Bar Centrale

Non devi subire i media, siilo!

La Corte europea: Placanica sparò per legittima difesa

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Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, ha agito per legittima difesa. Questo è quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza resa pubblica oggi. I giudici di Strasburgo hanno quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti inerenti la morte del giovane. Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparò a Giuliani non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi.

Lettera immaginaria di Carlo Giuliani a Mario Placanica

Caro, povero Mario – Ora che la Corte europea dei diritti umani ha finalmente concluso che tu, quel tragico giorno di otto anni fa, sparando quel colpo che mi ammazzò, agisti per legittima difesa, desidero chiederti perdono non soltanto per tutti i guai che hai passato da allora proprio a causa mia ma anche per tutte le bestialità che i miei genitori e i loro stupidissimi compagni hanno detto e fatto in tutti questi anni per tentare di fare di me un martire e un eroe della libertà e di te un assassino al servizio di uno stato criminale.


Questo mio desiderio forse ti stupirà. Devi però capire che ormai non sono più lo spavaldo fessacchiotto che con la sua furia insensata di rivoltoso del cacchio ti costrinse a sparare quel colpo. Sono un povero defunto pieno di rimorsi e di vergogna. E lo sono diventato per la semplice ragione che dal momento in cui sono morto fino a oggi ho dedicato quasi ogni giorno, ora e minuto della mia vita alla riflessione su quel che accadde nelle nostre menti in quel terribile giorno. E soprattutto in quel disgraziatissimo istante in cui tu, dalla tua Land Rover piena di carabinieri giovani come te, e come te atterriti da quel branco di imbecilli che armati di stupida rabbia l’avevano già circondata e aggredita a colpi di spranghe di ferro, avendomi visto avanzare verso di te, col volto coperto dal passamontagna, issando in alto con le mie braccine quell’estintore che avevo divelto proprio per spaccare la testa a qualcuno di voi, decidesti di premere il grilletto del tuo fucile…
Per farti capire, caro Mario, quanto sono cambiato, lasciamo infine aggiungere che in casi come il tuo parlare di legittima difesa non mi sembra sufficiente. Occorrerebbe parlare anche, anzi soprattutto, di difesa della società e dello Stato. Giacché il poliziotto che spara contro qualcuno che tenta di ucciderlo, insieme alla propria pelle difende anche il diritto di tutti i cittadini a esigere da lui di non lasciarsi ammazzare. Così come, viceversa, chi tenta, come feci io, di accoppare un poliziotto impegnato nella difesa dell’ordine pubblico, insieme a quel poliziotto, tenta oggettivamente di accoppare (ne sia cosciente o meno) l’intera società. Che a quel poliziotto ha affidato il compito di difenderla. E che perciò ha il diritto di aspettarsi che, quando occorre, lo faccia.

Written by marcorouge

26 Agosto 2009 alle 1:21 pm

Migranti, Bossi alla Chiesa: Sono viaggi di morte non di speranza

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“Partono molto meno di prima ma bisogna riuscire a fermarli, sennò si prosegue con un sacco di morti, con gente che rischia la vita per niente, perché quando arriva qui non ci sono posti di lavoro. Dato che nessuno accoglierà la gente senza controlli bisogna assolutamente fermare le partenze”. Il leader della Lega Umberto Bossi torna sulla tragedia dei migranti eritrei e ribadisce che la necessità è quella di fermare i viaggi della speranza prima che vengano intrapresi. Perché, dice il ministro delle Riforme, c’è “gente che rischia la vita per niente”, perché spesso non ci sono prospettive o, peggio, c’è il rischio di fare “un sacco di morti”. Bossi va oltre e non rinuncia alla polemica con le gerarchie ecclesiastiche. In tema di immigrazione, la Santa Sede esprime dolore per il ripetersi delle morti in mare e chiede di “rispettare sempre i diritti dei migranti, senza chiudersi all’egoismo” ha detto il presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, in una intervista pubblicata sul sito di Radio Vaticana. Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi anche il quotidiano della Cei Avvenire con un editoriale in cui si criticava “l’Occidente” che “chiude gli occhi proprio come durante il Nazismo nessuno vedeva i treni carichi di ebrei diretti ai campi di concentramento. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo”.

PAROLE CON POCO SENSO – Ma il Senatur non ci sta e ha ribattuto sostenendo che “quelle dei vescovi sono parole con poco senso” per poi continuare con tono provocatorio: “Che le porte le apra il Vaticano che ha il reato di immigrazione; che dia lui il buon esempio”. Quindi il riferimento all’ultima tragedia che ha visto protagonisti immigrati eritrei; hanno viaggiato per una ventina di giorni verso le coste italiane: cinque sono sopravvissuti e sono stati soccorsi giovedì scorso al largo di Lampedusa, 73, secondo le testimonianze dei superstiti, avrebbero perso la vita durante la traversata. Il leader del Carroccio ha detto di non credere all’ipotesi di omissione di soccorso degli eritrei dispersi in mare: “Non ci credo, non li avranno visti. La nostra marina ha l’obbligo di andare in soccorso”.

DIRITTO AI SOCCORSI – Un tema, quello del diritto a essere soccorsi, che ha toccato anche monsignor Vegliò: “Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione” ha detto citando l’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI. “I sentimenti di rifiuto dello straniero sono originati non solo da una non conoscenza dell’altro, ma anche da un senso di egoismo per cui non si vuole condividere con lo straniero ciò che si ha”. Le tragedie del mare, “colpiscono esseri umani che cercano di raggiungere Paesi o regioni economicamente più sviluppati, per fuggire povertà e fame. Per questo sono pronti a rischiare tutto, anche la loro stessa vita” ha aggiunto chiedendo “una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale”. “Se da una parte è importante sorvegliare tratti di mare e prendere iniziative umanitarie, è legittimo il diritto degli Stati a gestire e regolare le migrazioni. C’è tuttavia un diritto umano ad essere accolti e soccorsi – ha rimarcato -. Ciò si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l’essere in balia delle onde del mare”.

IPOTESI DI OMISSIONE DI SOCCORSO – Un particolare, quello dei soccorsi al gommone su cui viaggiavano gli eritrei, sul quale si stanno concentrando le indagini della Procura di Agrigento che ha aperto un’inchiesta con due ipotesi di reato: “Stiamo procedendo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti” ha detto il procuratore Renato Di Natale. Nell’indagine potrebbe entrare anche l’ipotesi di omissione di soccorso, dopo che i cinque eritrei superstiti hanno raccontato di non essere stati tratti in salvo da una motovedetta maltese. L’equipaggio si sarebbe limitato a fornire salvagente e il carburante per proseguire verso Lampedusa. Il procuratore non esclude una formulazione di accusa contro Malta: “Stiamo valutando il racconto dei naufraghi: se dovesse trovare conferma non escludiamo una possibile rogatoria internazionale con Malta per l’ipotesi di omissione di soccorso”. Rimangono tesi i rapporti fra i due Paesi: Roma accusa la Valletta di non collaborare nel contrasto all’immigrazione clandestina e di avere pesanti responsabilità nella tragedia, per non aver prestato soccorso ai profughi e per non aver avvertito nessuno dell’avvistamento, se non quando era troppo tardi.

ACCORDO SULLO SPAZIO MARITTIMO – Una sciagura che non dovrà mai più ripetersi per il ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini, che in una intervista al Corriere della sera ha proposto a Malta di accettare “un accordo sullo spazio marittimo di ricerca e salvataggio”. Finora, infatti, ha spiegato il titolare della Farnesina, “viste le loro resistenze non siamo riusciti a chiudere, ma è arrivato il momento di stringere i tempi per arrivare alla firma entro la fine dell’anno”. Intanto fanno discutere le parole di Bossi, con l’opposizione che attacca il governo e il leader del Carroccio. Secondo il segretario del Pd Dario Franceschini è la Lega a dettare la linea all’esecutivo sull’immigrazione: ”Bisogna smetterla di confinare le dichiarazioni del leader della Lega e i suoi attacchi alla Chiesa come polemiche estive del Carroccio destinate a parlare solo al proprio elettorato” dice l’esponente democratico; il leader dell’Udc Pierferdinando Casini parla di una “campagna d’aggressione contro il Vaticano e contro la Chiesa” “offensiva” per tutti gli italiani mentre l’Arci ha denunciato il figlio di Umberto Bossi, Renzo e la Lega Nord per il videogame “Rimbalza il clandestino” presente sulla pagina web del Carroccio. Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto denuncia infine le strumentalizzazioni della sinistra che “mistifica la realtà” volendo mettere sotto accusa il governo e “non parla delle responsabilità grandi quanto una montagna del governo di Malta”.

RICERCHE IN MARE – Proseguono le ricerche in mare e sono nove i cadaveri avvistati dagli aerei maltesi impegnati nella missione “Frontex”, il pattugliamento congiunto del Mediterraneo. I corpi, tutti in avanzato stato di decomposizione, potrebbero appartenere ai migranti eritrei. I primi quattro cadaveri sono stati individuati martedì, altri tre giovedì sera, quando le autorità della Valletta hanno comunicato ufficialmente a quelle italiane l’avvistamento.

Tratto da Il velino

Written by marcorouge

22 Agosto 2009 alle 6:09 pm

Oggi sotto assedio è Israele, domani toccherà all’Occidente

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Tratto da L’Occidentale.

antiisraele

Nel Giorno della Memoria 2008, un gruppo di poco meno di 100 persone di Londra, ha fatto una visita guidata all’interno del vecchio ghetto ebraico nell’East End. Hanno visitato, tra gli altri siti di interesse, il luogo di nascita del mio vecchio compagno Lionel Bart, l’autore di Oliver! . Tre generazioni di scolari sono cresciuti cantando la canzone di Bart: “Considerati a casa, Considerati uno di famiglia!”. Quegli ebrei londinesi hanno provato a sentirsi come se fossero a casa. Ma, in realtà, non lo erano. Non più. Infatti il tour è stato improvvisamente interrotto, quando giovani di origine mediorientale gli hanno iniziato a scagliare pietre contro. “Se proseguite, morirete” gridavano mentre continuavano a gettare sassi.

Un newyorkese, appena trasferitosi in Gran Bretagna per iniziare un lavoro presso la Metropolitan University, è stato ferito alla testa e ha dovuto essere trasportata al Royal London Hospital a Whitechapel, perdendo anche la funzione interconfessionale alla Sinagoga dell’East London per la Giornata in memoria delle vittime dell’Olocausto. Anche il suo amico Eric Litwack dal Canada è stato colpito ma la ferita non era grave e non necessitava di punti. Non è stato un grosso caso per la stampa: d’altronde nessuno è stato ucciso o sfigurato in modo permanente. Forse la polizia di Sua Maestà aveva ragione a dire che il tour avrebbe dovuto essere accompagnato da una scorta.

Ebrei lapidati durante la giornata europea della memoria. Sembra quasi una parodia di una vecchia battuta:“i tedeschi non potranno mai perdonare gli ebrei per Auschwitz”. Secondo un sondaggio del 2005 dell’Università di Bielefeld, il 62 per cento dei tedeschi “sono stanchi di ricevere tutte queste critiche riguardo ai crimini nazisti contro gli ebrei”. Tuttavia, quando si tratta di criticare, in questi giorni sono proprio gli ebrei che subiscono la maggior parte delle critiche. Un paio di anni fa, durante la “sproporzionata” incursione di Israele in Libano, ecco cosa mi ha ricordato un lettore: “Un giorno il Segretario generale dell’Onu propose che, nell’interesse della pace e l’armonia mondiale, i giocatori di calcio di tutto il mondo si riunissero e formassero una squadra di calcio delle Nazioni Unite. “Grande idea”, rispose il suo vice. “Ma contro chi giocherà?”. Replicò: ”Israele, naturalmente”. Ci fu una grande risata.

“Israele è fuori moda”, ecco cosa mi disse uno ministro degli esteri europei circa un decennio fa. “Quando Israele cambierà, anche la moda cambierà.” Le mode infatti cambiano. Ma anche se Israele cambierà, non diverrà mai “di moda”. Infatti l’opinione della maggior parte degli europei dal 1970 in poi è contro Israele. Questo perché Israele non è più vista come perdente, ma come vincente. Perché allora rispolverare le colpe dell’Olocausto? Va bene. Le mode cambiano. Ma il nuovo antisemitismo non è una moda, è semplicemente una cruda realtà che diverrà una metastasi nei prossimi anni e lascerà Israele isolato a livello internazionale.

Pochi mesi dopo il tour che vi ho appena raccontato, mi trovavo a Tower Hamlets, per la prima volta dopo anni. A Cable Street mi sovvenne la scena di un famoso scontro nel 1936, quando Sir Oswald Mosley dell’Unione britannica dei fascisti, in un esercizio di politica repressiva, voleva marciare all’interno del ghetto ebraico di Londra. Vennero  respinti da una folla di ebrei, di cattolici irlandesi e di comunisti, che intonavano lo slogan della guerra civile spagnola: “No pasarán”.

Da “No pasarán” a “Se proseguite, morirete”. Non è solo antisemitismo ma è la storia di una trasformazione demografica senza precedenti. Oltre la moda “anti-sionista” della sinistra europea c’è una dura realtà: l’energia demografica non solo nell’East End, ma in ogni paese dell’Europa occidentale pende verso i musulmani. Una recente indagine statistica  del governo inglese riporta che nel Regno Unito la popolazione musulmana aumenta dieci volte più velocemente rispetto alla popolazione generale. Amsterdam, Rotterdam, Anversa, e molte altre città europee, dalla Scandinavia alla Costa Azzurra, raggiungeranno la maggioranza islamica nel corso dei prossimi anni.

Bruxelles ha un sindaco socialista, ma il suo elettorato è a maggioranza islamica, il che potrebbe sorprendere chi ancora pensa che sia un fenomeno che procede lentamente. Brutte notizie per la cristianità, all’alba del Terzo millennio: il partito al governo della capitale dell’Unione europea è a maggioranza islamica.

Ci sono generalmente due risposte a questa tendenza: la prima è che cambiano gli attori ma lo spettacolo rimane invariato. La Francia rimane la Francia, la Germania rimane  la Germania, il Belgio rimane il Belgio. La seconda risposta è che l’islamizzazione dell’ Europa comporta determinate conseguenze e, forse, vale la pena esaminare quali possono essere. Ci sono già molti punti di attrito culturale: dall’abolizione nelle banche britanniche dei salvadanai dati ai bambini a forma di maiale, al divieto di consumare ciambelle per la polizia di Bruxelles durante il Ramadan.

Oltre a ciò, un famoso sondaggio di un paio di anni fa, rivela che il 59 per cento dei cittadini europei guardano ad Israele come la più grande minaccia alla pace nel mondo. Cinquantanove per cento? E gli altri? Nessun problema: in Germania, erano il 65 per cento, in Austria il 69 per cento e nei Paesi Bassi il 74 per cento. Col puro scopo di confrontare i dati statistici, in un recente sondaggio in Egitto, Giordania, Marocco, Libano, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (vale a dire, il mondo arabo moderato) il 79 per cento degli intervistati guarda ad Israele come la più grande minaccia per la pace nel mondo. Per quanto ne so in Europa il sondaggio non è stato ripetuto: magari ora la percentuale e è più alta in Olanda che in Yemen.

Però c’è ancora qualche speranza: sulla scia degli attenti del 7 luglio, l’allora sindaco di Londra Ken Livingstone venne criticato perchè cercò di spiegare il motivo per cui gli autobus che esplodono a Tel Aviv sono assolutamente legittimi, mentre a Bloomsbury no. Questi sono solo piccoli ostacoli in una strada totalmente in discesa: più cresce la popolazione musulmana in Europa, più diviene irrequieta e con sempre maggiore entusiasmo l’establishment abbraccia “l’anti-sionismo”. Come se l’ebraismo fosse l’ultima vergine rimasta da sacrificare nel vulcano.

Per gli ebrei di oggi, a differenza di quelli a Cable Street nel 1936, non vi sono cattolici irlandesi o comunisti con cui stare spalla a spalla. Nella Europa post-cristiana la sinistra intellettuale ed alcuni cattolici sono più ferventi  nel loro sostegno ad Hamas che molti abitanti di Gaza. Alcuni israeliani avrebbero replicato a questi fenomeni con un “E allora? E’ un peccato per i poveri ebrei che hanno sempre contato sugli ‘amici’ europei!”. C’è una bella differenza tra un snobismo da salotto riguardo a “l’apartheid israeliano” e una psicosi di massa contro Israele che si può percepire ovunque.

Un altro esempio: i bizzarri fatti accaduti durante le partite del primo turno di Coppa Davis in Svezia. Era previsto che si sarebbero giocate allo stadio Baltiska Hallen di Malmo. Israele era l’avversario della Svezia. Però Malmö è la città della Svezia con più musulmani, e per questo evento la municipalità ha ordinato di giocare a porte chiuse tutti e tre i giorni, per motivi di sicurezza. Immaginate essere Amir Hadad e Andy Ram, giocatori israeliani del doppio, oppure gli svedesi Simon Aspelin e Robert Lindstedt. Questo doveva essere il loro grande giorno. Ma invece lo stadio era vuoto, fatta eccezione per alcuni cronisti sportivi e i compagni di squadra. E appena fuori lo stadio 10.000 manifestanti cantavano, “Fermate la partita!”. E forse, in mezzo alla moltitudine, qualcuno urlava anche, “Vogliamo uccidere ogni ebreo in tutto il mondo” (come i manifestanti di Copenaghen poche settimane prima).

Forse Aspelin e Lindstedt si sono chiesti perché non sono stati sorteggiati contro una squadra meno controversa, come lo Zimbabwe o il Sudan? Alla fine è stata una bella partita, avvincente e piacevole, con molta sportività da entrambe le parti. Anche la folla avrebbe potuto godere di questo splendido spettacolo e i giornali magari avrebbero scritto che alla fine della partita gli stessi giocatori israeliani si sarebbero presi l’applauso meritato del pubblico.

Vi ricordate il summit della “road map” tenutosi in Giordania subito dopo l’invasione degli Stati Uniti in Iraq? Sembrava essere una cosa molto importante a quel tempo, con i governatori israeliani e l’autorità palestinese, il presidente degli Stati Uniti, e tutti i principali dittatori della Lega araba. All’interno dello splendido resort, sembrava essere tutto molto collegiale, con tutti quei sorrisi e le strette di mano. Fuori, le bandiere sventolavano: c’era quella giordana, quella americana,  quella dell’Arabia Saudita, quella egiziana e quella palestinese. Ma non quella di Israele. Il Re Abdullah di Giordania liquidò il fatto dicendo che sarebbe stato provocatorio che “la stella di David” sventolasse in suolo giordano anche durante un summit in cui tutti erano sullo stesso piano.

Anche la partita di tennis di Malmo ha osservato le stesse regole: una sottile intransigenza propria dell’islam che pian piano permea anche nel resto del mondo. Se i governi occidentali saranno restii come il re Abdullah a sventolare la bandiera di Israele, allora anche chi tra i cittadini sceglierà di farlo si troverà in difficoltà. (continua…)

Rispuntano i comunisti…

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A colmare il vuoto che normalmente è occupato dalle (fanta)dichiarazioni del Pd ci pensa il segretario del Partito della rifondazione comunista Paolo Ferrero che ad Affari Italiani dice che per riportare interesse alla questione sociale non esclude che si “metta sotto chiave qualche manager come in Francia.”

Lo giustifica affermando che la lotta sociale  deve “farsi sentire con metodi molto più forti.”

Secondo me Ferrero più che dare maggior risalto alla lotta sociale vuole fare un po’ di propaganda per il proprio partito. Che dalle parti di Rifondazione si siano finalmente accorti che non li ascolta più nessuno?

Concludo soffermandomi su una frase di Ferrero  che mi ha fatto riflettere:

“Dobbiamo lavorare per costruire il conflitto sociale.”

Ma vi rendete conto le stupidaggini che va dicendo?

Penso che sia una frase emblematica per capire chi sia questa gente. Loro “lavorano” per costruire il conflitto sociale. Simpatico da parte loro. Peccato che ormai sia tardi per parlare di lotta di classe.

Fortunatamente abbiamo il ministro Tremonti che al contrario ha come primo obbiettivo quello di garantire la pace sociale.

Written by marcorouge

17 Agosto 2009 alle 9:46 pm

La scossa è arrivata nel cuore della Puglia rossa

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Partito democratico, Socialisti, Rifondazione comunista, Sinistra e libertà e Lista Emiliano: sono questi i partiti che hanno visto le loro sedi perquisite dai carabinieri che hanno provveduto a sequestrarne i bilanci. I fatti riguardando le indagini sulla sanità condotta dal pubblico ministero Desirè Digeronimo sul presunto intreccio illegale per la gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario e che coinvolgono anche l’ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco, oggi senatore.  Dalle indagini della Direzione distrettuale Antimafia di Bari, sarebbe infatti emerso il sospetto che i partiti del centrosinistra regionale dal 2005 ad oggi avrebbero favorito determinati imprenditori a cui avrebbero affidato appalti e servizi nel settore sanitario finanziati con danaro pubblico. Gli imprenditori, a loro volta, avrebbero girato parte del danaro ottenuto ai partiti del centrosinistra, finanziandoli.

Cari lettori, si va sempre peggio, da una parte mi dispiace, era rimasta solo quella pia illusione, la presunta superiorita’ morale della sinistra, finita miseramente come la gioiosa macchina da guerra che da 15 anni riceve fregature….

Vendola fu inviato in Puglia dall’allora segretario dl suo partito Bertinotti, per rimettere le cose a posto specie nella sanità. Fitto ,del centro destra,come governatore non era stato in grado di gestire la sanità pugliese, che vantava debiti e caricava di ticket i cittadini. Fitto fu oggetto di attacchi ed a volte rischiò il linciaggio da una folla inferocita ed aizzata dai compagni. Vendola vinse le elezioni,abbandonò la camera dei deputati e si presentò in Puglia come il messia annunciato dai profeti. Colui che avrebbe ridato smalto e dignità ad una sanità fatiscente. Ed ecco i risultati, sotto gli occhi di tutti; si è passati dalla padella alla brace.  La magistratura andata per pescare salmoni con le intercettazioni, ha pescato pescecani. E lo spreco nell’acquario della sanità non finisce mai. Uno spreco immenso di risorse, tangenti, ospedali appena finiti di costruire e costati una cifra, cadenti e fatti con la sabbia marina….insomma una ruberìa infinita.

La scossa che aveva preannunciato D’Alema è arrivata, ma ha sbagliato parte!

Gli italiani sono sempre più consapevoli che l’aborto è un dramma

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di Francesco Ognibene , tratto da “Avvenire”.

aborto

Parlare di buone notizie quando si enumerano le vittime dell’aborto è sempre difficile. Si può definire ‘buona notizia’ il fatto che in Italia nel 2008 siano stati praticati più di 121 mila aborti? Spegnere la vita quand’è più fragile – quale che sia il motivo di questa scelta – è una tragedia in sé e una ferita incancellabile nella vita di una donna. Ma proprio per questo occorre non rinunciare mai alla forza della ragione, alimentandola con informazioni complete che ci pongano al riparo dall’alluvione dei luoghi comuni. Abbiamo imparato che quando si ragiona di bioetica lo sguardo del quale è indispensabile dotarsi dev’essere più largo del singolo frammento informativo.

Ed è uno sguardo consapevole e maturo, se solo si ha la pazienza e la saggezza di incrociare i dati che contano. L’annuale relazione sullo stato di attuazione della legge 194 che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha consegnato ieri al Parlamento porta infatti qualche ‘buona notizia’ mescolata alla consueta tragica contabilità degli aborti, mettendoci in mano una documentazione comparata molto eloquente. È vero che le interruzioni di gravidanza nel 2008 si sono attestate a quota 121.406, ma rispetto all’anno precedente il calo è del 4,1% che equivale quasi a un dimezzamento rispetto al 1982, l’anno del record di aborti in Italia.

Un trend di continua decrescita che non si giustifica con la diffusione dei metodi anticoncezionali: nei Paesi dove si è deciso di combattere gli aborti con imponenti campagne pubbliche per la contraccezione si è sortito l’effetto opposto a quello sperato. L’Inghilterra, dove condom e pillole del giorno dopo si trovano persino a scuola e la tv manda in onda spot per informare le teen ager sulla libertà di fermare una gravidanza indesiderata, gli aborti sono fuori controllo, con dati che per le minorenni sono più del triplo di quelli italiani (oltre il doppio in Francia e in Svezia, per intenderci). E nemmeno si deve invocare il numero crescente di medici obiettori, arrivati a superare il 70% del totale. Se, infatti, la relazione ministeriale ha finalmente completato una raccolta dati sinora sempre lacunosa, le nude cifre attestano che l’attesa tra il rilascio del certificato e l’intervento s’è complessivamente ridotta.

Dunque, nessuno scoraggiante intoppo per chi decide di abortire. Le ragioni del fatto che gli aborti continuino a diminuire e che tra le giovanissime non vi sia alcun aumento delle interruzioni di gravidanza – come invece si osserva altrove in Occidente – vuol forse dire che c’è un dato che sfugge alle statistiche e che attiene allo stato di salute profondo del Paese, a quel tessuto di valori e di relazioni che impedisce di guardare all’aborto come a una ’scelta di libertà’, e lo mostra così com’è. Forse i dati di quest’anno ci dicono che il vero diritto cui si riprende a guardare e che si vuole veder rispettato, al di là della facile polemica mediatica e politica, è quello di poter far nascere tutti i figli desiderati, con ogni aiuto necessario.

Abortire non è affatto percepito come una scelta priva di conseguenze. Non si può ignorare che – tabelle alla mano – le donne italiane ripetono l’esperienza dell’aborto assai meno delle inglesi, delle spagnole o delle americane. Visto poi che a incidere sulla cifra complessiva delle Ivg contribuisce in misura crescente la drammatica facilità con la quale le donne straniere (in particolare dell’Est europeo) ricorrono all’intervento, va notato che il dato sugli aborti delle italiane segna un calo di oltre un terzo in soli dieci anni, con un tasso di abortività (ovvero il numero di aborti per mille donne in età feconda) che globalmente è sceso a 8,7, in continuo e vistoso calo da 25 anni.

È il segno che l’aborto in Italia non viene diffusamente percepito come metodo contraccettivo, e lo si vede e sente sempre più per ciò che è. Proprio per questo è grave che ci sia chi ha spinto e spinge l’Agenzia del farmaco ad approvare già nel suo vertice di oggi l’adozione ufficiale della pillola abortiva Ru486 negli ospedali italiani.

Il Consiglio d’amministrazione dell’organismo tecnico ha di fronte a sé una scelta che comporta una responsabilità enorme, e giustamente sta soppesando con estrema cautela un farmaco che in ven’anni ha fatto 29 vittime, secondo quanto ha ammesso la stessa azienda produttrice. Non vogliamo credere che, mentre la piaga dolorosa dell’aborto in Italia va lentamente riducendosi, si voglia aprire un nuovo squarcio facendo credere che per liberarsi di un figlio basta una pillola, nemmeno fosse un mal di testa.

Written by marcorouge

31 Luglio 2009 alle 1:15 pm

Oltre le regole della civile convivenza: l’Idv tocca il fondo.

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La condotta dell’Italia dei Malori  sta assumendo contorni grotteschi. Non più contenta di accusare a giorni alterni  il Premier, di lanciare improbabili messaggi su giornali esteri al fine di sputtanare l’Italia e i suoi cittadini, di fare pressioni e critiche senza alcun motivo e ragione al Capo dello Stato (per poi prendere delle grosse cantonate ), ha deciso di violare anche le più basilari regole di convivenza civile.

Il parlamentare Pedica, senatore dell’Idv, ha pensato bene di irrompere a Palazzo Chigi e di interrompere la conferenza stampa del Ministro Gelmini. Il Ministro, più volte interrotta,  ha preferito comunque lasciare la sala stampa, «occupata» dal senatore Idv, senza nemmeno iniziare la prevista conferenza stampa. «L’Idv è sempre una forza molto democratica, complimenti…» ha detto ironicamente il ministro rivolgendosi al senatore dipietrista.

Non ho davvero parole per commentare. E’ ora che si diano una regolata.

Written by marcorouge

24 Luglio 2009 alle 4:38 pm

Ordine degli avvocati sospende Di Pietro per tre mesi.

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All’ex pm di “Mani pulite” – che dopo l’uscita dalla magistratura non ha rinunciato a indossare la toga entrando nell’avvocatura – è stata contestata la violazione dell’articolo 51 del codice deontologico che vieta “l’assunzione di incarico nei confronti di ex clienti”. Il riferimento è al processo, svoltosi innanzi alla Corte d’Assise di Campobasso, nel quale Di Pietro era il legale di parte civile per l’omicidio – avvenuto nel 2002 – di Giuliana D’Ascenzo, una sua amica e compaesana di Montenero di Bisaccia.Sul banco degli imputati, il marito della vittima, Pasqualino Cianci, che lo stesso Di Pietro aveva in precedenza difeso.

La D’Addario mente, spudoratamente. La Repubblica (delle pere) e l’Espresso fanno l’ennesima figuraccia. Silvio, siamo sempre con te!

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Leggendo e ascoltando la seconda puntata delle registrazioni illegali - prodotte e diffuse illecitamente (articolo 684 del C.p.) da la Repubblica ( delle pere) e l’Espresso si ha la sensazione che quelle frasi gracchianti e smozzicate  (per quel che se ne può cogliere più dalle trascrizioni che dall’audio, in verità) siano un boomerang per gli accusatori di Silvio Berlusconi e un formidabile assist per la sua difesa.

Nella prima conversazione catturata dal microfono indiscreto nascosto nelle mutande della avvenente showgirl barese, Giampaolo Tarantini, il suo “caporale” le spiega: “Lui non ti prende come escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…“.

Dunque Berlusconi non sa che la D’Addario è una professionista a pagamento ma, semplicemente, un’amica di Tarantini.

Inoltre si scopre come la D’Addario ha mentito spudoratamente nell’intervista apparsa nel Sunday Times e poi riprese da la Repubblica (delle pere). (Tutti e due i quotidiani , accreditando la sua tesi, l’hanno preso in quel posto “dove non batte il sole”.i)

La fantasiosa ragazza – non più tanto ragazza- di Bari eccitava gli inglesi raccontando il premier amante infaticabile:

Non ho mai dormito, era instancabile”. E aggiungeva “Berlusconi fece una mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e io l’ho raggiunto sotto la doccia su sua richiesta. Per questo mi è andata via la voce”.

Balle.

Tanto che nelle registrazioni che Repubblica aveva già rivelato la verità si capovolge. Berlusconi telefona alla D’Addario il giorno dopo quella notte, la trova senza voce e si chiede perché. E lei risponde:

Sai perché? Perché ho fatto al doccia 10 volte con l’acqua ghiacciata, perché avevo caldo”.

Dunque non è stato Berlusconi a costringerla alla doccia ghiacciata come il Sunday Times e poi Repubblica- smentendo se stessa- avevano creduto. Ma era stata la D’Addario a scegliere di rinfrescarsi così. Se ha dovuto rivelarlo a Berlusconi il mattino dopo ci sono solo due possibilità: o il premier non ha trascorso tutta la notte con la escort o se erano nella stessa stanza e nello stesso letto, lui dormiva mentre la escort faceva le docce ghiacciate.

E se ha mentito su questo, la D’Addario, su quante altre cose lo ha fatto?

Ovviamente non verremo di certo sapere la risposta da la Repubblica (delle pere).

Ma il caso eccita e fa impazzire anche un altro quotidiano che vorrebbe coprire la stessa area di Repubblica: Il Riformista di Antonio Polito

“Il dovere di informare dovrebbe fermarsi sulla soglia del buco della serratura, o dell’origlio. Nel senso che il guardonismo è superfluo quando non aggiunge informazioni. E di conseguenza, rischia di essere morboso”.

Giusto. Ma è un po’  irreale trovare scritta questa considerazione  in un quotidiano che pur guardando dal buco della serratura di chi stava guardando dal vero buco della serratura (L’Espresso), decide di dedicare alla visione non una breve a pagina 18, ma l’apertura del quotidiano regalando ai suoi lettori ogni particolare. . Parole nobili quelle di Polito, che così termina

“Che si chiami Silvio Berlusconi, nulla toglie al suo diritto di cittadino di vedere protetto almeno quell’ultimo simulacro di privacy che è la camera da letto”.

Cavoli suoi insomma. Di cui non si capisce perchè, pruriginosità e scoop giornalistico a parte, ci  occupiamo tanto. Visto che ognuno è libero di far l’amore con chi crede. Specie se lo fa a casa sua, non lede il diritto di nessuno, non configura un’ipotesi di reato, non offende nè il decoro, nè la decenza di chicchessia. Paradossalmente, chi rivela questi episodi (posto che siano veri) rende pubblico un fatto diversamente riservato e irrilevante. E il fatto che il protagonista sia il premier non può diminuire i suoi diritti  alla vita privata e alla privacy rispetto ad ogni altro cittadino.

Silvio !

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L’uomo è un mito autentico, indistruttibile:

“Non sono un santo, speriamo lo capiscano anche quelli di Repubblica”.

“Il presidente a vita della Lombardia ha usato per descrivere il territorio la parola “antropizzato”. Non è una bella parola. Ci sono un sacco di belle figliole e di imprenditori”.

Gli “attacchi personali non mi toccano”, “Chi mi attacca è perché non ha altre critiche da fare al governo”.

“Cercano di far fuori la persona perché non hanno altri argomenti..ma queste cose non mi toccano minimamente”.

E noi questo volevamo sentire.

Written by marcorouge

22 Luglio 2009 alle 5:05 pm