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Dove sta lo scandalo se si vuole insegnare l’Italiano ai bambini stranieri?

con un commento

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di marcorouge

E’ stata approvata alla Camera la mozione , presentata dalla Lega , relativa all’accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. E’ stato un dibattito convulso, teso, impegnativo.Purtroppo negli interventi della sinistra si è scelta la strada più facile: accusare il governo di razzismo , di voler segregare i bambini immigrati, di non volere l’integrazione degli stranieri in Italia.Molti giornali hanno accreditano questa tesi, con titoli tipo quello del Corriere della sera o di Repubblica: «Sì alle classi separate per stranieri» o «A scuola classi solo per immigrati».

La realtà.

Il problema affrontato dall’emendamento della Lega è noto – ma non a Repubblica e a Fassino – ogni anno si iscrivono a classi di tutti gli ordini e grado, anche seconda e terza media, anche scuole medie superiori, bambini e ragazzi che non capiscono nulla, perché non conoscono la lingua. Il risultato di questo disastro è un disastro elevato all’ennesima potenza: questi studenti non possono materialmente capire, se non a spizzichi e bocconi, quanto viene detto dagli insegnanti, non possono scrivere i compiti, non comprendono le domande scritte sui libri. Per imparare l’italiano impiegano chi uno, chi due, chi tre anni. Ma per tutto questo periodo la scuola che fa? Li promuove, perché ovviamente gli insegnanti non se la sentono di “discriminarli”. In questo modo questi studenti vengono letteralmente “azzoppati”, perché nella loro formazione c’è un buco di uno, due, tre anni. Il risultato finale è una estrema difficoltà ad affrontare le scuole superiori, una resa scolastica nella fase di specializzazione anch’essa azzoppata, una vera, strisciante, discriminazione.

La Proposta

L’emendamento della Lega – corretto dal Pdl – fa fronte a questo vero e proprio disastro in modo diretto:

  • proponendo un test che valuti se il grado di conoscenza della lingua italiana è sufficiente a rendere il bambino straniero in grado di apprendere.
  • allestendo classi di inserimento, dove insegnare l’italiano ai bimbi stranieri che non lo sanno ancora assieme agli insegnamenti utili all’educazione alla legalità e alla cittadinanza.
  • non consentendo ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, per un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole.
  • prevedendo una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri.

Le famose classi ponte, di cui ieri ha parlato il premier Silvio Berlusconi. “La scarsa conoscenza della lingua italiana fa sì che l’insufficienza dei bambini stranieri sia tripla rispetto a quella degli alunni italiani. Perciò -ha detto il Cavaliere- abbiamo pensato a questa mozione, seguendo tra l’altro l’esempio di altri Paesi e abbiamo deciso di fare non classi separate ma tese all’insegnamento dell’italiano”. Quindi classi dove stare per un periodo, finché non si è imparato l’abbiccì. Naturalmente si può discutere sulla tecnicalità di questo provvedimento, ma è innegabile la sua ispirazione profondamente progressista, tesa a dare ai figli degli immigrati le stesse chances dei figli degli italiani.

Le Polemiche

Si tratta di creare una corsia che renda agevole l’inserimento. Dove sta lo scandalo? Famiglia cristiana è partita lancia in resta con la solita accusa: razzismo, una mozione che spinge alla espulsione. In realtà si tratta esattamente del contrario. Nasce dalla volontà di integrazione, non di discriminazione. Ed è una vera vergogna che Piero Fassino si sia impancato a dare giudizi morale sul prossimo, sostenendo con linguaggio violento che si tratterebbe di una «abiezione tanto più grave perché diretta contro i bambini, contro i più piccoli». Oltretutto queste classi di transizione saranno frequentate solo da chi effettivamente non parla l’italiano, perché la si dovrà frequentare se non si supera un test di comprensione. Dopo di che nessuna classe potrà più avere un numero di stranieri che possano trasformarla in una enclave di questa o quella nazionalità.

Il putiferio scoppiato in Italia intorno alle “classi di inserimento” per stranieri genera in Francia stupore, sorpresa, incredulità. Al ministero dell’Educazione, gestito da Xavier Darcos, amicissimo di Nicolas Sarkozy, sottolineano che lo strumento da loro «esiste dagli anni Settanta e non ha mai generato polemiche».

Impressionante. Quando la sinistra – non quella riformista (esiste ancora?) ma ideologica – parte, non la si può più fermare nella corsa a sfasciare tutto. Veltroni cerca di compattare la sua leadership lanciando le truppe tradizionalmente fedeli contro il governo. Ma perché per una volta il Pd non lascia a casa l’ideologia e il buonismo, e non si mette -sul serio- dalla parte dei più deboli? Sui bambini non si gioca. Sui bambini non si fa gazzarra politica.

Una Risposta

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  1. Insegno Lettere in un liceo scientifico e da anni mi occupo anche di educazione interculturale. Non solo: ho fatto parte di un’equipe di docenti che hanno elaborato un progetto sulla mondialità che comprendeva, oltre ad alcune attività volte a valorizzare il concetto di identità personale degli allievi, letture tratte da autori più o meno recenti, europei ed extracomunitari. Il progetto, durato due anni scolastici, comprendeva anche un Pen Pal Project (scambio epistolare via e-mail) tra i nostri allievi e quelli di una scuola de Il Cairo).
    Ho dovuto fare questa premessa non per fare sfoggio di bravura, ma perché chi mi legge sia convinto che io sia una persona particolarmente sensibile nei confronti delle identità altrui, attraverso le quali certamente i nostri studenti sono in grado di comprendere meglio anche la propria, cogliendone le differenze ma anche apprezzando le peculiarità di culture diverse.
    Detto ciò, forse sarà impossibile credere che io sia favorevole all’istituzione di classi – ponte per stranieri. Eppure è così, e non sono né leghista né fascista, sono solo un’insegnante che sa cosa vuol dire lavorare con degli stranieri che non conoscono o conoscono assai poco la lingua italiana.
    Qualche anno fa mi capitò di avere in una prima una ragazza serba: brava, intelligente, volenterosa, rispettosa … mille qualità, ma un solo difetto: era arrivata solo l’anno precedente in Italia, era stata inserita in una terza media ad anno scolastico già iniziato e conosceva approssimativamente la lingua italiana. In casi come questi, è prevista la presenza di un mediatore culturale che affianca i diversi docenti. Peccato che la mediatrice per la ragazza serba sia arrivata solo alla fine di aprile; peccato che il finanziamento concesso per l’attività coprisse solamente una ventina di ore. Peccato che alla fine la “povera” ragazza sia stata bocciata, nonostante io abbia lottato strenuamente per la sua promozione, mettendole persino il 6 in italiano, visti i progressi fatti (anche perché io le ho praticamente riscritto tutti i temi correggendole gli errori e le ho insegnato a formulare oralmente frasi semplici su concetti chiave). Peccato che Maya abbia dovuto rinunciare ai suoi sogni – voleva fare il medico – e abbia ripiegato su una scuola professionale. Per i miei colleghi questo era il suo destino. Per me no.
    Per questo penso, anzi sono sicura, che l’istituzione delle classi – ponte non sia razzista bensì molto realista. Nessuna ghettizzazione, solo un periodo di permanenza in una classe composta da allievi per i quali l’italiano è la L2, perché possano imparare ad esprimersi correttamente nello scritto e nel parlato, ma soprattutto perché possano comprendere le lezioni spiegate in italiano o semplicemente socializzare con i compagni senza sentirsi diversi perché non compresi. Perché questo è il vero trauma per i ragazzini ed è estremamente frustrante per loro vedere i risultati degli altri e sapere di non riuscire a eguagliarli. In una classe separata potrebbero comunque socializzare e soprattutto sentirsi solidali con dei coetanei che si trovano nelle stesse difficoltà. Non avete idea, invece, di quanto certi ragazzini possano essere cattivi nei confronti di chi è più debole. E sto parlando degli italiani non degli stranieri.

    Marisa Moles (marisamoles.wordpress.com)

    marisamoles

    21 Novembre 2008 alle 11:01 pm


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