovrà abilitare coloro che sono abilitati a partecipare ai concorsi per le varie fasce. Saranno valutate le capacità e il curriculum sulla base di parametri predefiniti.

- Le università potranno assumere solo coloro che saranno riconosciuti validi dalla commissione.

- Attribuzione dell’abilitazione, a numero aperto sulla base di criteri di qualità stabiliti con Dm sulla base di pareri dell’Anvur e del Cun.

  • Come sarà: la commissione nazionale, composta anche da docenti stranieri, dovrà esprimersi a favore della domanda di abilitazione. Non ci saranno limiti al numero di abilitazioni.

- Incentivi economici al trasferimento per i docenti al fine di rendere concretamente possibile la mobilità. Oggi la mobilità è spesso resa difficile dai costi che il docente deve sostenere per trasferirsi.

- Procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

- I professori dovranno svolgere 1500 ore annue di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti.

  • Come sarà: Viene per la prima volta stabilito un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.

- Scatti stipendiali solo ai professori migliori.

  • Come sarà: si rafforzano le misure annunciate nel DM 180 in tema di valutazione biennale dell’attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi

Per il DIRITTO ALLO STUDIO delega al governo per riformare organicamente la legge 390 del 1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi superiori e mobilità.

(Il velino)

Federalismo: ecco il nuovo Stato

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Con il via libera del Senato, il federalismo fiscale diventa legge dello Stato. Ecco le novità principali contenute nel provvedimento che ridisegna in profondità la forma di Stato.

Unità nazionale

Un emendamento ha ribadito la centralità dell’unità della nazione e la necessità di recuperare il gap tra le varie aree del paese. Il sì dell’aula di Montecitorio alla norma è stato unanime.

Spesa storica

L’articolo 1 stabilisce che il ddl delega costituisce “l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, assicurando autonomia di entrata e di spesa di comuni, province, città metropolitane e regioni e garantendo i princìpi di solidarietà e di coesione sociale, in maniera da sostituire gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica e da garantire la loro massima responsabilizzazione e l’effettività e la trasparenza del controllo democratico nei confronti degli eletti”. Fissa “i principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, disciplina l’istituzione e il funzionamento del fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante nonché l’utilizzazione delle risorse aggiuntive e l’effettuazione degli interventi speciali di cui all’articolo 119, quinto comma, della Costituzione. Disciplina altresì i princìpi generali per l’attribuzione di un proprio patrimonio a comuni, province, città metropolitane e regioni e detta norme transitorie sull’ordinamento, anche finanziario, di Roma capitale”. Costi standard Tra gli emendamenti all’articolo 2 accolti c’è quello che stabilisce come tra i primi decreti legislativi da approvare c’è quello che “contiene la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard sulla base dei livelli essenziali delle prestazioni”.

Commissione bicamerale

Viene istituita una Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Trenta i membri, tra deputati e senatori, affiancata da un comitato ad hoc delle autonomie locali, di cui faranno parte dodici membri: sei in rappresentanza delle regioni, due in rappresentanza delle province e quattro in rappresentanza dei comuni.

Commissione tecnica paritetica

Nasce la commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale. Ha il compito di acquisire ed elaborare elementi conoscitivi per la predisposizione, da parte del governo, degli schemi dei decreti legislativi di attuazione della delega in materia di federalismo fiscale. Ne fanno parte 30 componenti, dei quali 15 rappresentanti tecnici dello Stato e 15 rappresentanti tecnici degli enti territoriali. Partecipano inoltre alle riunioni un rappresentante tecnico della Camera e uno del Senato e un rappresentante tecnico delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome. Sarà creata anche una conferenza “sede di condivisione delle basi informative, finanziarie e tributarie”.

Fondo perequazione: solidarietà per prestazioni base

Il fondo perequativo è statale ed alimentato dal gettito da compartecipazione all’Iva assegnata per le spese relative alle prestazioni essenziali ma anche da una quota del gettito derivante dall’aliquota media di equilibrio di addizionale regionale all’Irpef assegnata per il finanziamento delle spese non riconducibili alle funzioni essenziali. Viene utilizzato, secondo il principio costituzionale del favore verso i territori a minore capacità fiscale e le sue quote vengono assegnate a ciascuna regione senza vincolo di destinazione.

Anagrafe tributaria

Definiti i compiti della Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria.

Lotta all’evasione fiscale

Il ddl prevede il coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nell’attività di contrasto dell’evasione fiscale e l’individuazione di adeguati meccanismi diretti a coinvolgere regioni ed enti locali nell’attività di recupero dell’evasione fiscale. Fisco regionale Le Regioni disporranno di tributi e di compartecipazioni erariali, in via prioritaria all’Iva, per finanziare le spese per lo svolgimento delle funzioni di propria competenza e anche le spese statali sulle quali esercitino “funzioni amministrative”.

Irpef

Accolto in commissione, ed approvato in aula, un emendamento del Pd che disciplina principi e criteri per l’esercizio delle competenze legislative e sui mezzi di finanziamento. I democratici hanno sostenuto di aver evitato la “balcanizzazione dell’Irpef”, con 21 diverse basi imponibili, una per ogni regione. Patto di convergenza Via libera alle misure che riguardano il “patto di convergenza” e il “patrimonio degli enti locali”.

Fondo perequativo

Stabilito il funzionamento del fondo perequativo.È previsto, tra l’altro, un periodo transitorio di cinque anni in cui attuare progressivamente il passaggio dal finanziamento della spesa storica al finanziamento dei costi standard ed alla perequazione della capacità fiscale per abitante, oltre a un ulteriore periodo transitorio di cinque anni in cui lo Stato, con risorse del proprio bilancio, può contribuire alle spese di regioni in cui “emergano situazioni oggettive di significativa e giustificata insostenibilità” del nuovo assetto finanziario.

Città metropolitane

Salgono a nove le città metropolitane, che sono: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria (il capoluogo calabrese, assente dalla lista approvata dal Senato, è stato inserito con una modifica in commissione, confermata dall’aula di Montecitorio). In esse non sono comprese le aree metropolitane delle regioni a statuto speciale (Trieste, Palermo, Catania, Messina e Cagliari). La proposta di istituzione delle città metropolitane avviene da parte di Comune e Provincia e su di essa viene svolto un referendum tra tutti i cittadini della Provincia. Con l’istituzione della città metropolitana la Provincia “cessa di esistere”.

Roma capitale– Viene contemplato l’ordinamento transitorio di Roma capitale. Oltre a quelle attualmente spettanti al comune di Roma, sono attribuite alla Capitale nuove funzioni amministrative: concorso alla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, previo accordo con il ministero per i Beni e le attività culturali; sviluppo economico e sociale di Roma capitale con particolare riferimento al settore produttivo e turistico; sviluppo urbano e pianificazione territoriale; edilizia pubblica e privata; organizzazione e funzionamento dei servizi urbani, con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilità; protezione civile, in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei ministri e la regione Lazio.

Santoro, in onda l’abuso di libertà

con un commento

santoro

Ancora una volta Santoro ha fatto il Santoro. Dietro il paravento della libertà d’informazione, di cui è rappresentante unico per l’Italia, isole comprese, ha allestito una trasmissione all’insegna del più frusto slogan politico “piove, governo ladro”.

Non di pioggia si trattava, ma di un terremoto che finora ha fatto 290 vittime e quarantamila sfollati, raso al suolo paesi, buttato giù case, seminato distruzione. Ma i morti non lo fermano, la commozione non lo trattiene. Se ha in mente una tesi, che tesi sia. La tesi era che bisognava comunque attaccare la Protezione civile, specialmente Guido Bertolaso, i Vigili del Fuoco, la comunità scientifica che non ha dato ascolto agli avvertimenti di Giampaolo Giuliani, gli amministratori locali, il ponte sullo Stretto, Berlusconi, il governo.A dargli manforte in studio ha chiamato l’ex magistrato Luigi De Magistris, candidato alle Europee con l’Italia dei Valori (che acquisto per la politica!) e l’esponente di Sinistra e Libertà Claudio Fava. Contro aveva, e hanno fatto un figurone, Guido Crosetto del Pdl e Mario Giordano.

Il giornalismo di Santoro funziona così: con l’aiuto delle poderose inchieste di Sandro Ruotolo e Greta Mauro ha intervistato una signora che si lamentava di un ritardo di un paio d’ore dei soccorsi, un signore che diceva di aver freddo, di un altro ancora che cercava riparo in tende non ancora montate, una studentessa che preoccupata aveva lasciato l’Abruzzo per tempo, un medico che denunciava la mancanza di bottigliette d’acqua nel suo reparto. Ne è uscito così un quadro di devastazione organizzativa da aggiungersi alla devastazione reale.

Da un punto di vista simbolico, se un dottore chiede aiuto per la mancanza di qualcosa significa il fallimento dei soccorsi, l’impreparazione della Protezione civile, lo sfascio. Di fronte a una simile tragedia, ma soprattutto di fronte al meraviglioso e commovente impegno dei Vigili del fuoco, dei volontari, della Protezione civile, dei militari, di tutte le organizzazioni che hanno passato notti insonni per salvare il salvabile, Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale.

Santoro la chiama libertà d’informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà.

Tratto da “Corriere della Sera”, 11 aprile 2009

Written by marcorouge

13 Aprile 2009 alle 10:46 am

Tremonti: Banche italiane solide perché non parlano inglese…

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Banche italiane solide perché non parlano inglese...

Roma, 29 gen (Velino) – È il giorno di Giulio Tremonti a Davos. Il numero uno dell’Economia del governo Berlusconi davanti alla platea del World Economic Forum ribadisce con orgoglio che le nostre banche sono solide perché non parlano inglese. Ripete quanto ormai va dicendo da tempo sulla necessità di nuove regole e rilancia il “legal standard” che qualche giorno fa ha ricevuto la benedizione dell’Ocse come modello ideale da seguire per riscrivere le regole della finanza globale. “Le nostre banche sono abbastanza solide – ha detto Tremonti – perché, a parte qualche notevole eccezione, nelle nostre banche non si parla inglese”. E alla puntualizzazione del coordinatore della tavola rotonda: “Bisogna non parlare inglese per non avere la crisi?”, Tremonti ha così ribattuto: “Volevo dire che usano meno il computer”, facendo riferimento alle speculazioni finanziarie. Quanto alla sostenibilità dei piani approntati dai governi e ai fattori di rischio che gravano sulle economie, il titolare di Via XX Settembre ha sottolineato che non c’è solo un problema di debito pubblico, ma anche e soprattutto di debiti dei privati. “Il debito pubblico è una questione importante, ma lo è anche il debito privato – ha detto Tremonti – e il debito privato è più pericoloso”. Secondo Tremonti, nel valutare l’affidabilità di un sistema paese, ad esempio per assegnargli un rating, oltre a tenere in considerazione il suo debito pubblico bisognerebbe quindi anche esaminare il livello di indebitamento dei privati. E da questo punto di vista il nostro paese, come va ripetendo Tremonti da qualche tempo, “sta molto meglio di altri paesi”.

Poi il discorso delle regole. “Se vogliamo trovare una via di uscita da questa situazione di anarchia finanziara, la soluzione non è più capitale, ma più regolamentazione”, ammonisce il ministro. Sulla necessità di maggiore trasparenza “a tutti i livelli” nei mercati la Banca centrale europea è sulla stessa linea del ministero dell’Economia dell’Italia. “Serve molta più trasparenza in tutti i livelli del mercato – ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, – e concordo anche con la necessità espressa da Tremonti di contrastare la tendenza a perseguire strategie di breve termine nella gestione di imprese e società, strategia che vanno a discapito di programmi solidi e sostenibili per il medio e lungo periodo”. Dall’Italia, a cui spetterà la presidenza del G8, – ha aggiunto – tra le proposte principali arriveranno quella del nuovo legal standard e della de-tax. Tremonti ha così fatto riferimento sia alla messa a punto di una nuova regolamentazione condivisa per il sistema finanziario e degli affari, sia per una tassazione negativa per finanziare aiuti nei confronti dei paesi poveri. E a proposito del G8 e G20 ha detto quanto segue: “Il G8 è onestamente troppo piccolo, e il G20 è onestamente asimmetrico, ad esempio tra Africa e America Latina. Il nostro piano èquello di cooperare con il G20, di cui ovviamente capiamo il senso politico”.

Ritornando alle proposte Tremonti ha spiegato come nasce la detax. “L’idea l’avevo lanciata negli anni ‘90 sul Corriere della Sera e poi nel 2001 con un articolo pubblicato sulla prima pagina di Le Monde – l’avevamo studiata anche per l’Italia inserendola nell’articolo uno della cosiddetta legge Bossi-Fini”. La proposta prevede che “una piccola parte dell’Iva, che uno paga nei negozi, venga destinata al volontariato per questo tipo di attività. In pratica, se vado a Pavia per comprare un paio di scarpe che costano 100 euro dovrò pagare 20 euro di Iva. Ma chiedendolo esplicitamente – ha spiegato il ministro al termine del suo intervento – si potrà destinare una piccola quota dell’Iva magari per finanziare un ospedale di un paese povero e lo stato rinuncerà a questa quota di incassi. Credo che sarebbe uno strumento molto efficace e noi vorremmo proporlo al G8 per interventi a favore dell’Africa”. E con la detax ci sono anche gli union bond: “Ora c’è bisogno di titoli del Tesoro comuni. C’è bisogno di union bond”, dice. La proposta di un bond europeo, che potrebbe essere emesso dalla stessa Ue, era già stata avanzata da Tremonti nel 2003. “Gordon Brown ai tempi la giudicò ‘nice’”, ha spiegato Tremonti ma poi il ministro britannico avrebbe pensato che l’ipotesi evocava altre parole come “euro budget” oppure, ancora peggio “super-Stati europei” e fu per questo che la proposta del ministro italiano non ando’ in porto. Ma il fatto che se ne torni a parlare, e che venga studiata l’ipotesi – ha chiosato – “è già importante”.

Non sono gli interventi sull’economia reale che possono risolvere il problema della crisi, ha spiegato il ministro, “se il male e’ al cuore e’ il cuore che va operato e, poiche’ la crisi e’ nata dalla finanza, e’ in quel settore che vanno trovate soluzioni, non nell’economia reale”. Tremonti ha anche spiegato che spesso l’ammontare reale degli interventi annunciati e’ inferiore di quello nominale. “Se si guarda bene ai conti del deficit tedesco si scopre che gli 80 miliardi annunciati sono uguali ai 40 che fara’ l’Italia. I nostri sono 6 del decreto anticrisi, 16 per le infrastrutture, 8 che io spero di raccogliere per gli ammortizzatori sociali e 10 miliardi che arriveranno alle imprese attraverso le banche con i bond. Abbiamo indirizzato i fondi in modo diverso: erano previsti su voci indifferenziate e li abbiamo messi su spesa sociale e infrastrutture”. Secondo Tremonti in Italia le pensioni e il welfare sono da riformare. E sulla crescita del nostro Paese ha detto di attenersi solo alle stime della Ue. “Credevo che con la crisi fosse superata la cultura dei decimali. Le stime dell’Fmi del 2,1 per cento? Il nostro criterio e’ quello di fare riferimento alle stime europee, sono sempre stime ma e’ su quelle che si tratta”. Tremonti ha ricordato che per ora e’ difficile prevedere cosa accadra’ con precisione nel futuro. “Quando ho detto che con -2 per cento si torna indietro al 2005-2006, e che questo non e’ il Medioevo, ho detto due cose reali. Non e’ ottimismo anche perche’ siamo dentro la crisi e, come avevo detto allora, si tratta di una terra incognita”.

Ritornando all’ipotesi di una “bad bank” ha detto: “Si puo’ fare ma non e’ a pagamento. Non la devono pagare i soldi dei contribuenti”. Tremonti ha, invece, proposto una sorta di “segregazione che dia trasparenza senza costare ai cittadini”. Bisognerebbe in pratica “dire che questi asset per circa 50 anni non esistono, e che li metti da parte attraverso una ’sterilizzazione contabile’ che non e’ detto che debba prevedere espressamente un contenitore”. Obama? “Credo piu’ nella sua figura che nel suo piano”, ha ribadito il numero uno dell’Economia. “Credo – ha argomentato il ministro – che se c’e’ una speranza, e c’e’ una speranza, di uscire dalla crisi, questa non sta nel piano Obama ma nel presidente Obama, nel suo valore simbolico e politico”. Tremonti ha ricordato che “negli Usa sono stati usati tutti gli strumenti per uscire dalla crisi e si e’ rotto anche un paradigma e lo Stato e’ entrato nell’economia e addirittura nella finanza”.

Written by marcorouge

29 Gennaio 2009 alle 10:26 pm

Federalismo fiscale, il governo incassa il si del senato. Ecco le novità

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lega2_federalismo

Primo giro di boa per il disegno di legge delega sul federalismo fiscale che si appresta a passare alla Camera per la seconda lettura. Il provvedimento fissa i punti cardine in base ai quali il governo è delegato poi ad attuare, attraverso i decreti legislativi, la riforma dell’autonomia finanziaria di regioni, province e comuni, il cui fulcro è rappresentato dal passaggio dalla spesa storica ai costi standard. Queste in sintesi le novità della riforma:

- Costo standard: per garantire l’autonomia di entrate e spesa a regioni ed enti locali e decidere i livelli di perequazione si passerà in maniera progressiva dal criterio della spesa storica a quello del costo standard per garantire che i servizi fondamentali costino e siano erogati in maniera uniforme sul territorio nazionale. Il costo standard consentirà di determinare, per ciascun livello di governo, il fabbisogno di cui necessita un’amministrazione e quindi l’eventuale trasferimento perequativo cui avrà diritto in caso di entrate fiscali insufficienti a garantire i servizi.

- Tetto alla pressione fiscale: si punta a un calo complessivo della pressione fiscale. Con i decreti attuativi dovrà essere ‘garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo’. Con un ordine del giorno di Mario Baldassarri (Pdl) il governo si è impegnato a fare in modo che con i decreti attuativi non si superi il livello massimo di pressione fiscale fissato nel Dpef e che entro i due anni successivi alla data in vigore dei Dlgs questa non superi il 42% e il 40% nei tre anni che seguono il primo periodo.

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BRUNETTA: Il Senato ha approvato una riforma epocale della Pubblica Amministrazione

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brunetta

“Si tratta di una riforma epocale per avere finalmente nel nostro Paese una pubblica amministrazione efficiente, trasparente, competente e responsabile”. Lo ha affermato il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, commentando  l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla riforma della Pubblica Amministrazione del quale ti proponiamo un’analisi degli articoli che lo compongono.
RELAZIONI SINDACALI E CONCORSI

L’articolo 1 definisce i seguenti obiettivi del disegno di legge: convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, con particolare riferimento al sistema delle relazioni sindacali; miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva; introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, finalizzati ad assicurare l’offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità; valorizzazione del merito e conseguente riconoscimento di meccanismi premiali; definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici; introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale. Al riguardo, è stata approvato un emendamento che valorizza il requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.

RIFORMA ARAN

L’articolo 2 è stato migliorato nei suoi contenuti recependo le utili proposte avanzate anche dall’opposizione, in particolare prevedendo decreti legislativi attuativi in materia di contrattazione collettiva e integrativa. Esso prevede che verranno precisati gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla contrattazione collettiva e alla legge, ferma restando la riserva in favore della contrattazione collettiva sulla determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro; che saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle
specificità sussistenti nel settore pubblico; che sarà riformata l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia; che sarà semplificato il procedimento di contrattazione anche attraverso l’eliminazione di quei controlli che non sono strettamente funzionali a verificare la compatibilità dei costi degli accordi collettivi.

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I risultati del buon Governo

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grazie-abruzzo

Written by marcorouge

16 Dicembre 2008 alle 3:32 pm