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Archive for the ‘Informazione’ Category

Sull’acqua una buona riforma, ma una pessima opposizione

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Prima un po’ di numeri:

  • in Italia ogni cento litri d’acqua ne sprechiamo 34.
  • lo scorso anno sono stati consumati ben 12,4 miliardi di litri di acqua in bottiglia pagandola anche mille volte più di quella del rubinetto
  • con 196 litri pro capite all’anno l’Italia è il primo Paese in Europa per consumo di acque in bottiglia ed il terzo al mondo dopo Emirati Arabi e Messico
  • ogni anno gli italiani utilizzano circa 6 miliardi di bottiglie di plastica, la cui produzione implica il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio

Articolo tratto da “Il Giornale”

C’è una regoletta magica nella demagogia economica italiana: quando Codacons, Vendola e un pizzico di Di Pietro si mettono insieme a contestare un provvedimento, state certi che la parte giusta è un’altra. Non ne azzeccano una. O forse è il contrario: cercano di azzeccarle tutte e a qualsiasi costo.

Avete presente Tom Wolfe e quei deficienti di radical chic che lo scrittore magnificamente descriveva invitati ai cocktail di Leonard Bernstein negli anni 70. Ecco oggi abbiamo i Consumer chic: i loro salotti non sono più le penthouse di New York, ma la mail, i blog e il Parlamento con appendici televisive. Non ci sono più le pantere nere da idolatrare, ma i rappresentanti del Codacons e Nichi Vendola. Il pugno lo agita invece Di Pietro.

L’ultima battaglia è quella contro il decreto Ronchi (in buona parte scritto anche dal ministro Fitto). Il decreto prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e tra questi un parziale ingresso dei privati anche nella distribuzione delle acque. Niente di meglio per i nostri paladini della giustizia. «L’acqua è un diritto», e Vendola «La privatizzazione dell’acqua è una bestemmia contro Dio» e ancora il Codacons ha il sospetto che la manovra serva a «creare nuovi consigli di amministrazione nei quali papparsi qualche lauto stipendio». Papparsi? Bestemmie? Ma dove vivono questi signori? Vendola e il suo acquedotto pugliese, controllato dalla regione al 95 per cento, come pensa che funzioni? Lo sanno i nostri Consumer chic che in Italia grazie alla demenziale gestione pubblica dell’acqua disperdiamo 34 litri ogni cento distribuiti. Lo sanno questi signori che le tariffe dell’acqua sono diverse da paese a paese in virtù di ubbie localistiche. A proposito la Puglia è tra i leader in questo spreco. E sono proprio bravi questi signori che tutelano questo nostro sacrosanto diritto.

Evviva il pubblico. Quello che non paghiamo con le tariffe dell’acqua, lo pagano tutti i contribuenti con i quattrini con cui vengono finanziati questi carrozzoni pieni di consigli di amministrazione. Se lo ricorda Vendola, solo per citare un caso, dei derivati piazzati nel sinking fund (una sorta di fondo di ammortamento) piazzati da Merrill Lynch nel suo amato acquedotto pugliese. A proposito destra e sinistra, poco cambia. Se c’è una cosa positiva del decreto Ronchi-Fitto è propria questa. È un primo passo, è il primo mattoncino per slegare la politica dalla gestione dei nostri servizi pubblici. E il coro degli anti-Casta invece di plaudire che fa? Alza il sopracciglio. Si potrebbe fare meglio? Sì certo. Ma almeno questo governo fa. Valga anche per i riformisti del passato esecutivo Prodi. La signora Lanzillotta all’epoca alle prese con la medesima materia si trovò davanti all’opposizione della sua estrema sinistra e di una parte del centro destra, ma ora perché non si alza e parla? Certo il decreto è migliorabile, ma non è forse un passo avanti, signora ex ministro?

Non val la pena gridare ad alta voce ai Vendola, ai Di Pietro, ai Codacons che hanno buon gioco ad agitare spettri, che la direzione semmai è quella di avere più privato e meno pubblico nelle cose dell’economia? La distinzione tra destra e sinistra oggi si misura solo e banalmente in ciò: la sinistra è alla disperata e continua ricerca della conservazione dell’esistente. La difesa è ovviamente più sofisticata. Si dice: le cose non funzionano perché ci sono le persone sbagliate. No, cari consumer chic, non sono le persone che gestiscono il pubblico ad essere sbagliate, ma il vostro cappello politico incapace di fare scelte anche impopolari. Lo stesso caro Vendola che le fece demagogicamente recuperare qualche voto in Puglia proprio contro il presidente uscente Fitto contestandogli le razionalizzazioni che stava facendo nella sanità e negli ospedali pugliesi. E ora caro Vendola è vittima di se stesso e si trova con un buco della sanità che fa paura. E le persone? Beh quelle che ha scelto lei sono tutte in ampie discussioni, diciamo così, con i magistrati. Il solito riflesso condizionato: niente privatizzazioni e scelta di personale seria, all’altezza. Con il risultato finale che la regionalizzazione porta a buchi che pagheremo e le persone serie sono ad un passo dalla galera.Altro che criticare il Decreto Ronchi per la privatizzazione dell’acqua: semmai si sta facendo ancora troppo poco per sganciare i beni pubblici dalla gestione pubblica.

P.S. Se avete tempo, vi consiglio di vedere la conferenza stampa per la presentazione e della riforma.

http://video.palazzochigi.it/ronchi_fitto_20091119.asx

Written by marcorouge

17 Dicembre 2009 alle 3:08 pm

I numeri della lotta alla mafia. Record di beni confiscati e sequestrati

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Quante volte avete sentito qualcuno dare del mafioso a Berlusconi,  al suo governo e alla maggioranza ?Recenti sono le nuove polemiche riguardanti presunti emendamenti presenti nella finanziaria che favorirebbero la criminalità organizzata. (rivelatesi, come sempre infondate)

A queste parole si risponde con i numeri di ciò che si è fino ad ora fatto.

 

“Nei primi 18 mesi del Governo Berlusconi sono state compiute 377 operazioni di polizia giudiziaria contro la mafia (+53%). E’ quanto si legge in un dossier che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha consegnato oggi all’associazione stampa estera. ‘Mai nessun governo aveva raggiunto risultati simili’, ha detto. Rispetto ai 18 mesi precedenti, gli arresti sono aumentati del 22%: 3.630, tra cui 282 latitanti (+87%), 15 dei quali tra i 30 piu’ pericolosi (+67%)” (Ansa).

 

Molto importanti sono anche  le cifre relative al valore complessivo dei beni sequestrati e confiscati. Due primati: il primo riguardante il valore dei beni confiscati, pari a 5.372 milioni di euro (+52% rispetto ai diciassette mesi precedenti) , il secondo – record da incorniciare – riguardante i beni confiscati, il cui valore ammonta a 1.512 milioni di euro (+ 304%) .

Una parte di quest’ultimi,  esattamente 676,7 milioni di euro, sono stati immeditamente monetizzati, e sono stati fatti  confluire nel Fondo Unico di Giustizia, il pozzo che “lava” i denari delle mafie alimentando la lotta dello Stato, in termini di risorse a beneficio delle forze dell’ordine, contro le mafie stesse (quando si dice che ogni guerra ha bisogno dei suoi simboli).

 

 

Written by marcorouge

25 Novembre 2009 alle 9:50 pm

La Corte europea: Placanica sparò per legittima difesa

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carlo4

Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, ha agito per legittima difesa. Questo è quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza resa pubblica oggi. I giudici di Strasburgo hanno quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti inerenti la morte del giovane. Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparò a Giuliani non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi.

Lettera immaginaria di Carlo Giuliani a Mario Placanica

Caro, povero Mario – Ora che la Corte europea dei diritti umani ha finalmente concluso che tu, quel tragico giorno di otto anni fa, sparando quel colpo che mi ammazzò, agisti per legittima difesa, desidero chiederti perdono non soltanto per tutti i guai che hai passato da allora proprio a causa mia ma anche per tutte le bestialità che i miei genitori e i loro stupidissimi compagni hanno detto e fatto in tutti questi anni per tentare di fare di me un martire e un eroe della libertà e di te un assassino al servizio di uno stato criminale.


Questo mio desiderio forse ti stupirà. Devi però capire che ormai non sono più lo spavaldo fessacchiotto che con la sua furia insensata di rivoltoso del cacchio ti costrinse a sparare quel colpo. Sono un povero defunto pieno di rimorsi e di vergogna. E lo sono diventato per la semplice ragione che dal momento in cui sono morto fino a oggi ho dedicato quasi ogni giorno, ora e minuto della mia vita alla riflessione su quel che accadde nelle nostre menti in quel terribile giorno. E soprattutto in quel disgraziatissimo istante in cui tu, dalla tua Land Rover piena di carabinieri giovani come te, e come te atterriti da quel branco di imbecilli che armati di stupida rabbia l’avevano già circondata e aggredita a colpi di spranghe di ferro, avendomi visto avanzare verso di te, col volto coperto dal passamontagna, issando in alto con le mie braccine quell’estintore che avevo divelto proprio per spaccare la testa a qualcuno di voi, decidesti di premere il grilletto del tuo fucile…
Per farti capire, caro Mario, quanto sono cambiato, lasciamo infine aggiungere che in casi come il tuo parlare di legittima difesa non mi sembra sufficiente. Occorrerebbe parlare anche, anzi soprattutto, di difesa della società e dello Stato. Giacché il poliziotto che spara contro qualcuno che tenta di ucciderlo, insieme alla propria pelle difende anche il diritto di tutti i cittadini a esigere da lui di non lasciarsi ammazzare. Così come, viceversa, chi tenta, come feci io, di accoppare un poliziotto impegnato nella difesa dell’ordine pubblico, insieme a quel poliziotto, tenta oggettivamente di accoppare (ne sia cosciente o meno) l’intera società. Che a quel poliziotto ha affidato il compito di difenderla. E che perciò ha il diritto di aspettarsi che, quando occorre, lo faccia.

Written by marcorouge

26 Agosto 2009 alle 1:21 pm

La scossa è arrivata nel cuore della Puglia rossa

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inchiesta-bari-web

Partito democratico, Socialisti, Rifondazione comunista, Sinistra e libertà e Lista Emiliano: sono questi i partiti che hanno visto le loro sedi perquisite dai carabinieri che hanno provveduto a sequestrarne i bilanci. I fatti riguardando le indagini sulla sanità condotta dal pubblico ministero Desirè Digeronimo sul presunto intreccio illegale per la gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario e che coinvolgono anche l’ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco, oggi senatore.  Dalle indagini della Direzione distrettuale Antimafia di Bari, sarebbe infatti emerso il sospetto che i partiti del centrosinistra regionale dal 2005 ad oggi avrebbero favorito determinati imprenditori a cui avrebbero affidato appalti e servizi nel settore sanitario finanziati con danaro pubblico. Gli imprenditori, a loro volta, avrebbero girato parte del danaro ottenuto ai partiti del centrosinistra, finanziandoli.

Cari lettori, si va sempre peggio, da una parte mi dispiace, era rimasta solo quella pia illusione, la presunta superiorita’ morale della sinistra, finita miseramente come la gioiosa macchina da guerra che da 15 anni riceve fregature….

Vendola fu inviato in Puglia dall’allora segretario dl suo partito Bertinotti, per rimettere le cose a posto specie nella sanità. Fitto ,del centro destra,come governatore non era stato in grado di gestire la sanità pugliese, che vantava debiti e caricava di ticket i cittadini. Fitto fu oggetto di attacchi ed a volte rischiò il linciaggio da una folla inferocita ed aizzata dai compagni. Vendola vinse le elezioni,abbandonò la camera dei deputati e si presentò in Puglia come il messia annunciato dai profeti. Colui che avrebbe ridato smalto e dignità ad una sanità fatiscente. Ed ecco i risultati, sotto gli occhi di tutti; si è passati dalla padella alla brace.  La magistratura andata per pescare salmoni con le intercettazioni, ha pescato pescecani. E lo spreco nell’acquario della sanità non finisce mai. Uno spreco immenso di risorse, tangenti, ospedali appena finiti di costruire e costati una cifra, cadenti e fatti con la sabbia marina….insomma una ruberìa infinita.

La scossa che aveva preannunciato D’Alema è arrivata, ma ha sbagliato parte!

Gli italiani sono sempre più consapevoli che l’aborto è un dramma

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di Francesco Ognibene , tratto da “Avvenire”.

aborto

Parlare di buone notizie quando si enumerano le vittime dell’aborto è sempre difficile. Si può definire ‘buona notizia’ il fatto che in Italia nel 2008 siano stati praticati più di 121 mila aborti? Spegnere la vita quand’è più fragile – quale che sia il motivo di questa scelta – è una tragedia in sé e una ferita incancellabile nella vita di una donna. Ma proprio per questo occorre non rinunciare mai alla forza della ragione, alimentandola con informazioni complete che ci pongano al riparo dall’alluvione dei luoghi comuni. Abbiamo imparato che quando si ragiona di bioetica lo sguardo del quale è indispensabile dotarsi dev’essere più largo del singolo frammento informativo.

Ed è uno sguardo consapevole e maturo, se solo si ha la pazienza e la saggezza di incrociare i dati che contano. L’annuale relazione sullo stato di attuazione della legge 194 che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha consegnato ieri al Parlamento porta infatti qualche ‘buona notizia’ mescolata alla consueta tragica contabilità degli aborti, mettendoci in mano una documentazione comparata molto eloquente. È vero che le interruzioni di gravidanza nel 2008 si sono attestate a quota 121.406, ma rispetto all’anno precedente il calo è del 4,1% che equivale quasi a un dimezzamento rispetto al 1982, l’anno del record di aborti in Italia.

Un trend di continua decrescita che non si giustifica con la diffusione dei metodi anticoncezionali: nei Paesi dove si è deciso di combattere gli aborti con imponenti campagne pubbliche per la contraccezione si è sortito l’effetto opposto a quello sperato. L’Inghilterra, dove condom e pillole del giorno dopo si trovano persino a scuola e la tv manda in onda spot per informare le teen ager sulla libertà di fermare una gravidanza indesiderata, gli aborti sono fuori controllo, con dati che per le minorenni sono più del triplo di quelli italiani (oltre il doppio in Francia e in Svezia, per intenderci). E nemmeno si deve invocare il numero crescente di medici obiettori, arrivati a superare il 70% del totale. Se, infatti, la relazione ministeriale ha finalmente completato una raccolta dati sinora sempre lacunosa, le nude cifre attestano che l’attesa tra il rilascio del certificato e l’intervento s’è complessivamente ridotta.

Dunque, nessuno scoraggiante intoppo per chi decide di abortire. Le ragioni del fatto che gli aborti continuino a diminuire e che tra le giovanissime non vi sia alcun aumento delle interruzioni di gravidanza – come invece si osserva altrove in Occidente – vuol forse dire che c’è un dato che sfugge alle statistiche e che attiene allo stato di salute profondo del Paese, a quel tessuto di valori e di relazioni che impedisce di guardare all’aborto come a una ’scelta di libertà’, e lo mostra così com’è. Forse i dati di quest’anno ci dicono che il vero diritto cui si riprende a guardare e che si vuole veder rispettato, al di là della facile polemica mediatica e politica, è quello di poter far nascere tutti i figli desiderati, con ogni aiuto necessario.

Abortire non è affatto percepito come una scelta priva di conseguenze. Non si può ignorare che – tabelle alla mano – le donne italiane ripetono l’esperienza dell’aborto assai meno delle inglesi, delle spagnole o delle americane. Visto poi che a incidere sulla cifra complessiva delle Ivg contribuisce in misura crescente la drammatica facilità con la quale le donne straniere (in particolare dell’Est europeo) ricorrono all’intervento, va notato che il dato sugli aborti delle italiane segna un calo di oltre un terzo in soli dieci anni, con un tasso di abortività (ovvero il numero di aborti per mille donne in età feconda) che globalmente è sceso a 8,7, in continuo e vistoso calo da 25 anni.

È il segno che l’aborto in Italia non viene diffusamente percepito come metodo contraccettivo, e lo si vede e sente sempre più per ciò che è. Proprio per questo è grave che ci sia chi ha spinto e spinge l’Agenzia del farmaco ad approvare già nel suo vertice di oggi l’adozione ufficiale della pillola abortiva Ru486 negli ospedali italiani.

Il Consiglio d’amministrazione dell’organismo tecnico ha di fronte a sé una scelta che comporta una responsabilità enorme, e giustamente sta soppesando con estrema cautela un farmaco che in ven’anni ha fatto 29 vittime, secondo quanto ha ammesso la stessa azienda produttrice. Non vogliamo credere che, mentre la piaga dolorosa dell’aborto in Italia va lentamente riducendosi, si voglia aprire un nuovo squarcio facendo credere che per liberarsi di un figlio basta una pillola, nemmeno fosse un mal di testa.

Written by marcorouge

31 Luglio 2009 alle 1:15 pm

Oltre le regole della civile convivenza: l’Idv tocca il fondo.

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La condotta dell’Italia dei Malori  sta assumendo contorni grotteschi. Non più contenta di accusare a giorni alterni  il Premier, di lanciare improbabili messaggi su giornali esteri al fine di sputtanare l’Italia e i suoi cittadini, di fare pressioni e critiche senza alcun motivo e ragione al Capo dello Stato (per poi prendere delle grosse cantonate ), ha deciso di violare anche le più basilari regole di convivenza civile.

Il parlamentare Pedica, senatore dell’Idv, ha pensato bene di irrompere a Palazzo Chigi e di interrompere la conferenza stampa del Ministro Gelmini. Il Ministro, più volte interrotta,  ha preferito comunque lasciare la sala stampa, «occupata» dal senatore Idv, senza nemmeno iniziare la prevista conferenza stampa. «L’Idv è sempre una forza molto democratica, complimenti…» ha detto ironicamente il ministro rivolgendosi al senatore dipietrista.

Non ho davvero parole per commentare. E’ ora che si diano una regolata.

Written by marcorouge

24 Luglio 2009 alle 4:38 pm

Ordine degli avvocati sospende Di Pietro per tre mesi.

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All’ex pm di “Mani pulite” – che dopo l’uscita dalla magistratura non ha rinunciato a indossare la toga entrando nell’avvocatura – è stata contestata la violazione dell’articolo 51 del codice deontologico che vieta “l’assunzione di incarico nei confronti di ex clienti”. Il riferimento è al processo, svoltosi innanzi alla Corte d’Assise di Campobasso, nel quale Di Pietro era il legale di parte civile per l’omicidio – avvenuto nel 2002 – di Giuliana D’Ascenzo, una sua amica e compaesana di Montenero di Bisaccia.Sul banco degli imputati, il marito della vittima, Pasqualino Cianci, che lo stesso Di Pietro aveva in precedenza difeso.

La D’Addario mente, spudoratamente. La Repubblica (delle pere) e l’Espresso fanno l’ennesima figuraccia. Silvio, siamo sempre con te!

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Leggendo e ascoltando la seconda puntata delle registrazioni illegali - prodotte e diffuse illecitamente (articolo 684 del C.p.) da la Repubblica ( delle pere) e l’Espresso si ha la sensazione che quelle frasi gracchianti e smozzicate  (per quel che se ne può cogliere più dalle trascrizioni che dall’audio, in verità) siano un boomerang per gli accusatori di Silvio Berlusconi e un formidabile assist per la sua difesa.

Nella prima conversazione catturata dal microfono indiscreto nascosto nelle mutande della avvenente showgirl barese, Giampaolo Tarantini, il suo “caporale” le spiega: “Lui non ti prende come escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…“.

Dunque Berlusconi non sa che la D’Addario è una professionista a pagamento ma, semplicemente, un’amica di Tarantini.

Inoltre si scopre come la D’Addario ha mentito spudoratamente nell’intervista apparsa nel Sunday Times e poi riprese da la Repubblica (delle pere). (Tutti e due i quotidiani , accreditando la sua tesi, l’hanno preso in quel posto “dove non batte il sole”.i)

La fantasiosa ragazza – non più tanto ragazza- di Bari eccitava gli inglesi raccontando il premier amante infaticabile:

Non ho mai dormito, era instancabile”. E aggiungeva “Berlusconi fece una mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e io l’ho raggiunto sotto la doccia su sua richiesta. Per questo mi è andata via la voce”.

Balle.

Tanto che nelle registrazioni che Repubblica aveva già rivelato la verità si capovolge. Berlusconi telefona alla D’Addario il giorno dopo quella notte, la trova senza voce e si chiede perché. E lei risponde:

Sai perché? Perché ho fatto al doccia 10 volte con l’acqua ghiacciata, perché avevo caldo”.

Dunque non è stato Berlusconi a costringerla alla doccia ghiacciata come il Sunday Times e poi Repubblica- smentendo se stessa- avevano creduto. Ma era stata la D’Addario a scegliere di rinfrescarsi così. Se ha dovuto rivelarlo a Berlusconi il mattino dopo ci sono solo due possibilità: o il premier non ha trascorso tutta la notte con la escort o se erano nella stessa stanza e nello stesso letto, lui dormiva mentre la escort faceva le docce ghiacciate.

E se ha mentito su questo, la D’Addario, su quante altre cose lo ha fatto?

Ovviamente non verremo di certo sapere la risposta da la Repubblica (delle pere).

Ma il caso eccita e fa impazzire anche un altro quotidiano che vorrebbe coprire la stessa area di Repubblica: Il Riformista di Antonio Polito

“Il dovere di informare dovrebbe fermarsi sulla soglia del buco della serratura, o dell’origlio. Nel senso che il guardonismo è superfluo quando non aggiunge informazioni. E di conseguenza, rischia di essere morboso”.

Giusto. Ma è un po’  irreale trovare scritta questa considerazione  in un quotidiano che pur guardando dal buco della serratura di chi stava guardando dal vero buco della serratura (L’Espresso), decide di dedicare alla visione non una breve a pagina 18, ma l’apertura del quotidiano regalando ai suoi lettori ogni particolare. . Parole nobili quelle di Polito, che così termina

“Che si chiami Silvio Berlusconi, nulla toglie al suo diritto di cittadino di vedere protetto almeno quell’ultimo simulacro di privacy che è la camera da letto”.

Cavoli suoi insomma. Di cui non si capisce perchè, pruriginosità e scoop giornalistico a parte, ci  occupiamo tanto. Visto che ognuno è libero di far l’amore con chi crede. Specie se lo fa a casa sua, non lede il diritto di nessuno, non configura un’ipotesi di reato, non offende nè il decoro, nè la decenza di chicchessia. Paradossalmente, chi rivela questi episodi (posto che siano veri) rende pubblico un fatto diversamente riservato e irrilevante. E il fatto che il protagonista sia il premier non può diminuire i suoi diritti  alla vita privata e alla privacy rispetto ad ogni altro cittadino.

Silvio !

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berlusconi-papa2

L’uomo è un mito autentico, indistruttibile:

“Non sono un santo, speriamo lo capiscano anche quelli di Repubblica”.

“Il presidente a vita della Lombardia ha usato per descrivere il territorio la parola “antropizzato”. Non è una bella parola. Ci sono un sacco di belle figliole e di imprenditori”.

Gli “attacchi personali non mi toccano”, “Chi mi attacca è perché non ha altre critiche da fare al governo”.

“Cercano di far fuori la persona perché non hanno altri argomenti..ma queste cose non mi toccano minimamente”.

E noi questo volevamo sentire.

Written by marcorouge

22 Luglio 2009 alle 5:05 pm

Salviamo il lago Paiolo!

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Il giorno 23/3/2009, il Consiglio Comunale di Mantova ha approvato in via definitiva il piano attuativo “Nuovo Ospedale” che prevede la distruzione di oltre 11 ettari (110.000 METRI QUADRI) di verde situati nella zona di fronte al nuovo ospedale comprendendo anche l’area del rivo Lago Paiolo, ultimo resto di un ambiente antichissimo e tipicamente mantovano per flora e fauna.
Tutto ciò verrà distrutto per realizzare un grande supermercato di fronte all’area dell’ospedale, più numerose strutture adibite ad uffici, uno studentato, un albergo, un parcheggio, e vari condomini (a 5 piani per oltre 16 mt di altezza) per una possibilità totale di centinaia di persone.

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Siamo un gruppo di persone che vogliono ottenere la revoca di questa scelta dissennata ed assurda (centinaia di nuovi appartamenti, costruiti in tutta Mantova, sono VUOTI !!!).

Abbiamo fatto e stiamo preparando altre iniziative per sensibilizzare i mantovani (rivelatisi molto spesso all’oscuro di questo progetto) e far sentire la nostra voce.

La speranza è che facendoci vedere numerosi e determinati riusciremo a fermare un piano di lottizzazione semplicemente assurdo.

1) Viene DISTRUTTA un’area verde unica, contenente gli ultimi esemplari della originale flora lacustre mantovana.
In origine appartenente al Parco del Mincio la zona è stata “stranamente” riqualificata come “area edificabile”.

2) Di tutto si sente la mancanza, nella provincia mantovana, tranne che di NUOVE CASE E CONDOMINII, si calcola che siano MIGLIAIA quelli NUOVI e ANCORA DISABITATI.

3) Senza dimenticare che la popolazione di Mantova negli ultimi trent’anni è scesa da 60.000 a 46.000 abitanti.
La domanda sorge spontanea: “Cui prodest?” (A chi giova tutto questo ?).

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Written by marcorouge

18 Luglio 2009 alle 7:24 pm