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Non devi subire i media, siilo!

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La D’Addario mente, spudoratamente. La Repubblica (delle pere) e l’Espresso fanno l’ennesima figuraccia. Silvio, siamo sempre con te!

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Leggendo e ascoltando la seconda puntata delle registrazioni illegali - prodotte e diffuse illecitamente (articolo 684 del C.p.) da la Repubblica ( delle pere) e l’Espresso si ha la sensazione che quelle frasi gracchianti e smozzicate  (per quel che se ne può cogliere più dalle trascrizioni che dall’audio, in verità) siano un boomerang per gli accusatori di Silvio Berlusconi e un formidabile assist per la sua difesa.

Nella prima conversazione catturata dal microfono indiscreto nascosto nelle mutande della avvenente showgirl barese, Giampaolo Tarantini, il suo “caporale” le spiega: “Lui non ti prende come escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…“.

Dunque Berlusconi non sa che la D’Addario è una professionista a pagamento ma, semplicemente, un’amica di Tarantini.

Inoltre si scopre come la D’Addario ha mentito spudoratamente nell’intervista apparsa nel Sunday Times e poi riprese da la Repubblica (delle pere). (Tutti e due i quotidiani , accreditando la sua tesi, l’hanno preso in quel posto “dove non batte il sole”.i)

La fantasiosa ragazza – non più tanto ragazza- di Bari eccitava gli inglesi raccontando il premier amante infaticabile:

Non ho mai dormito, era instancabile”. E aggiungeva “Berlusconi fece una mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e io l’ho raggiunto sotto la doccia su sua richiesta. Per questo mi è andata via la voce”.

Balle.

Tanto che nelle registrazioni che Repubblica aveva già rivelato la verità si capovolge. Berlusconi telefona alla D’Addario il giorno dopo quella notte, la trova senza voce e si chiede perché. E lei risponde:

Sai perché? Perché ho fatto al doccia 10 volte con l’acqua ghiacciata, perché avevo caldo”.

Dunque non è stato Berlusconi a costringerla alla doccia ghiacciata come il Sunday Times e poi Repubblica- smentendo se stessa- avevano creduto. Ma era stata la D’Addario a scegliere di rinfrescarsi così. Se ha dovuto rivelarlo a Berlusconi il mattino dopo ci sono solo due possibilità: o il premier non ha trascorso tutta la notte con la escort o se erano nella stessa stanza e nello stesso letto, lui dormiva mentre la escort faceva le docce ghiacciate.

E se ha mentito su questo, la D’Addario, su quante altre cose lo ha fatto?

Ovviamente non verremo di certo sapere la risposta da la Repubblica (delle pere).

Ma il caso eccita e fa impazzire anche un altro quotidiano che vorrebbe coprire la stessa area di Repubblica: Il Riformista di Antonio Polito

“Il dovere di informare dovrebbe fermarsi sulla soglia del buco della serratura, o dell’origlio. Nel senso che il guardonismo è superfluo quando non aggiunge informazioni. E di conseguenza, rischia di essere morboso”.

Giusto. Ma è un po’  irreale trovare scritta questa considerazione  in un quotidiano che pur guardando dal buco della serratura di chi stava guardando dal vero buco della serratura (L’Espresso), decide di dedicare alla visione non una breve a pagina 18, ma l’apertura del quotidiano regalando ai suoi lettori ogni particolare. . Parole nobili quelle di Polito, che così termina

“Che si chiami Silvio Berlusconi, nulla toglie al suo diritto di cittadino di vedere protetto almeno quell’ultimo simulacro di privacy che è la camera da letto”.

Cavoli suoi insomma. Di cui non si capisce perchè, pruriginosità e scoop giornalistico a parte, ci  occupiamo tanto. Visto che ognuno è libero di far l’amore con chi crede. Specie se lo fa a casa sua, non lede il diritto di nessuno, non configura un’ipotesi di reato, non offende nè il decoro, nè la decenza di chicchessia. Paradossalmente, chi rivela questi episodi (posto che siano veri) rende pubblico un fatto diversamente riservato e irrilevante. E il fatto che il protagonista sia il premier non può diminuire i suoi diritti  alla vita privata e alla privacy rispetto ad ogni altro cittadino.

Silvio !

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L’uomo è un mito autentico, indistruttibile:

“Non sono un santo, speriamo lo capiscano anche quelli di Repubblica”.

“Il presidente a vita della Lombardia ha usato per descrivere il territorio la parola “antropizzato”. Non è una bella parola. Ci sono un sacco di belle figliole e di imprenditori”.

Gli “attacchi personali non mi toccano”, “Chi mi attacca è perché non ha altre critiche da fare al governo”.

“Cercano di far fuori la persona perché non hanno altri argomenti..ma queste cose non mi toccano minimamente”.

E noi questo volevamo sentire.

Written by marcorouge

22 Luglio 2009 alle 5:05 pm

Ecco le novità del pacchetto anti-crisi

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Scudo fiscale-ter, mini stretta sulla previdenza a partire dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: il pacchetto di emendamenti presentati dal Governo e dai relatori al decreto legge anticrisi è corposo e include le misure assai varie. Temi importanti si mescolano tra l’altro a misure legate a settori specifici e così si va dai fondi per l’Enav alla stretta sul commercio per gli ambulanti e ai giochi.

Ecco le novità principali.

Rimpatrio per capitali extra Ue – I capitali che si trovano nei Paesi extra Ue dovranno essere rimpatriati, mentre quelli che si trovano in Paesi dell’Unione europea potranno essere sia regolarizzati (lasciandoli all’estero) sia rimpatriati.

Aliquota al 5% – Nel testo non si fa riferimento esplicito una aliquota ma si riporta la formula di tassazione: “L’imposta si applica su un rendimento lordo presunto – si legge nelle relazione tecnica – in ragione del due per cento annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione e con un aliquota sintetica del cinquanta per cento per anno comprensiva di interessi e sanzioni”.

Tempi regolarizzazione – La regolarizzazione delle attività “finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008” potrà avvenire dal 15 settembre 2009 al 15 aprile 2010.

Fuori i reati - L’ombrello fiscale, nell’ultima versione, riguarda solo l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele.

Pensioni, mini stretta da 2015 – Arriva una mini-stretta per le pensioni, che partirà dal primo gennaio 2015 e comporterà al massimo tre mesi di aumento dell’età pensionabile.

Donne P.A. da 2018 in pensione a 65 anni – Si parte nel 2010 e l’innalzamento sarà fatto nella misura di un anno ogni due. I risparmi confluiscono nel fondo strategico per il Paese a sostengo dell’economia reale istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Risorse a Sanità – Una quota del gettito della regolarizzazione (267 milioni in 2 anni) andrà a finanziare il Servizio Sanitario Nazionale delle diverse regioni in proporzione all’emersione.

Patto stabilità – Maglie più larghe per gli enti locali sul fronte del rispetto del patto di stabilità interno, ma solo per chi nel 2008 è stato ‘virtuoso’ e vuole investire.

Scende tassa oro – La tassa sulle plusvalenza scende dal 6% al 1%. L’imposta, poi, non sarà retroattiva.

Sanità – Nuova proroga al 15 ottobre per la stipula dell’intesa Stato-Regioni, cui è subordinata il finanziamento integrativo al Servizio sanitario nazionale.

Stretta su massimo scoperto – Il tetto dello 0,5% sul massimo scoperto comprende anche l’eventuale sconfinamento, mentre i giorni di valuta per gli assegni saranno solari e non più lavorativi.

Sicurezza voli – Per i costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa, all’Enav andranno 12,2 milioni di euro nel 2009. Ai quali si aggiungono 8,8 milioni di euro nel 2009 e 21,1 milioni l’anno nel triennio 2010-2012 per l’ammodernamento di alcuni aeroporti.

Stretta su ambulanti - Le licenze potranno essere rilasciate solo a chi dimostrerà di essere in regola con il versamento dei contributi.

Rifiuti - Entro sei mesi dovranno arrivare le norme per la tracciabilità dei rifiuti.

Giochi – Cambio in corsa per le norme che regoleranno il rilascio della concessione per la gestione delle lotterie tradizionali e delle “Gratta e Vinci”.

Università, arriva la riforma. Gelmini: Bisogna avere coraggio. Tutti i cambiamenti

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Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha illustrato oggi i contenuti della riforma dell’Università. “Bisogna avere coraggio di cambiare l’Università – ha affermato –, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”.

Ecco i CONTENUTI del disegno di legge:

- Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.

  • Come è: università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
  • Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità.

- Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme secondo criteri nazionali concordati tra Miur e Tesoro.

  • Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
  • Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.

- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).

  • Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
  • Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

- Delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca al fine di creare un vero sistema di formazione di terzo livello sia per l’accademia che per le imprese. (segue)


Per quanto riguarda la GOVERNANCE si prevede:

- Adozione di un codice etico.

  • Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni;
  • Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.

- Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma.

  • Come è: ogni università decide il numero dei mandati;
  • Come sarà: un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni con valenza retroattiva.

- Distinzione netta di funzioni tra Senato e cda, il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.

  • Come è: attualmente vi è confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l’assunzione della responsabilità nelle scelte;
  • Come sarà: Il senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate.

- Limiti di 35 membri nel Senato e di 11 nel cda per superare assemblearismo e paralisi;

  • Come è: il senato è composto anche da più di 50 persone e il Cda da 30;
  • Come sarà: sarà ridotto il numero di membri del senato a un massimo di 35 e del cda a 11 per evitare organi pletorici e poco responsabilizzati.

- Cda fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni.

- Rafforzamento del peso della rappresentanza studentesca in Senato e cda.

- Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo.

  • Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi;
  • Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell’ateneo.

- Nucleo di valutazione d’ateneo a maggioranza esterna.

  • Come è: i nuclei di valutazione sono oggi a maggioranza composti da docenti interni;
  • Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

- Semplificazione della struttura interna degli atenei.

  • Come è: si sovrappongono organi quali il consiglio di corso di studio, il consiglio di dipartimento, la facoltà;
  • Come sarà: saranno razionalizzati gli organi evitando sovrapposizioni (segue)

Misure previste per il RECLUTAMENTO e lo STATO GIURIDICO DEI DOCENTI:

- Commissioni di abilitazione nazionale autorevoli con membri italiani e per la prima volta anche stranieri.

  • Come è: le università posso assumere nuovi professori senza un filtro nazionale;
  • Come sarà: una commissione nazionale autorevole dovrà abilitare coloro che sono abilitati a partecipare ai concorsi per le varie fasce. Saranno valutate le capacità e il curriculum sulla base di parametri predefiniti.

- Le università potranno assumere solo coloro che saranno riconosciuti validi dalla commissione.

- Attribuzione dell’abilitazione, a numero aperto sulla base di criteri di qualità stabiliti con Dm sulla base di pareri dell’Anvur e del Cun.

  • Come sarà: la commissione nazionale, composta anche da docenti stranieri, dovrà esprimersi a favore della domanda di abilitazione. Non ci saranno limiti al numero di abilitazioni.

- Incentivi economici al trasferimento per i docenti al fine di rendere concretamente possibile la mobilità. Oggi la mobilità è spesso resa difficile dai costi che il docente deve sostenere per trasferirsi.

- Procedure semplificate per i docenti di università straniere che vogliono partecipare alle selezioni per posti in Italia.

- I professori dovranno svolgere 1500 ore annue di cui almeno 350 per docenza e servizio agli studenti.

  • Come sarà: Viene per la prima volta stabilito un riferimento uniforme per l’impegno dei professori a tempo pieno per il complesso delle attività didattiche, di ricerca e di gestione, fissato in 1500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti.

- Scatti stipendiali solo ai professori migliori.

  • Come sarà: si rafforzano le misure annunciate nel DM 180 in tema di valutazione biennale dell’attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi

Per il DIRITTO ALLO STUDIO delega al governo per riformare organicamente la legge 390 del 1991, in accordo con le Regioni. Obiettivo: spostare il sostegno direttamente agli studenti per favorire accesso agli studi superiori e mobilità.

(Il velino)

Altra figuraccia per NYT, The Guardian e Repubblica

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Lo spin doctor di Obama: “Ma tu credi ancora al New York Times?”

“Ma tu credi ancora al New York Times?”. A parlare non è il portavoce del premier italiano Paolo Bonaiuti. E’ la risposta ironica del principale consigliere del presidente Obama, David Axelrod interpellato dal SOLE 24 ORE. Il quotidiano di Confindustria sottolinea come sia stridente l’immagine d’insieme al Quirinale, la passeggiata e la chiacchierata con Berlusconi, le dichiarazioni di apprezzamento per il lavoro “splendido” della presidenza italiana del G8 con la ‘versione’ del NYT che aveva scritto di carenze organizzative e di rilassatezza politica del governo italiano. Una denuncia condivisa anche dal Guardian che aveva addirittura chiamato in causa lo ‘sherpa’ americano Mike Froman scrivendo che era stato lui ad aver condotto riunioni preparatorie del Vertice degli Otto grandi in sostituzione di quello italiano Giampiero Massolo. Circostanza smentita dallo stesso Froman che, in effetti, una conference call ricorda di averla organizzata, ma in vista del G-20 che si terrà a Pittsburgh sotto la presidenza americana. “Forse qualcuno ha fatto confusione”, così Froman aveva liquidato lapidariamente la tesi del Gurardian. Adesso l’affondo di Axelrod.

Intanto fonti di Palazzo Chigi, interpellate da LA STAMPA, rilanciano la tesi del complotto dei media stranieri alimentato da “falsi scoop”, che i corrispondenti negano però all’unisono, primo fra tutti il presidente dell’Associazione della stampa estera Maarten Van Aalderen che giura: nessuna vecchia ruggine con il governo italiano, anche se Berlusconi aveva prima accettato e poi rinviato l’invito per una conferenza. Insomma nessun pregiudizio contro il premier da parte dei giornalisti stranieri, semmai spiazzati per aver preso il classico ‘buco’ da Berlusconi. Ma c’è chi sta peggio, almeno dalle parti di REPUBBLICA, che in questi giorni ha incassato un “uno-due” di difficile digestione: non solo il riconoscimento della forte leadership del governo italiano sui temi del G8 giunto da Obama e Gordon Brown – ovvero dai “due giganti della sinistra occidentale”, annota malizioso Christian Rocca sul FOGLIO – ma anche la beffa di aver ricevuto un ‘no’ dalla Casa Bianca all’intervista al presidente americano che sarebbe “spettata” al quotidiano di Largo Fochetti.

“La Casa Bianca infatti – spiega IRocca – un paio di giorni prima della visita del presidente in Italia è solita garantire un’intervista ai giornali che accreditano i loro inviati ai viaggi con l’Air Press One”. A turno, una volta tocca al CORRIERE, un’altra a la STAMPA, e così via. Questa volta toccava a REPUBBLICA, ma Obama ha preferito AVVENIRE, facendo andare su tutte le furie il padre nobile di REPUBBLICA, al secolo Eugenio Scalfari, che nel consueto articolo domenicale ha manifestato tutto il suo fastidio per questa scelta: “Non vende molto l’Avvenire, ma rappresenta la Conferenza episcopale”, ha spiegato ai suoi lettori. Ma è ancora presto per capire se l’amore per Obama, appena nato, sia già finito…

(Il velino)

Written by marcorouge

9 Luglio 2009 alle 11:55 am

G8, Obama al governo: Splendido lavoro, forte leadership G8

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Sono basate poco meno di 24 ore per smentire le buffonate che il “The Guardian”  e Il “NYT” si sono permessi di inventare circa l’organizzazione e il ruolo dell’Italia nel G8

Prime dichiarazioni da Casa Bianca e Obama

La Casa Bianca ha detto che la presidenza italiana “ha fatto uno splendido lavoro” nell’ organizzare l’agenda del vertice

e ancora

Il governo italiano è un vero, grande amico degli Stati Uniti su tanti temi importanti e Italia e Usa lavorano fianco a fianco» ha detto l’inquilino della Casa Bianca al termine dell’incontro con Napolitano. Sui temi del G8 «il governo italiano ha dimostrato una forte leadership» ha sottolineato il presidente americano

e ancora

“Roma – ha detto Obama al termine dell’incontro durato più della mezz’ora prevista dal protocollo – ha dimostrato una forte leadership internazionale e noi gli siamo grati”.

Ora attendiamo delle scuse ufficiali da quei giornaletti che hanno scritto falsità sul nostro paese. E che non si azzardino mai più.

Written by marcorouge

8 Luglio 2009 alle 7:40 pm

Ultima indagine nazionale dell’Istituto DEMOPOLIS sulle intenzioni di voto degli italiani

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A 16 giorni dall’apertura delle urne per il rinnovo del Parlamento Europeo, un quinto degli italiani non ha ancora scelto: molti gli indecisi, fortemente tentati anche dall’astensione. È quanto emerge dall’ultima fotografia sulle intenzioni di voto scattata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis prima del black out previsto dalla legge elettorale: uno scenario non previsivo, in quanto ancora soggetto a possibili significative variazioni.
Se si votasse oggi, secondo le stime DEMOPOLIS, il PDL si attesterebbe intorno al 40% (con una forbice tra il 38 e il 42%), con la Lega al 10%.
Il Partito Democratico si posizionerebbe invece tra il 25 ed il 27%, l’IdV all’8%, l’UDC al 6%. A rischio, al momento, tutte le altre liste: vicine alla soglia del 4% appaiono Rifondazione con i Comunisti Italiani e il cartello dell’Autonomia.
In un voto fluido e d’opinione, come quello per le Europee, sono ancora possibili molte sorprese: il tasso di partecipazione al voto – secondo i ricercatori dell’Istituto Demopolis – potrebbe divenire l’elemento decisivo nella misurazione del consenso ai partiti.

Written by marcorouge

21 Maggio 2009 alle 6:48 pm

Che strano! Nuove elezioni , nuova sentenza!

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“Agì da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Nello stesso tempo, Mills ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”. E’ questo il nocciolo delle quasi 400 pagine di motivazioni depositate oggi dalla decima sezione dei giudici del tribunale di Milano – presieduta da Nicoletta Gandus, lo stesso magistrato già ricusato dal premier – che ha portato alla condanna dell’avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.

Immediata la reazione del premier Berlusconi che, commentando la notizia, ha annunciato che presto riferirà in Parlamento: “Dirò finalmente quanto penso da tempo a proposito di certa magistratura”. Il Cav. si dice sereno perché in appello ci sarà un altro giudice davanti al quale potrà difendersi. “Se c’è un fatto indiscutibile è che non c’è stato alcun versamento al signor Mills. Durante il processo è stato spiegato chi aveva dato i soldi, è stato individuato il tragitto dei soldi, sono state individuate le azioni fatte da Mills su questi soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare imposte, considerando questa entrata un suo compenso professionale. Se fosse stata una donazione, il signor Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. E se questo non vi basta…”.

Al termine di una conferenza stampa il premier ha poi risposto seccato alla giornalista dell’Unità: “Sono già stati fatti 102 processi e ho già speso 200 milioni in consulenze e avvocati. Io sto lavorando tanto, crede che vada a perdere tempo?”. Al centro delle polemiche anche la posizione del capo del governo, stralciata in seguito al “Lodo Alfano” che garantisce l’impunità per le quattro cariche più alte dello Stato. Sulla questione di legittimità costituzionale di questa legge, tutto lascia pensare che la Corte deciderà non prima della fine di settembre, in seguito alla ripresa dei lavori dopo l’estate.Nicolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del premier, è sicuro che la sentenza Mills verrà ribaltata in Corte d’Appello. “È una sentenza annunciata – spiega il legale – dal tipo di istruttoria dibattimentale che ci è stata imposta: sono stati negati i testimoni della difesa, non sono state consentite le rogatorie richieste e si è proceduto con una tesi a senso unico”. Sulla questione della rinuncia all’applicazione del lodo Alfano, Ghedini è netto: “Si negherebbe la possibilità di espletare il suo ruolo da presidente del Consiglio perché in un processo fatto bene se ci sono 50 udienze, ce ne vorrebbero altrettante per ascoltare i testimoni della difesa. Stiamo parlando quindi di un anno e il premier non potrebbe fare il proprio lavoro perché, come è previsto dalla Costituzione, dovrebbe essere in Aula a difendersi”. Una prospettiva che, a più di un esponente della sinistra, non dispiacerebbe affatto.

Come al solito, dopo oltre dieci anni, le sentenze che riguardano direttamente o indirettamente Berlusconi arrivano in tempo di campagna elettorale…

Questa volta, la succitata Procura, per attaccare il Cavaliere ha deciso di rendere pubbliche – guarda caso a tre settimane dal voto – le motivazioni della sentenza con cui ha condannato, in primo grado, l’avvocato Mills. E nelle motivazioni, non si fa altro che accusare Berlusconi.

Per tutto ciò che leggo nei giornali sul comportamento di numerosi magistrati(scarcerazioni facili di feroci delinquenti,di stupratori,di mafiosi,di truffatori,prescrizioni di illeciti e di reati amministrativi che sembrano fatte ad hoc per gli amici degli amici,ecc) ho la massima sfiducia per molta parte della magistratura penale,civile ed amministrativa italiana.Ciò premesso,e ricordando le centinaia di perquisizioni alle quali è stato sottoposto il gruppo Fininvest per incastrare Berlusconi(colpo non riuscito ai giudici d’assalto) e le numerose sentenze di assoluzione del medesimo Berlusconi,ritengo che anche stavolta si sia costruito contro di lui un inutile volume di 400 pagine di accuse che i suoi legali hanno definito fantasiose e che ancora una volta riusciranno a smontare.

Ma per difendersi ci vuol tempo, per accusare basta molto poco.  E tra qualche mese sentiremo parlare dell’ennesima assoluzione di Berlusconi.

Santoro, in onda l’abuso di libertà

con un commento

santoro

Ancora una volta Santoro ha fatto il Santoro. Dietro il paravento della libertà d’informazione, di cui è rappresentante unico per l’Italia, isole comprese, ha allestito una trasmissione all’insegna del più frusto slogan politico “piove, governo ladro”.

Non di pioggia si trattava, ma di un terremoto che finora ha fatto 290 vittime e quarantamila sfollati, raso al suolo paesi, buttato giù case, seminato distruzione. Ma i morti non lo fermano, la commozione non lo trattiene. Se ha in mente una tesi, che tesi sia. La tesi era che bisognava comunque attaccare la Protezione civile, specialmente Guido Bertolaso, i Vigili del Fuoco, la comunità scientifica che non ha dato ascolto agli avvertimenti di Giampaolo Giuliani, gli amministratori locali, il ponte sullo Stretto, Berlusconi, il governo.A dargli manforte in studio ha chiamato l’ex magistrato Luigi De Magistris, candidato alle Europee con l’Italia dei Valori (che acquisto per la politica!) e l’esponente di Sinistra e Libertà Claudio Fava. Contro aveva, e hanno fatto un figurone, Guido Crosetto del Pdl e Mario Giordano.

Il giornalismo di Santoro funziona così: con l’aiuto delle poderose inchieste di Sandro Ruotolo e Greta Mauro ha intervistato una signora che si lamentava di un ritardo di un paio d’ore dei soccorsi, un signore che diceva di aver freddo, di un altro ancora che cercava riparo in tende non ancora montate, una studentessa che preoccupata aveva lasciato l’Abruzzo per tempo, un medico che denunciava la mancanza di bottigliette d’acqua nel suo reparto. Ne è uscito così un quadro di devastazione organizzativa da aggiungersi alla devastazione reale.

Da un punto di vista simbolico, se un dottore chiede aiuto per la mancanza di qualcosa significa il fallimento dei soccorsi, l’impreparazione della Protezione civile, lo sfascio. Di fronte a una simile tragedia, ma soprattutto di fronte al meraviglioso e commovente impegno dei Vigili del fuoco, dei volontari, della Protezione civile, dei militari, di tutte le organizzazioni che hanno passato notti insonni per salvare il salvabile, Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale.

Santoro la chiama libertà d’informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà.

Tratto da “Corriere della Sera”, 11 aprile 2009

Written by marcorouge

13 Aprile 2009 alle 10:46 am

Intercettazioni: un sistema da cambiare

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intercettazioni

I componenti dell’attuale Governo ed il premier Berlusconi, anche quando erano all’opposizione si sono sempre battuti contro tutti gli eccessi delle intercettazioni, esprimendo apertamente la propria solidarietà anche a personaggi di centrosinistra capitati a vario titolo in questo genere di inchieste.

Non è un paese democratico quello nel quale tutti hanno paura di essere intercettati. Il meccanismo, ormai consolidato, vuole che un Pubblico Ministero possa mettere sotto controllo un telefono in qualsiasi momento. Le intercettazioni, poi, vengono usate non per trovare prove a carico di qualcuno sulla base di accuse riguardanti reati ben precisi, ma con lo scopo di recuperare notizie di reato a carico di terzi. Una prassi che è sconfinata nell’abuso: nel 2007 ci sono state 124.845 intercettazioni con un costo di circa 224 milioni di euro. Basta scorrere le collezioni dei quotidiani per accorgersi come le trascrizioni di colloqui telefonici siano state usate per esporre alla gogna mediatica parlamentari di ogni schieramento. La legge per regolamentare l’uso delle intercettazioni è dunque giusta e necessaria e deve vietare la trascrizione di quelle che riguardano persone, fatti o circostanze estranee alle indagini. Si dovrebbe poi vietare la pubblicazione degli atti contenuti nel fascicolo del PM fino alla fine delle indagini preliminari per evitare che si arrechi un danno a persone nei confronti delle quali non è nemmeno stata iniziata l’azione penale.

Un esempio su tutti: il caso Genchi

Cinquanta telefonate al giorno: questo il “ritmo” di lavoro, in media, del consulente Gioacchino Genchi. Il dato proviene da una delle sue relazioni, quella commissionata dall’allora pm Luigi De Magistris nell’indagine sulla fuga di notizie relativa all’inchiesta Poseidone. Un “assaggio” di quell’archivio che il Copasir sta esaminando (limitatamente alle telefonate relative a esponenti dei servizi). In oltre 600 pagine, consegnate al pm De Magistris il 12 marzo 2007, Genchi elenca le registrazioni di 414 telefonate in 8 giorni che sono solo una piccola fetta rispetto alle 578.000 registrazioni che costituiscono l’archivio globale dei procedimenti Why Not e Poseidon, alle quali si aggiungono 1402 tabulati per un totale di un milione circa di contatti telefonici.

Tutto questo ci conferma che il sistema è da cambiare .

Vi proponiamo l’intervista al presidente Silvio Berlusconi, pubblicata sul Giornale del 26 gennaio 2009

Presidente, secondo alcune indiscrezioni che si leggono sui giornali e si ascoltano nei Palazzi della politica nelle intercettazioni contenute nell’archivio Genchi ci sarebbero anche sue conversazioni. È così?
“Questo non lo so, ma a me non importa assolutamente niente di essere intercettato perché non ho nulla da temere. La questione è un’altra perché qui non c’entro io, c’entrano tutti i cittadini. Il problema, insomma, non è che si tratti di Berlusconi o di un altro, perché bisogna tutelare la privacy di tutti”.

Con una legge più restrittiva in materia di intercettazioni?
“Lo sanno bene: o si fa una legge che taglia tutto (segue gesto eloquente della mano, ndr) oppure – se esce una sola intercettazione che mi riguarda – io me ne vado da questo Paese. L’ho già detto, la privacy è cosa troppo importante, non è possibile che non si possa parlare tranquillamente al telefono. D’altra parte, quando durante i comizi chiedo alla gente se pensano di essere intercettati alzano tutti la mano. È veramente una cosa impossibile, una cosa che non esiste. Si parla di 350mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia”.

Ma l’archivio Genchi è davvero tanto vasto?
“Così la cosa è stata venduta. Io sto a quello che hanno detto Clemente Mastella (ex ministro della Giustizia, ndr) e il presidente del Comitato Francesco Rutelli (a capo del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ndr)”.

È ottimista sul fatto che si possa arrivare a una legge più stringente subito?
“Penso sia possibile. Abbiamo già preparato un testo che è migliorativo rispetto alla situazione attuale, un ottimo testo. Ma si può ancora migliorare. Si dovrebbe fare una legge in modo più restrittivo. Si può fare di più”.

Crede di poter convincere anche Umberto Bossi?
“Il caso Genchi convincerà anche gli alleati della necessità di una stretta. Per quanto riguarda la Lega, Bossi mi ha già detto che seguirà le nostre posizioni”.

Il fatto che l’archivio Genchi possa contenere materiale su politici di una parte e dell’altra può favorire il dialogo con centrosinistra su questo provvedimento?
“Quando sento parlare di dialogo mi viene l’itterizia» (e fa per chiudere la porta della macchina).

Dicono che è lei che non vuole il confronto…
“Non è vero che non voglio il dialogo. Il punto è che ogni volta che decidiamo di dialogare loro hanno sempre un secondo fine. È successo anche sul federalismo”.

In che senso?
“Volevano staccare Bossi e la Lega da me, ci hanno provato… Ma non ci sono riusciti oggi e non ci riusciranno mai”.

A che punto è, invece, l’emergenza immigrazione dopo il caso Lampedusa?
“Nessuno ha la bacchetta magica. Ma stiamo lavorando con i Paesi dell’Africa mediterranea per far sì che questo fenomeno possa diminuire. In Parlamento, poi, c’è un accordo fatto con la Libia che però abbiamo tardato ad approvare. Il presidente del Senato si è impegnato a concludere l’iter entro il 31 gennaio, così che Tripoli possa mettere in atto quelle misure di controllo delle coste contenute nell’accordo. Finché non sarà approvato in via definitiva dal Parlamento, infatti, la Libia si ritiene non impegnata”.

Written by marcorouge

28 Gennaio 2009 alle 1:54 pm