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Ultima indagine nazionale dell’Istituto DEMOPOLIS sulle intenzioni di voto degli italiani

A 16 giorni dall’apertura delle urne per il rinnovo del Parlamento Europeo, un quinto degli italiani non ha ancora scelto: molti gli indecisi, fortemente tentati anche dall’astensione. È quanto emerge dall’ultima fotografia sulle intenzioni di voto scattata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis prima del black out previsto dalla legge elettorale: uno scenario non previsivo, in quanto ancora soggetto a possibili significative variazioni.
Se si votasse oggi, secondo le stime DEMOPOLIS, il PDL si attesterebbe intorno al 40% (con una forbice tra il 38 e il 42%), con la Lega al 10%.
Il Partito Democratico si posizionerebbe invece tra il 25 ed il 27%, l’IdV all’8%, l’UDC al 6%. A rischio, al momento, tutte le altre liste: vicine alla soglia del 4% appaiono Rifondazione con i Comunisti Italiani e il cartello dell’Autonomia.
In un voto fluido e d’opinione, come quello per le Europee, sono ancora possibili molte sorprese: il tasso di partecipazione al voto – secondo i ricercatori dell’Istituto Demopolis – potrebbe divenire l’elemento decisivo nella misurazione del consenso ai partiti.
Che strano! Nuove elezioni , nuova sentenza!
“Agì da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Nello stesso tempo, Mills ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”. E’ questo il nocciolo delle quasi 400 pagine di motivazioni depositate oggi dalla decima sezione dei giudici del tribunale di Milano – presieduta da Nicoletta Gandus, lo stesso magistrato già ricusato dal premier – che ha portato alla condanna dell’avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.
Immediata la reazione del premier Berlusconi che, commentando la notizia, ha annunciato che presto riferirà in Parlamento: “Dirò finalmente quanto penso da tempo a proposito di certa magistratura”. Il Cav. si dice sereno perché in appello ci sarà un altro giudice davanti al quale potrà difendersi. “Se c’è un fatto indiscutibile è che non c’è stato alcun versamento al signor Mills. Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta…”.
Al termine di una conferenza stampa il premier ha poi risposto seccato alla giornalista dell’Unità: “Sono già stati fatti 102 processi e ho già speso 200 milioni in consulenze e avvocati. Io sto lavorando tanto, crede che vada a perdere tempo?”. Al centro delle polemiche anche la posizione del capo del governo, stralciata in seguito al “Lodo Alfano” che garantisce l’impunità per le quattro cariche più alte dello Stato. Sulla questione di legittimità costituzionale di questa legge, tutto lascia pensare che la Corte deciderà non prima della fine di settembre, in seguito alla ripresa dei lavori dopo l’estate.Nicolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del premier, è sicuro che la sentenza Mills verrà ribaltata in Corte d’Appello. “È una sentenza annunciata – spiega il legale – dal tipo di istruttoria dibattimentale che ci è stata imposta: sono stati negati i testimoni della difesa, non sono state consentite le rogatorie richieste e si è proceduto con una tesi a senso unico”. Sulla questione della rinuncia all’applicazione del lodo Alfano, Ghedini è netto: “Si negherebbe la possibilità di espletare il suo ruolo da presidente del Consiglio perché in un processo fatto bene se ci sono 50 udienze, ce ne vorrebbero altrettante per ascoltare i testimoni della difesa. Stiamo parlando quindi di un anno e il premier non potrebbe fare il proprio lavoro perché, come è previsto dalla Costituzione, dovrebbe essere in Aula a difendersi”. Una prospettiva che, a più di un esponente della sinistra, non dispiacerebbe affatto.
Come al solito, dopo oltre dieci anni, le sentenze che riguardano direttamente o indirettamente Berlusconi arrivano in tempo di campagna elettorale…
Questa volta, la succitata Procura, per attaccare il Cavaliere ha deciso di rendere pubbliche – guarda caso a tre settimane dal voto – le motivazioni della sentenza con cui ha condannato, in primo grado, l’avvocato Mills. E nelle motivazioni, non si fa altro che accusare Berlusconi.
Per tutto ciò che leggo nei giornali sul comportamento di numerosi magistrati(scarcerazioni facili di feroci delinquenti,di stupratori,di mafiosi,di truffatori,prescrizioni di illeciti e di reati amministrativi che sembrano fatte ad hoc per gli amici degli amici,ecc) ho la massima sfiducia per molta parte della magistratura penale,civile ed amministrativa italiana.Ciò premesso,e ricordando le centinaia di perquisizioni alle quali è stato sottoposto il gruppo Fininvest per incastrare Berlusconi(colpo non riuscito ai giudici d’assalto) e le numerose sentenze di assoluzione del medesimo Berlusconi,ritengo che anche stavolta si sia costruito contro di lui un inutile volume di 400 pagine di accuse che i suoi legali hanno definito fantasiose e che ancora una volta riusciranno a smontare.
Ma per difendersi ci vuol tempo, per accusare basta molto poco. E tra qualche mese sentiremo parlare dell’ennesima assoluzione di Berlusconi.
CAPPELLACCI: In Sardegna la sinistra ha lasciato un disastro, non avrà la riconferma
Intervista a Ugo Cappellacci, candidato del Pdl alle elezioni regionali della Sardegna del 15 e 16 febbraio, pubblicata da “Il Giornale” del 9 gennaio 2009
Ugo Cappellacci, subito dopo l’investitura Berlusconi ha sentenziato che lei sarà «il Gianni Chiodi sardo». È pronto alla sfida con Soru per la presidenza della Regione?
“Sento una grande responsabilità sulle spalle, soprattutto per la situazione in cui si trova la mia terra: 190mila disoccupati, 300mila vicini alla soglia della povertà, popolazione indebitata tanto che su uno stipendio medio di 1500 euro, 700 se ne vanno per pagare le rate dei mutui…”.
Scenario allarmante. Ma Soru è un osso duro…
“L’analisi sugli ultimi cinque anni non l’abbiamo fatta noi ma esperti ed economisti. La sinistra non ha mantenuto gli impegni e non può pretendere di essere riconfermata”.
Soru la attacca dicendo che lei si presenta come nuovo, ma non lo è. E che non conosce la Sardegna…
“Sono sardo al 200 per 100: genitori e nonni sardissimi. Conosco bene i problemi della mia terra a differenza di chi ha governato chiuso nel grigiore solitario delle stanze del palazzo. Mentre io riporterò al centro la famiglia, le imprese e il territorio, con i sindaci in prima linea”.
Soru sembra snobbarla dicendo che «in Sardegna ci sarà uno scontro Soru-Berlusconi»…“Se conterò lo diranno gli elettori e i fatti della mia azione di governo. Non ho alcun timore a raccordarmi con un governo che è e sarà amico della Sardegna. Se necessario chiederò interventi da Roma perché i miei disoccupati e i padri di famiglia in grave difficoltà possano vivere con dignità. Non mi vergognerò di chiedere aiuto al governo perché non sto chiedendo assistenza ma soltanto condizioni di pari dignità per i sardi”.
La sinistra insinua che lei cura l’aspetto fiscale delle ville sarde di Berlusconi…“Non curo alcun aspetto fiscale delle ville di Berlusconi. Sono solo figlio d’arte di un commercialista e ho lavorato per il gruppo Fininvest ma anche per il gruppo De Benedetti oggi, come noto, molto vicino a Soru”.
Il modello Soru: dove ha fallito?”
Con la scusa di farsi paladino di principi di sardità ha di fatto imposto un sistema di governo centrato sul pensiero unico, sulla sua personale mono-cultura, sulla sua incommensurabile magnificenza di monarca illuminato. Deve vedere e controllare tutto lui, gli altri non contano nulla. Un modo dispotico di governare, inqualificabile per una moderna democrazia. Eppoi non sorride mai e non guarda negli occhi quando parla”.
Piano paesaggistico regionale, ossia i vincoli allo sviluppo edilizio delle coste che è costato caro al governatore uscente… Le piace?
“Cinque anni fa Soru ha raccontato una bella storia fatta di principi sacrosanti legati alla struggente bellezza della nostra isola. Ci batteremo più di lui perché tutto questo sia salvaguardato ma noi siamo più credibili. La vicenda del piano paesaggistico ha dimostrato che è stata tolta ai sindaci la possibilità di essere protagonisti a casa loro. Quello che noi non accettiamo. Tutela dell’ambiente sì, ma concordata e condivisa”.
Soru e il conflitto di interessi: dal caso Saatchi & Saatchi alla liaison con i De Benedetti. In molti, anche a sinistra, sono in imbarazzo…
“Non ho tempo per seguire questioni di cattiva amministrazione dei soldi pubblici, sui cui sta indagando la magistratura”.
Secondo lei Soru ha risolto il suo conflitto d’interessi con il blind trust a Racugno?”
Il caso dimostra quanto sia ipocrita e doppiopesista la sinistra… Ma mi interessano di più i problemi dei sardi”.
Soru dice: ’Ho ridimensionato le comunità montane e limitato gli sprechi’. Gliene dà atto?
“Misure di facciata… I veri sprechi sono quelli legati alla complessiva inefficienza in cui ha lasciato la macchina amministrativa della Regione. Mi risulta che Soru abbia fatto rifare un facciata di un palazzo regionale perché non gli piaceva il marroncino. Costo: 1,7 milioni di euro…”.
Il suo progetto per la Sardegna?
“Modernizzare senza cancellare tradizione e valori identitari, apprezzati in tutto il mondo. Dobbiamo poi rilanciare le nostre bellissime zone interne con nuove infrastrutture capaci di sviluppare un modello di turismo attivo tutto l’anno e attento all’ambiente, alla storia e alla cultura”.
Di Pietro il sondaggista

Anche in Abruzzo , nonostante il risultato , Di Pietro ha dimostrato di non valere assolutamente nulla. In una sua dichiarazione, il leader dell’Italia dei valoribollati , aveva infati detto che
«Berlusconi dà i numeri e dà di testa. Infatti mente sapendo di mentire. Anche noi abbiamo i nostri sondaggi e sappiamo che la coalizione guidata da Carlo Costantini è quasi 5 punti avanti rispetto a quella guidata da Chiodi. Questo continuo mentire di Berlusconi dimostra che vuole taroccare i voti e prendere in giro gli abruzzesi»
Quindi è Berlusconi che mente? O è Di Pietro che mente?
I risultati ufficilai del Ministero dell’Interno ( Gianni Chiodi 48% , Carlo Costantini 42%) indicano come vera la seconda opzione.
Quindi mi sento in dovere di fare una raccomandazione a Tonino Di Pietro: evita di dare del bugiardo a qualcuno per poi doverti rimangiare tutto… Questo comportamente potrebbe far pensare (giustamente) che tutte le accuse che quotidianamente lanci a Berlusconi siano anch’esse delle cazzate. Quindi , come direbbe Feltri , sei solo un bamba…
Il Centrodestra conquista l’Abruzzo , Democratici a picco, avanza Di Pietro

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DELLE ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO
Primi dati: Pdl in vantaggio
Dopo lo scrutinio di 111 sezioni su 1625 il candidato del centrodestra Chiodi è al 51,55%, Costantini al 40,26%
-Il Pdl è in vantaggio alle regionali in Abruzzo secondo i primi dati parziali forniti dal ministero dell’Interno: dopo lo scrutinio di 111 sezioni su 1.625 il candidato presidente del Pdl Gianni Chiodi è al 51,55% contro il 40,26% del candidato del centrosinistra, il dipietrista Carlo Costantini. In base alle proiezioni realizzate dall’emittente televisiva Rete8, su un campione di 100 sezioni su 1625, il candidato presidente del centrodestra sarebbe al 48,75% contro il 42% del candidato del centrosinistra Carlo Costantini. Il margine di errore previsto per tale proiezione è del 4%. Per quanto riguarda gli altri candidati questi i dati: Rodolfo De Laurentiis (Udc-Udeur) 5,25%; Teodoro Buontempo (La Destra) 2,50%; Ilaria del Biondo (partito dei Comunisti lavoratori) 1,00%; Angelo Di Prospero (Per il bene comune) 0,50%.
- Intanto il dato certo è l’altissima astensione: alle urne si è recato il 52,98% degli aventi diritto. Nelle precedenti elezioni regionali, quelle del 2005, aveva votato il 68,58%. Allora presidente risultò eletto l’europarlamentare Ottaviano Del Turco che ebbe di gran lunga la meglio su Giovanni Pace (An), presidente uscente.
Gazebo Pdl: anche Mantova fa la sua parte
Nonostante il freddo e la pioggia anche qui a Mantova la sezione di Forza Italia si è impegnata per far partecipare i cittadini alla formazione della nuova classe dirigente del Pdl, che parteciperà ai lavori della prima assemblea congressuale nazionale del Popolo della Libertà.
“Ancora una volta gli italiani e i nostri simpatizzanti hanno risposto nel migliore dei modi a questo nuovo modo di far politica, che coinvolge direttamente il popolo nelle scelte del partito. Se in un week end martellato dalla pioggia e dal freddo, con una situazione ancor più grave a Roma, dove si è rischiata l’esondazione del Tevere, quasi un milione e 800 mila persone si sono recate presso i gazebo per partecipare alla formazione della nuova classe dirigente del Pdl, rappresentata dalla platea congressuale del Pdl, vuol dire che non solo gli italiani continuano a sostenere convintamente la svolta impressa da Silvio Berlusconi il 14 aprile scorso, con la scelta di unire sotto un unico simbolo quasi tutto il popolo del centrodestra, ma che essi reagiscono positivamente ogni qual volta vengono coinvolti direttamente nelle scelte da operare. E’ chiaro che un simile, straordinario risultato provvisorio rappresenta anche un innegabile viatico per l’eccezionale lavoro svolto fin qui dal governo Berlusconi”. Lo ha dichiarato il Coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini, commentando il dato parziale di affluenza ai gazebo per l’elezione dei delegati che si riferisce alle 16 di domenica.
La campagna dei giornalisti
di marcorouge
Dopo quasi una settimana dal voto del 13 e 14 aprile la cosa che più sorprende è la sorpresa. A parte forse Silvio Berlusconi e pochi altri, anche tra le prime file di Pd e Pdl, tra i commentatori e in genere tra chi segue la politica, ancora non ci si capacita per l’ampiezza della vittoria berlusconiana alle urne.
La cosa davvero strana è che, al contrario, i primi exit poll – quelli che prevedevano il quasi pareggio Pd-Pdl – erano accolti, magari con rassegnazione ma non certo con stupore nel centro-destra e come una conferma nel centro-sinistra.
Il fatto è che per settimane i principali giornali e quasi tutte le televisioni ci hanno come ipnotizzato con una sorta di mantra elettorale: la rimonta di Veltroni, i sondaggi ormai testa a testa, la stanchezza di Berlusconi, l’Italia che vuole facce nuove, l’Europa che non si fida della destra, il miracolo possibile dei buoni dei belli e dei bravi imbarcati sul pullman veltroniano.
Era tutto falso. Era una gigantesca manovra propagandistica spacciata per analisi obiettiva dei fatti. Una bolla speculativa di attese e speranze che i media hanno fatto gonfiare a dismisura fino ad accecarci tutti quanti.
Il motivo è semplice, nel giornalismo si condensa ancora una percentuale altissima di uomini e donne di sinistra: da quelli “inconsapevoli” ma di sinistra solo perché si considerano “perbene”, fino ai molti reduci del ’68 che hanno trovato nella comunicazione il surrogato ben retribuito della rivoluzione.
Parlando tra di loro, nei loro salotti, nei loro ristoranti, nelle case al mare e in collina, si convincono che il mondo è tutto come ciò che vedono. Per questo nessuno poteva immaginare la scomparsa di Bertinotti e degli altri: ma come è possibile, a Capalbio o a Cetona lo votano in tanti….?? Ma come, ieri dalla principessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare erano tutti per lui…???
Volevano tutti il pareggio (fino alla vittoria della sinistra anche il pensiero desiderante più ardito non sapeva spingersi) e così c’hanno investito idee e talenti, l’hanno coccolato, raccontato, spiegato fino all’esaurimento.
Poi il 13 e 14 aprile la bolla speculativa è esplosa e chi credeva di avere in mano voti, crediti e fiducia, si è trovato con una manciata di briciole.
Perchè la Lega ha vinto
di marcorouge
Quando la propria squadra di calcio perde si cerca sempre di giustificarla in qualche modo, dando la colpa all’arbitro, alle condizioni del campo , alla sfortuna , ma mai criticando l’allenatore o i giocatori, ne tantomeno elogiando gli avversari.
La stessa situazione si sta pian piano delineando nei dibattiti post-elettorali che stanno tenendo banco in televisione in questi giorni. Sfilano giornalisti che cercano in tutti i modi di spiegare il successo della Lega Nord , senza però mai azzeccarne una giusta. Addirittura si sta accreditando l’ipotesi del cosidetto “voto di protesta”. A nessuno è mai passato per la testa che la Lega abbia avuto cosi tanti voti perché gli Italiani credono nei valori della Lega? Perché la Lega non può ricevere dei voti “normali” di identità , ma devono per forza essere di ”protesta”?
La spiegazione di tanto successo è semplice (ma anche complicata … ): la Lega Nord è molto più di un partito. La Lega esiste perché esiste il territorio, è qui che sta la sua vera forza. Un esempio? Quante volte aveste visto i Leghisti partecipare (o invitati a partecipare) nei programmi televisivi elettorali? Quanto spazio è stato dato alla Lega nei telegiornali? Molto poco, se si considera il tempo concesso agli altri candidati. Eppure nelle regioni settentrionali la Lega ha avuto tra il 15 e il 30% dei consensi, in alcune provincie e comuni addirittura del 35-40%. Tutto ciò accade perché il Carroccio più di altri intercetta istanze concrete, problemi reali. << Sono preoccupato perché è un voto razzista >> vaneggiava nel pomeriggio il comunista Russo Spena , evidentemente talmente fuori dal mondo da non accorgersi della Waterloo della sua Sinistra Arcobaleno. <<Il paese è in mano alla Lega>> balbettano dalle parti del Pd e dell’Udc.Bossi non arriva dalla Luna. Bossi arriva dalle piazze lombarde, venete, piemontesi, friulane, liguri e persino emiliane. <<Ora Berlusconi sarà ostaggio della Lega>> dicono. Come se Bossi e Berlusconi si fossero conosciuti ieri notte.
Bossi- che pure non è una novità elettorale- continua ad essere o apparire un tetto sicuro per le vecchie domande di cambiamento. Bossi è un “animale” politico che ha saputo lottare per la libertà e lo sviluppo della sua gente, che parlava di casta romana, quando gli autori del famoso libro frequentavano ancora la scuola di giornalismo e Grillo faceva il pagliaccio in TV.
A ciò si aggiunga un altro fatto. Dalla Lega continua a piacere la sua scorrettezza, la sfrontatezza delle battaglie , perché è l’unica che ha il coraggio di dire ciò che la gente pensa. Nella politica c’è un’idea spacciata per vincente e che vincente non è: il linguaggio di velluto. Questo paese necessita di una scossa , non di un buffetto . Il Senatur ha anticipato i grandi temi della politica: il federalismo, la pericolosità del multiculturalismo, il malessere del popolo di fronte all’insicurezza provocata dalla microcriminalità.
Un complimenti alla Lega Nord, al Senatur, e ai suoi colonnelli.
Ora, però, via a laurà perché il Nord chiede riforme, prima che sia troppo tardi.
Il nuovo parlamento
Meno male che Repubblica aiuta Berlusconi…
Anche nei momenti di più buia depressione; nella noia di questa campagna elettorale sfibrata e senza entusiasmi; anche in quei momenti in cui la voglia di andare a votare viene meno, Repubblica arriva sempre puntuale a tirarci su il morale, a farci tornare il buon umore e a regalarci qualche buon motivo per non mollare la presa. Questa volta si tratta dell’intervista ad Andrea Camilleri a pagina 9.
“Il papà di Montalbano” come lo chiama Repubblica, aveva deciso di non andare a votare per la delusione verso il centro-sinistra. Poi, racconta Repubblica, Camilleri è come rinsavito e ora ci ha ripensato: voterà per Veltroni-Di Pietro.
Gli argomenti che lo scrittore usa per motivare il ripensamento sono uno spasso e anche splendido regalo per chi ancora tentenna nel votare Berlusconi e il Pdl.
La premessa è che Berlusconi è “un extraterreste della democrazia”, che la prospettiva del suo ritorno è “oscena” ed è un “salto ne medioevo”. Da cui si ricava l’idea che il Cav. torni al governo con una navicella spaziale e non con regolari elezioni.
Poi Camilleri spiega i motivi della sua preferenza per il Pd e dice che solo votando Veltroni “potranno continuare le lotte dei movimenti, dei girotondi e del No Dal Molin di Vicenza”. Proprio quello che ci vuole: una mobilitazione permanente, movimentista, giorotondina e anti-americana.
Ma per chi ancora non fosse convinto, Camilleri aggiunge: “E’ meglio pagare qualche tassa in più con il centro-sinistra piuttosto che ritrovarsi come la cicala e la formica con le pezze al culo quando il signor Berlusconi lascerà il potere”. Ora, a parte il fatto che non si capisce se ci ritroveremo come la cicala o come la formica, qualche tassa in più è esattamente quello che serve per ritrovarsi con le “pezze al culo”.
Come se non bastasse Camilleri elenca anche le sue preferenze elettorali: Di Pietro “perchè ha aperto le liste alla società civile” e Pancho Pardi “perchè uno come lui va recuperato alle istituzioni”.
Se Repubblica ci offre un altro paio di ripensamenti di questo genere di qui al 13 aprile, Berlusconi le elezioni le vince a man bassa.





















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