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Rubrica – L’Italia che funziona / Riciclare riciclare riciclare

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nostra eccelenza

di Marco Rossi

Napoli invasa dai rifiuti, le polveri sottili che soffocano Milano, il traffico impazzito sulla tangenziale di Mestre: a volte le notizie che leggiamo sui quotidiani ci restituiscono un ritratto scoraggiante del nostro Paese. Ma per fortuna non tutta l’Italia è così. Ed è per questo che in questa rubrica parleremo di realtà nascoste, realtà all’insegna dell’efficienza e dell’eccellenza. Realtà che pochi conoscono e che risollevano il morale sorprendendo per la loro singolarità e la loro genialità. I protagonisti sono sindaci, imprenditori, insegnanti, preti, vigili urbani, o semplici cittadini che di fronte a un problema non rimangono con le mani in mano.

Riporto una testimonianza dal libro “Nostra Eccellenza” di Massimo Cirri e Filippo Solibello disponibile in libreria a 12 euro.

Riciclare riciclare riciclare

Per far sì che le discariche non rimangano delle cattedrali nel deserto, il sistema rifiuti ha bisogno però che a guidare il gioioso trenino dell’immondizia ci sia un solo imperativo: il riciclo e la raccolta differenziata. Altrimenti non ha senso: è come produrre energia con fonti rinnovabili e poi un attimo dopo sprecarla, buttarla via. Ogni anno Legambiente stila la classifica dei comuni Ricicloni, è come tirare una riga sulla lavagna e segnare di qua i buoni e di là i cattivi. Non sempre però i risultati corrispondono a quello che si potrebbe immaginare.

Certo, a Napoli la percentuale di raccolta differenziata supera appena il sei per cento, a Palermo arriva al nove, ma, ad esempio, nel profondo nord a Milano siamo solo al trenta per cento, così come a Firenze, mentre Roma è inchiodata intorno al sedici. Tra i capoluoghi di provincia Novara, con centomila abitanti, è riuscita a toccare il sessantanove per cento, Verbania è al sessantasei e Asti al sessantadue. A fare la parte del leone c’è invece il nord-est con un poker di paesini in provincia di Treviso che bucano addirittura il muro dell’ottanta per cento di raccolta differenziata: Roncade, Preganzol, San Biagio di Callalta e Giavera del Montello. Secondo l’ultima indagine di Legambiente c’è però anche il sud, e c’è anche la Campania: ci sono comuni sopra i diecimila abitanti come Bellizzi in provincia di Salerno, dove si arriva al sessanta per cento di differenziata, oppure, sem-pre nella stessa provincia ma sotto i diecimila abitanti, Padula e Rofrano al sessantasette per cento e Atena Lucana al sessantaquattro. E guarda caso in tutti questi posti di immondizia per le strade non se n’è vista neanche nei giorni più duri delle ripetute «Emergenza rifiuti» che scandiscono la vita della Campania.

Riciclare allora, sempre e comunque, con il porta a porta, coi cassonetti, con le campane, a scuola, al lavoro, come se fosse una gara, con ogni mezzo necessario. A Zafferana Etnea, profondissimo sud, si sono inventati il Patù-Bancomat, un modo per incentivare il cittadino a conferire i rifiuti di sua spontanea volontà. L’idea è semplicissima e poi è stata copiata, ripresa, reinterpretata in molti altri comuni: monetizzare la rumenta. Ogni qual volta un cittadino si reca al centro comunale di conferi-mento dei rifiuti, l’Isola Ecologica Informatizzata, registra su una tesserina magnetica (il Pattumiera-Bancomat) il quantitativo di rusco che ha portato, poi, a fine anno, a seconda del risultato ottenuto, riceve dei soldi dal comune, che ha a sua volta guadagnato dalla vendita dei diversi tipi di rifiuti riciclabili. Le cifre vanno da qualche decina al centinaio di euro portato a casa dal miglior «conferitore», vincitore anche di una splendida lavatrice messa in palio dal comune per questa singolare competizione dall’alto valore civico.

In fondo si tratta solo di dare il giusto valore alle co-se, agli oggetti: se i rifiuti non sono più semplice sudi-ciume ma materia prima con un preciso valore, forse non li si abbandona per strada, non li si brucia nei campi, non li si butta nei fossi, ma anzi, forse si va anche a rubarli al vicino di casa!